AccessDeniedAccess DeniedDEA0192239644A58uL7Hxc/wizg08Gw6rvTSB3S0iXG2XI27CDArukZ1sUlhp3QuA9e9r9eN+cr1JSyoLTJMmrp9eQg= Antropologia - Blog ondebt

Antropologia

Il Debito è una componente a volte non secondaria degli studi antropologici. Attualmente è proprio l'antropologia che fornisce nuove prospettive per l'analisi della moneta e del debito e per l'individuazione della loro importanza e del loro rango nel comportamento umano.

16
Settembre
2018

L'identità culturale non esiste?

il nuovo saggio di François Jullien

L'identità culturale non esiste?

Il recente lavoro di François Jullien, dal titolo L'identità culturale non esiste (Einaudi, 2018), ci segnala come il concetto di "identità culturale" possa nascondere qualcosa di pernicioso, laddove porta a pensare alla cultura come a qualcosa di statico, determinato, immobile. Nella visione di Jullien, per porre le basi di un possibile dialogo fra le civiltà occorre in primo luogo affrontare la loro varietà in termini di scarto e non di differenza.
Segnaliamo qui l'interessante articolo "Jullien, L'identità culturale non esiste" di Mario Porro pubblicato su DoppioZero.

 

Written by: Danilo D'Amico Categories: Educazione Finanziaria, Antropologia, Letteratura / Cinema / Arte, Riflessioni

06
Febbraio
2018

Nuova concezione del rapporto debito-credito

Una reinterpretazione dal punto di vista legislativo e giuridico

Nuova concezione del rapporto debito-credito

Negli ultimi anni il rapporto debito-credito sta subendo un ripensamento anche da parte del legislatore, che - ovviamente - si occupa di reinterpretare le vicende contrattuali che oppongono il creditore al debitore.
Seguiamo alcune tracce di questa evoluzione culturale di matrice giuridica.
Il Fresh Start
Con la Legge 3/2012 entra nel lessico giuridico il termine "sovraindebitamento" con il quale s'intende una situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, nonché la definitiva incapacità del debitore di adempiere regolarmente alle proprie obbligazioni. Con questa legge, anche l'Italia si dota, come avevano già fatto da tempo altri paesi, di uno strumento che può consentire al consumatore (e in genere a tutti i soggetti non fallibili) il cosiddetto fresh start (ripartire da zero). Qualche anno prima, nel 2006, anche in ambito fallimentare era stato introdotta una regolamentazione analoga, prevedendo al capo IX (artt. 142 e segg.) della Legge Fallimentare (R.D. 267/1942) l'istituto giuridico dell'esdebitazione, che consente al fallito che sia stato esdebitato di non rispondere dei debiti non soddisfatti dalla procedura fallimentare. La valenza sociale di questi provvedimenti legislativi è immediatamente percepibile: tende a consentire che ai suoi destinatari di riacquistare un ruolo attivo nell'economia, evitando loro di restare schiacciati da un carico perenne di debito a cui non riescono a far fronte.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Debito, Educazione Finanziaria, Antropologia, Normativa

28
Gennaio
2018

David Graeber e la storia del debito

Traduzione di un'interessante intervista del 26/08/2011

David Graeber e la storia del debito

Intervista a David Graeber pubblicata il 26/08/2011 sul blog Naked Capitalism.
L'intervistatore è Philip Pilkington, giornalista e scrittore irlandese.

