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Debito

Il significato non solo economico e finanziario del termine Debito, ma l'analisi delle sue origini più profonde è l'oggetto dell'analisi che troverete in questo blog. Una più approfondita conoscenza dei fenomeni legali al concetto di debito potrà portare, si spera, alla concezione di nuovi strumenti di politica economica, oggi non ancora identificati e utilizzati.

22
Febbraio
2018

Lo strano caso del recupero dei "crediti ammissibili"

L'Arera e la sua delibera del 1° febbraio 2018

Lo strano caso del recupero dei

L'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (ARERA) ha stabilito che gli oneri generali di sistema (cioè una parte parafiscale della fattura per le forniture di energia elettrica), non pagati dai clienti morosi, saranno ripartiti tra tutti gli altri clienti (quelli che pagano), effettuando così una sorta di socializzazione dei crediti insoluti.

Puoi leggere la delibera della Arera cliccando qui

Riflettiamo su questa situazione paradossale

Written by: Danilo D'Amico Categories: Debito, Educazione Finanziaria, Come difendersi

06
Febbraio
2018

Nuova concezione del rapporto debito-credito

Una reinterpretazione dal punto di vista legislativo e giuridico

Nuova concezione del rapporto debito-credito

Negli ultimi anni il rapporto debito-credito sta subendo un ripensamento anche da parte del legislatore, che - ovviamente - si occupa di reinterpretare le vicende contrattuali che oppongono il creditore al debitore.
Seguiamo alcune tracce di questa evoluzione culturale di matrice giuridica.
Il Fresh Start
Con la Legge 3/2012 entra nel lessico giuridico il termine "sovraindebitamento" con il quale s'intende una situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, nonché la definitiva incapacità del debitore di adempiere regolarmente alle proprie obbligazioni. Con questa legge, anche l'Italia si dota, come avevano già fatto da tempo altri paesi, di uno strumento che può consentire al consumatore (e in genere a tutti i soggetti non fallibili) il cosiddetto fresh start (ripartire da zero). Qualche anno prima, nel 2006, anche in ambito fallimentare era stato introdotta una regolamentazione analoga, prevedendo al capo IX (artt. 142 e segg.) della Legge Fallimentare (R.D. 267/1942) l'istituto giuridico dell'esdebitazione, che consente al fallito che sia stato esdebitato di non rispondere dei debiti non soddisfatti dalla procedura fallimentare. La valenza sociale di questi provvedimenti legislativi è immediatamente percepibile: tende a consentire che ai suoi destinatari di riacquistare un ruolo attivo nell'economia, evitando loro di restare schiacciati da un carico perenne di debito a cui non riescono a far fronte.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Debito, Educazione Finanziaria, Antropologia, Normativa

28
Gennaio
2018

David Graeber e la storia del debito

Traduzione di un'interessante intervista del 26/08/2011

David Graeber e la storia del debito

Intervista a David Graeber pubblicata il 26/08/2011 sul blog Naked Capitalism.
L'intervistatore è Philip Pilkington, giornalista e scrittore irlandese.

Philip Pilkington: Iniziamo. La maggior parte degli economisti sostiene che il denaro è stato inventato per sostituire il baratto. Ma lei ha trovato qualcosa di diverso. Ho ragione?
David Graeber: Non si può dire diversamente: secondo la teoria economica mainstream tutte le transazioni provengono dal baratto. "Sai che ti dico? Ti dò venti dei miei polli per quella mucca". Oppure tre punte di freccia per quella pelliccia di castoro o per qualcos'altro che hai da offrirmi. Il baratto creava inconvenienti e disagi, forse perché il tuo vicino non aveva bisogno di polli in quel momento. Per questo si è stati costretti ad inventare il denaro.
Questa storiella risale almeno ad Adam Smith e, in un certo qual modo, è il mito che sta alla base della scienza economica. Ora, io sono un antropologo e noi antropologi sappiamo da molto tempo che si tratta di un mito, per il semplice fatto che, se ci fossero stati luoghi in cui gli scambi quotidiani si svolgevano secondo la formula "Ti dò venti polli per quella mucca", avremmo scoperto almeno uno o due esempi di questa pratica. Dopo tutto, simili esempi sono stati cercati fin dal 1776, anno in cui fu pubblicata per la prima volta "La Ricchezza delle Nazioni" (il noto testo di A. Smith, n.d.t.). Ma se ci si pensa per un momento, non sorprende che non abbiamo trovato nulla.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Debito, Educazione Finanziaria, Antropologia

07
Gennaio
2018

Texas Ratio

Cos'è e a che serve?

Texas Ratio

Questo indicatore punta i riflettori sui crediti in sofferenza. Viene calcolato mettendo a rapporto i crediti deteriorati con i mezzi che la banca ha a sua disposizione per farvi fronte: il patrimonio e gli accantonamenti effettuati nel corso degli anni. Il risultato è semplice da interpretare. Un rapporto superiore a 1 o, in percentuale, al 100%, segnala uno stato di difficoltà: il capitale della banca + il “fieno in cascina” accantonato negli anni precedenti non bastano a fronteggiare le possibili perdite derivanti dal mancato recupero dei crediti problematici. Banca Monte Paschi con dati di bilancio 2015 aveva un Texas ratio pari al 262,60%.

Il Texas Ratio deve il suo nome proprio allo stato del Texas, dove il banchiere Gerard Cassidy, della canadese RBC Capital Markets, lo applicò per la prima volta negli anni '80.

L'indice venne creato per studiare il fallimento di circa 400 istituti più o meno piccoli, ritenuti solidi prima dello scoppio della bolla immobiliare di quegli anni. Cassidy e i suoi colleghi notarono che le banche fallite tendevano ad avere un Texas ratio superiore all'unità. Un simile risultato venne riscontrato successivamente anche per le banche del New England, durante il periodo di recessione dei primi anni '90.

Oggi il Texas Ratio è considerato indice fondamentale per capire quanto impattino i NPL sui bilanci.

                              Texas Ratio = Crediti deteriorati netti / Patrimonio netto tangibile

(per patrimonio netto tangibile si intende il capitale netto meno le immobilizzazioni immateriali).

Quando il rapporto supera 100% la banca scricchiola e deve assolutamente intervenire.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Politica Economica, Debito

07
Gennaio
2018

Le due banche venete

Com'è andata a finire

Le due banche venete

Banca Popolare di Vicenzae Veneto Bancahanno riportato rilevanti perdite nel 2015. È intervenuto il Fondo Atlante a sottoscrivere i titoli inoptati negli aumenti di capitale in entrambi, diventando così azionista unico o quasi. Il Fondo Atlante è un fondo alternativo d’investimento privato nato per sostenere le banche italiane nelle operazioni di aumenti di capitale e nella gestione delle sofferenze degli istituti. La società che lo gestisce è la Quaestio Capital Management SGR di Fondazione Cariplo, presieduta da Alessandro Penati che gestisce anche il Fondo Atlante 2. Quest’ultimo è si concentrerà sul mercato delle sofferenze bancarie tentando di ridurre il valore di mercato dei crediti problematici e il valore che le banche gli assegnano nel loro bilancio.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Politica Economica, Debito

07
Gennaio
2018

Monte dei Paschi

Com'è andata a finire

Monte dei Paschi

Banca Monte Paschi di Siena s.p.a., terzo gruppo bancario italiano per numero di filiali, il 23 giugno 2016, ha partecipato all’esercizio di stress test condotto dall’European Banking Authority (EBA) e in quell’occasione è stata catalogata come la peggiore banca d’Europa in un’eventuale situazione di crisi esterna. La BCE a questo punto ha chiesto all’istituto senese un piano preciso che miri alla riduzione dei crediti deteriorati in tre anni.