Philip Pilkington: Iniziamo. La maggior parte degli economisti sostiene che il denaro è stato inventato per sostituire il baratto. Ma lei ha trovato qualcosa di diverso. Ho ragione?
David Graeber: Non si può dire diversamente: secondo la teoria economica mainstream tutte le transazioni provengono dal baratto. "Sai che ti dico? Ti dò venti dei miei polli per quella mucca". Oppure tre punte di freccia per quella pelliccia di castoro o per qualcos'altro che hai da offrirmi. Il baratto creava inconvenienti e disagi, forse perché il tuo vicino non aveva bisogno di polli in quel momento. Per questo si è stati costretti ad inventare il denaro.
Questa storiella risale almeno ad Adam Smith e, in un certo qual modo, è il mito che sta alla base della scienza economica. Ora, io sono un antropologo e noi antropologi sappiamo da molto tempo che si tratta di un mito, per il semplice fatto che, se ci fossero stati luoghi in cui gli scambi quotidiani si svolgevano secondo la formula "Ti dò venti polli per quella mucca", avremmo scoperto almeno uno o due esempi di questa pratica. Dopo tutto, simili esempi sono stati cercati fin dal 1776, anno in cui fu pubblicata per la prima volta "La Ricchezza delle Nazioni" (il noto testo di A. Smith, n.d.t.). Ma se ci si pensa per un momento, non sorprende che non abbiamo trovato nulla.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Debito, Educazione Finanziaria, Antropologia

04
Maggio
2014

Utilizzo risorse informative - I sondaggi mentono?

Le presentazioni pubbliche dei sondaggi sono mezze verità?

Utilizzo risorse informative - I sondaggi mentono?

"La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta" - Theodor Adorno

Tutti sembrano concordi nell'affermare che l'informazione è una delle più importanti risorse della nostra epoca, oltre che consapevoli che quella che ci arriva attraverso giornali, radio, televisioni e Internet, è anche una risorsa fondamentale della vita democratica, nonché una fonte di potere. Dunque, in un Blog che si occupa di Debito e di Economia non stona una digressione su come le risorse informative vengono rese disponibili e utilizzate.

Se è vero che la libertà di scelta ha da sempre affascinato l'umanità, è altrettanto vero l'interesse umano per la predizione di eventi e, quindi, anche di scelte che altri uomini e donne andranno a compiere. Nelle società contemporanee gli oracoli di antica memoria sono stati sostituiti da strumenti predittivi a valenza statistica. In questo contesto, il Blog Etica Sempre (www.eticasempre.it) pone un'interessante quesito. Prendendo spunto dall'incolpevole istituto TECNE' (sondaggio del 13 marzo 2014) che si comporta come tutti gli altri analoghi istituti, Etica Sempre ci rappresenta come dovrebbero essere presentati i sondaggi, e cioè

ASTENUTI & C 49,60%
PD 14,80%
FORZA ITALIA 12,70%
M5S 10,60%
NUOVO CD 1,80%
LEGA NORD 1,19%
F.LLI D'ITALIA 1,66%
SEL 1,40%
UDC 1,10%
ALTRI 5,10%
TOTALE 100,0%

Ecco come invece il predetto sondaggio è stato presentato:
PD 29,50%
FORZA ITALIA 25,20%
M5S 21,10%
NUOVO CD 3,60%
LEGA NORD 3,80%
F.LLI D'ITALIA 3,30%
SEL 2,80%
UDC 2,20%
ALTRI 8,50%
TOTALE 100,00%

La rappresentazione pubblicata pone come base cento il totale degli intervistati che esprimono una preferenza.
Ad onor del vero, l'istituto TECNE' segnala almeno a parte che i non schierati rappresentano il 49,60% degli intervistati, ma vi sono altri casi in cui il dato è celato o comunque non evidenziato.
Questo modo di fare è corretto? Queste edulcorazioni informative sono innocue? Cosa si nasconde dietro di esse?

Written by: Danilo D'Amico Categories: Politica Economica, Antropologia, Riflessioni

18
Marzo
2014

Sovraindebitamento!

Cos'è e come difendersi

Sovraindebitamento!