Mps ha proposto di eliminare 27 miliardi di crediti in sofferenza e di ricapitalizzarsi per 5 miliardi di euroin modo tale da raggiungere la solidità patrimoniale della banca coprendo le perdite derivanti dalla cessione dei non performing loans e da coprire l’aumento del livello di svalutazione delle inadempienze probabili.

La BCE ha approvato tale piano, ma ha imposto un limite temporale per l’attuazione: esso andava realizzato entro il 31 dicembre 2016.

Il tentativo di aumento di capitale in così breve tempo è fallito in quanto la raccolta si è fermata sotto la soglia dei 2 miliardi e mezzo di euro, lasciando alla banca un’ultima soluzione possibile, cioè quella di chiedere il supporto pubblico tramite la ricapitalizzazione precauzionale (precautionary recapitalisation)

Written by: Danilo D'Amico Categories: Politica Economica, Debito

06
Gennaio
2018

Le 4 Banche locali (Marche, Etruria, Ferrara e Chieti)

Com'è andata a finire

Le Quattro Banche

In Italia, nel novembre 2015, si è vista un’anticipazione del meccanismo BRRD con il c.d. “salvataggio” delle quattro banche commissariate: Banca Etruria, Carichieti, Carife e Banca Marche. Con la differenza che, in questo caso, il governo tramite il Fondo interbancario ha messo a disposizione un paracadute da 100 milioni di euro per i risparmiatori (diventati poi 230), e le 4 banche - diventate good bank - si sono rimesse in piedi grazie ai soldi anticipati dal Fondo di risoluzione e dal prestito concesso dalle banche più grandi. In tutto, una manovra stimata in 3,6 miliardi di euro (poi consuntivati in 5.3).

Le perdite accumulate nel tempo da queste banche, valutate con criteri estremamente prudenti, sono state assorbite in prima battuta dagli strumenti di investimento più rischiosi: le azioni e le “obbligazioni  subordinate”, queste ultime per loro natura anch’esse esposte al rischio d'impresa.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Politica Economica, Debito, Educazione Finanziaria

16
Ottobre
2015

Derivati scommessa e Mark to Market

senza la metodologia di calcolo del MtM il contratto è nullo

Derivati scommessa e Mark to Market

 

"I made the last payment on the house today. Today, dear. And there'll be nobody home. We're free and clear. We're free. We're free . . We're free . . ."

 

Quelle qui sopra sono le ultime parole del requiem finale di "Morte di un commesso viaggiatore" (Death of a Salesman), un dramma del 1949 di Arthur Miller.
Le pronuncia Linda, la moglie di Willy Loman (il commesso viaggiatore), china sulla tomba del marito suicida, il cui gesto estremo ha tra i suoi moventi anche quello di permettere alla famiglia di riscuotere il premio della propria assicurazione sulla vita.
Una vita scandita secondo i tempi del debito, come narra il testo, con le scadenze delle rate del mutuo della casa e del nuovo frigorifero, con i prestiti per coprire le difficoltà economiche quotidiane e per ipotizzare l'avvio d'improbabili attività future, in una girandola d'ostinato e irragionevole ottimismo.
E passando dal teatro al mondo degli affari, dobbiamo constatare che quella girandola non ha mai smesso di girare e, in molti casi, è degenerata in un folle e scellerato vortice.
In questi giri vorticosi sono stati creati nuovi e pericolosi strumenti finanziari di cui ci siamo già occupati (vedi qui) e dei quali vogliamo ora tornare ad occuparci alla luce di una recente pronuncia del Tribunale di Milano, la sentenza n. 7398 del 16/06/2015, il cui testo riportiamo (clicca qui per vederlo) perché utile lettura.
La sentenza riguarda il caso di un'impresa (o meglio di un gruppo di società) di costruzione, locazione e vendita d'immobili che stipulava quattro distinti contratti derivati per un nozionale di riferimento di complessivi € 6.000.000. (continua a leggere: clicca sul titolo).

Written by: Danilo D'Amico Categories: Debito, Educazione Finanziaria, Come difendersi

28
Giugno
2015

Debito come dispositivo

Regolamentare il debito significa tenere lontana la barbarie.

Debito come dispositivo

Le cronache finanziarie degli ultimi giorni hanno riportato alla ribalta il caso greco, con il leader Tsipras che chiede al suo popolo, mediante referendum, se intende aderire o meno alle proposte dei "creditori". Questo termine suona quasi come una novità. Infatti, fino a non molto tempo fa la stampa finanziaria asseriva che gli stati dovevano essere benevisi ai "mercati finanziari", presso i quali piazzare i propri titoli di debito cercando di evitare speculazioni su tassi/rendimenti. Oggi la stessa stampa parla (forse più chiaramente) di "creditori", che siedono a tavoli di trattative e rivendicano espressioni di gradimento e spazi di manovra rispetto alle politiche interne dello stato debitore. I fatti svelano che anche per i cosiddetti "debiti sovrani" la fenomenologia del debito, così come la crisi da sovraindebitamento, ha le stesse caratteristiche dei debiti privati. In passato si è voluto credere che gli stati sovrani potevano accedere senza limiti al mercato del credito perchè la loro credibilità non poteva essere messa in discussione. Il presente dimostra che la credibilità di uno stato (e quindi il suo merito creditizio) è molto simile a quella di un debitore privato. Inoltre, una volta che il debitore (privato o pubblico) è caduto nella trappola del sovraindebitamento, i rapporti debitore - creditore tendono a uno sviluppo degenerativo che li porta verso assetti di dominance/submission.
Lo scopo di questo intervento è comprendere meglio tali meccanismi. Partiamo dal concetto foucaultiano di dispositivo.

Ciò che Michel Foucault cercava d'individuare con il termine "dispositivo" era "innanzitutto, un insieme assolutamente eterogeneo che implica discorsi, istituzioni, strutture architettoniche, decisioni regolative, leggi, misure amministrative, enunciati scientifici, proposizioni filosofiche, morali e filantropiche, in breve: tanto del detto che del non-detto, ecco gli elementi del dispositivo. Il dispositivo è la rete che si stabilisce fra questi elementi... ...col termine dispositivo, intendo una specie – per cosí dire – di formazione che in un certo momento storico ha avuto come funzione essenziale di rispondere a un'urgenza. Il dispositivo ha dunque una funzione eminentemente strategica... Ho detto che il dispositivo è di natura essenzialmente strategica, il che implica che si tratti di una certa manipolazione di rapporti di forza, di un intervento razionale e concertato nei rapporti di forza, sia per orientarli in una certa direzione, sia per bloccarli o per fissarli e utilizzarli. Il dispositivo è sempre iscritto in un gioco di potere e, insieme, sempre legato a dei limiti del sapere, che derivano da esso e, nella stessa misura, lo condizionano. Il dispositivo è appunto questo: un insieme di strategie di rapporti di forza che condizionano certi tipi di sapere e ne sono condizionati". (Dits et écrits, vol. III, pp. 299-300).

Written by: Danilo D'Amico Categories: Debito

20
Febbraio
2015

Banche: maggiori controlli

arrivano il whistleblowing e il cease and desist order

Banche: maggiori controlli

Nella riunione del 10/02/2015 il Consiglio dei Ministri del Governo Italiano ha approvato il testo di un decreto legislativo (da sottoporre al vaglio delle Commissioni parlamentari) per il recepimento della direttiva europea su l'accesso all'attività degli enti creditizi e la vigilanza prudenziale sugli enti creditizi e sulle imprese di investimento. Il testo contiene le modifiche al Testo Unico Bancario e al Testo Unico della Finanza volte a recepire, a livello legislativo, la direttiva 2013/36/UE sull'accesso all'attività degli enti creditizi e sulla vigilanza prudenziale sugli enti creditizi e sulle imprese di investimento (c.d. "CRD4"), in attuazione della delega contenuta negli artt. 1 e 3 della legge 154/2010 (Legge di delegazione europea 2013 - secondo semestre). Ad onor del vero la CRD4 doveva essere recepita entro il 31 dicembre 2013, ma l'approvazione della delega legislativa da parte del Parlamento solo con la legge 7 ottobre 2014, n. 154, che reca i principi e criteri specifici di delega, non ha reso possibile rispettare il predetto termine. Per questo è pendente una procedura d'infrazione.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Debito, Educazione Finanziaria, Normativa