L'elevato, e in certi casi irresponsabile, livello dei prestiti erogati da banche e altre istituzioni finanziarie, sommato al calo dei redditi per la recessione in atto, ha portato molte persone a vivere l'esperienza del sovraindebitamento.
Rientrano nella categoria di sovraindebitati tutte quegli individui o famiglie, che si trovano in una situazione di deficit economico in quanto il loro bilancio fa registrare uscite superiori alle entrate.
Già prima della Grande Recessione avviatasi nel 2008 i segnali dell'indebitamento risultavano evidenti.
L'Adiconsum realizzava una ricerca (vedi qui) su esperienze del suo sportello di ascolto per il periodo 2003-2006, in cui perveniva alle seguenti conclusioni:
1) la mancanza di un reddito adeguato nelle nuove generazioni, delinea una condizione di rischio per la quale i figli permangono nella famiglia di origine anche in età adulta senza contribuire alle spese e pesando economicamente anche per lungo tempo;
2) l'incapacità delle famiglie di gestire adeguatamente le spese a fronte di un cambiamento strutturale (es. di reddito, di lavoro ecc.), è un fenomeno psicologico in base al quale le persone non modificano i loro comportamenti immediatamente al mutare delle condizioni socio-economiche;
3) la situazione di sovraindebitamento è prodotta soprattutto dall'illusione di poter utilizzare ad oltranza pagamenti rateizzati, che spesso hanno indotto ad effettuare spese superiori alle proprie possibilità economiche, senza strategie di rientro finanziario;
4) il sovraindebitamento sembra frutto della costruzione attiva di un percorso di indebitamento che può durare anni, caratterizzato da una incapacità di valutare i rischi connessi a certe tipologie di spesa, di monitorare adeguatamente le conseguenti uscite e la capacità di assolvere ai debiti contratti, nonché di fare previsioni per il futuro rispetto anche a possibili imprevisti;
5) svanisce l'idea delle fasi di vita "sicure" (qualificate da stabilità economica, ad es. l'età adulta, caratterizzate da quote di risparmio che garantiscono tranquillità) e delle fasi di vita a "rischio" (caratterizzate da una minore stabilità economica,ad es. l'età giovanile, distinte da incertezza); la vita appare come un percorso complicato caratterizzato da numerosi nodi critici.
Un'altra ricerca del 2005 (vedi qui) analizza l'uso responsabile del denaro e il senso di autoefficacia.
Anche il Governo italiano rifletteva nel 2007 (vedi qui) sull'indebitamento e il sovraindebitamento di individui e famiglie.
Oggi, dopo l'avvento della crisi economica generale, le considerazioni contenute negli allegati sopra segnalati suonano ovvie. Ma dopo anni, il loro suono è cupo e sordo, come quello di una "campana a morto".
Questo intervento, lungi dall'essere esaustivo, vuole aiutare con qualche consiglio, utile e facilmente comprensibile, per identificare quali comportamenti tenere in caso ci si venga a trovare con debiti che non si ha la possibilità di pagare.
Anche in questi casi non si è privi di diritti e sono proprio queste le situazioni in cui è necessario difendersi da eventuali comportamenti predatori dei creditori o di altri soggetti che possono intervenire nel rapporto di debito.

Categories: Debito, Antropologia, Come difendersi

05
Marzo
2014

Quanto vale un cittadino

Il capitale umano in Italia

Quanto vale un cittadino

Recentemente è stato pubblicato un curioso studio dell'Istat riguardante il valore del capitale umano di ogni italiano. Al cittadino medio è stato attribuito un valore economico sulla base di formule attuariali/finanziarie. Il metodo di calcolo usato dall'Istituto di statistica considera il valore attuale del reddito da lavoro lungo il ciclo di vita previsto, tenendo conto di possibili cambiamenti della retribuzione (dovuti anche all'esperienza), di ulteriore istruzione che si può acquisire, di modelli differenziali di partecipazione alla forza lavoro e della mortalità. Variabili su cui incidono le dinamiche demografiche, le condizioni del mercato di lavoro, nonché il sistema educativo. Si giunge cosi a stimare il valore del capitale di ciascun italiano in circa 342 mila euro. Una media che si ottiene da dati che si discostano in maniera significativa tra loro. Scostamenti notevoli si hanno sul versante del sesso( le donne varrebbero circa la metà degli uomini, 231 mila contro 453 mila) e dell'età (556 mila per i giovani, 293mila euro per i lavoratori nella classe anagrafica intermedia tra 35 e 54 anni e solo 46 mila euro per i lavoratori tra 55 e 64 anni).