28
Gennaio
2015

Crisi da sovraindebitamento: norme attuative

DM 24/09/2014 n. 202: registro degli organismi di composizione della crisi

Crisi da sovraindebitamento: norme attuative

Nella Gazzetta Ufficiale del 27/01/2015 è stato pubblicato, secondo le ormai note tempistiche italiane, il decreto del Ministero della Giustizia che regolamenta il registro degli organismi di composizione della crisi da sovraindebitamento, ai sensi dell'articolo 15 della legge 27 gennaio 2012, n. 3.

Avevamo detto a suo tempo (vedi qui) delle norme introdotte dalla Legge 3/2012.

Ora non possiamo che augurarci che si pervenga, finalmente,  alla sua completa attuazione.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Debito, Educazione Finanziaria, Come difendersi

11
Dicembre
2014

Italia: Debito Sovrano vs Sistema Produttivo

Conseguenze macroeconomiche del debito sovrano

Italia: Debito Sovrano vs Sistema Produttivo

Per comprendere le dinamiche attuali del finanziamento del debito pubblico italiano giova partire da quella tendenza, registrata tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta, che consisteva nella sostituzione dei titoli pubblici ai depositi bancari nel portafoglio dei risparmiatori, all'epoca definita "disintermediazione bancaria".
In un solo decennio lo scenario cambiò significativamente. Nel 1978 solo il 9% del risparmio del sistema economico veniva investito in titoli di stato, mentre nel 1990 tale quota saliva al 42%.
Dopo altri due decenni la situazione si presenta invertita.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Debito, Macroeconomia

01
Dicembre
2014

Shale Oil

La bolla americana del petrolio

Shale Oil

Ce ne siamo accorti tutti andando a fare il pieno che il prezzo della benzina è, seppur di poco, sceso. Un calo ridotto per via delle accise che pur sempre gravano nella misura principale sul prezzo del carburante, ma che nasconde dietro di sè il crollo vertiginoso del prezzo del petrolio. Le quotazioni del greggio sono ormai prossime a scendere sotto i 70 dollari al barile, il livello più basso dal 2010. Se pensiamo che a giugno il prezzo era di 115 dollari, il calo è stato del 30%. Questo crollo del prezzo per barile presenta due radici profonde, a cui si aggiunge la recente decisione dell'Opec di non tagliare le quote di produzione che ha definitivamente messo in crisi il sistema.

Categories: Politica Economica, Debito, Macroeconomia

21
Ottobre
2014

Manifesto Italiano (italian exit strategy)

Documento programmatico per fronteggiare la recessione in Italia

Manifesto Italiano (italian exit strategy)