Categories: Antropologia, Riflessioni

01
Maggio
2013

DEBITO: le origini

Debito e Dono: il sinallagma

DEBITO: le origini

La ricerca delle origini del concetto/sentimento del Debito ci conduce a quello di Dono.

Prima di avventurarci nella nostra analisi è necessario però sgombrare il campo da un equivoco di significato, perché spesso noi uomini restiamo impigliati nella rete dei simboli da noi stessi creata. Il dono, come spesso percepito in un'accezione contemporanea, è il prodotto di una secolare idealizzazione religiosa, per la quale si parla di dono solo quando questo è gratuito, unilaterale e privo di aspettativa di ricambio. In realtà, come innumerevole e pacifica letteratura antropologica ha dimostrato, nulla è meno gratuito del dono. Attenzione, dunque, a non confondere il dono con la carità o suoi sinonimi.

Quello che manca nel dono è la garanzia della restituzione (cioè la certezza del controdono), tanto da indurre Remo Guidieri a parlare di “prestito”. Assenza di garanzia in quanto nel controdono vi è una  elevata dose di libertà. Nel dono, infatti, è implicito l'obbligo di restituzione, ma i modi e i tempi di questa non sono rigidi e prefissati, esplicandosi in un obbligo morale non sanzionabile per legge.

Ricordiamo tale caratteristica con le parole di Marcel Mauss nel suo celebre Saggio sul dono, ed. Einaudi: “ … intendiamo considerare qui solo uno dei tratti, profondo ma isolato: il carattere volontario, per così dire, apparentemente libero e gratuito, e tuttavia obbligato e interessato, di queste prestazioni. Esse hanno rivestito quasi sempre la forma del dono, del regalo offerto generosamente, anche quando nel gesto che accompagna la transazione, non c’è che finzione, formalismo e menzogna sociale e, al fondo, obbligo e interesse economico.”

Le origini del dono sono dunque antichissime, tanto da indurre alcuni antropologi a pensare che sia proprio il dono l'elemento attraverso il quale gli uomini creano la loro società. Il dono è un promotore di relazioni tra individui e si afferma come strumento della volontà degli uomini per creare rapporti sociali. Sono convinto che il sinallagma tra dono e debito sia uno dei presupposti principali per l’innesco dei legami individuali.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Debito, Antropologia, Macroeconomia

31
Marzo
2013

Peccati e Virtú del debito

Il commento di Gianni Toniolo (IlSole24Ore) al saggio di D.Graeber

Questo è un invito alla lettura dell'interessante saggio di David Graeber dal titolo "Debito. I primi 5.000 anni", Il Saggiatore, Milano, pagg. 522, € 23, 00.

Dedicato al libro l'articolo di G. Toniolo "Virtù del debito".

Written by: Danilo D'Amico Categories: Debito, Antropologia, Macroeconomia

09
Marzo
2013

Antropologia del Debito

È nata prima la Moneta o il Debito?

La ricostruzione convenzionale che l’economia fa delle origini della moneta vede questa come un fenomeno ereditato dal baratto.  È pur vero che gli economisti individuano le tre funzioni tipiche della moneta: mezzo di scambio, unità di conto e riserva di valore. Ma la loro tendenza è di dare importanza alla prima funzione.

In effetti, quando un insegnante di economia deve spiegare cos’è la moneta, difficilmente sfugge alla tentazione di dire: “Provate a immaginare come sarebbe la vita senza denaro. L’alternativa a un’economia monetaria è il baratto, dove le persone si scambiano beni e servizi direttamente contro altri beni e servizi.” Inevitabilmente poi si dilungherà a evidenziare quanto è scomodo e dispendioso il baratto rispetto alla praticità dello scambio monetario.

L’effetto sugli allievi è suggestivo.

Da quando un professore di filosofia morale all’Università di Glasgow, Adam Smith, sdoganò la cosiddetta disciplina economica, la funzione della moneta è stata mitizzata ricorrendo a equazioni matematiche per dimostrare non solo che tra tutte le merci una assurge naturalmente al ruolo di moneta, ma anche che si determinerebbe per automatismo un sistema uniforme di prezzi.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Debito, Antropologia, Macroeconomia

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