Questo contributo vuol essere di taglio pratico-operativo e rinuncia, pertanto, a svolgere qui ogni analisi della grave recessione attualmente in corso. La considera un dato di fatto e si concentra sulle misure di politica economica che è ragionevole adottare per fronteggiarla efficacemente. Ad ogni modo, considerato che la valutazione di una prognosi non può prescidere dalla conoscenza della diagnosi sulla quale è fondata, si rinvia all'analisi di sintesi espressa nell'articolo "Il laissez-faire della mano invisibile e il savoir-faire della mano pubblica", pubblicato in questo stesso blog.
Qui ci si limita a richiamare il fermento di queste settimane per gli annunci delle (ulteriori) misure anticrisi in corso di adozione in alcuni paesi dell'area Euro. Si pensi all'Italia, in cui in questi giorni si dibatte la Legge di Stabilità 2015, e alla Francia, che vara il Projet de Loi de Finances 2015. I tratti comuni dei due provvedimenti sembrano essere, da un lato, tagli alla spesa pubblica, dall'altro, alcuni sgravi fiscali e qualche provvidenza alle fasce sociali più deboli.
Gli interventi adottati sinora in Italia, pur se in alcuni casi apprezzabili, non affrontano la problematica del debito, in particolare l'incidenza sul bilancio pubblico annuale dei costi per il suo servizio. Più di 300 miliardi in quattro anni, secondo l'Istat, è quanto l'Italia ha speso, dal 2010 al 2013, per pagare gli interessi sul proprio debito pubblico.
Non confrontandosi con le tematiche del debito e del riordino del settore finanziario, le manovre che hanno visto la luce in questi ultimi anni, quando non sterilizzate dal rinvio a provvedimenti attuativi mai partoriti, si rivelano tentativi d'intervento velleitari, tesi per lo più a rinvigorire la domanda aggregata del settore privato con alcuni sgravi e piccole elargizioni. La loro efficacia tende a dissolversi dopo breve durata dall'impatto iniziale.
La storia ci ha però insegnato che alla fine il settore pubblico non potrà sottrarsi al proprio impegno diretto sul fronte della domanda e dovrà giocoforza rafforzarla, inserendosi decisamente nelle dinamiche economiche. Per farlo dovrà scrollarsi di dosso il pesante onere del servizio del debito che ha finora ingessato ogni manovra.
Secondo chi scrive il sistema Italia raggiungerà lo stremo verso la fine del 2016. Per quell'epoca sarà necessario adottare misure come quelle tratteggiate qui di seguito. Si evidenzia che nessuno dei punti sotto riportati prevede l'uscita dell'Italia dal sistema dell'Euro o dall'Unione Europea, argomenti spesi così tanto nei pubblici dibattiti da diventare veri e propri mantra. In realtà è auspicabile che gli interventi di seguito proposti vengano attuati con la condivisione e anche con il sostegno attivo degli organismi comunitari, in particolare della BCE. In quest'ultimo caso sarà opportuno rimodulare e tarare le misure per sincronizzarle e armonizzarle con gli eventuali interventi di sostegno.
Il presente manifesto non pretende di avere caratteri di esaustività, ma intende porsi come esempio di quali interventi il sistema italiano non potrà fare a meno. La sua formulazione prescinde dall'adesione a questa o a quella formazione politica, e non si presta ad essere orientamentata ideologicamente. Si tratta di misure dal contenuto spiccatamente tecnico economico, senza colorazione politica e prive di velleità propagandiste. Questo documento è stato scritto per senso del dovere civico, risvegliato con forza da serie preoccupazioni sull'attuale stato di crisi economica e sociale dell'Italia e sulle sue ragionevoli aspettative di crescita nei prossimi anni.

CONTINUA A LEGGERE (clicca sul titolo in alto o su Leggi Tutto qui sotto)

Written by: Danilo D'Amico Categories: Politica Economica, Debito, Macroeconomia

20
Ottobre
2014

Il laissez-faire della mano invisibile e il savoir-faire della mano pubblica

Il laissez-faire della mano invisibile e il savoir-faire della mano pubblica

"L'avversità restituisce agli uomini tutte le virtù che la prosperità toglie loro." Eugène Delacroix

L'orizzonte è il confine cui può arrivare il nostro sguardo senza incontrare interruzioni. Pur essendo tutti sotto lo stesso cielo, quelli di noi che vedono più chiaramente le cose possono tracciare un percorso più affidabile e sicuro. Ma non sempre tutto è visibile con chiarezza e spesso gli uomini sono portati a fare delle interpolazioni per riempire quei fastidiosi vuoti di pensiero che disturbano lo sguardo della loro mente. In una parola: semplificano. Tali semplificazioni però possono produrre conseguenze indesiderate, in certi casi spiacevolmente gravi. Così, fin dall'alba del pensiero economico, la luce abbagliante del liberismo ha offerto la possibilità di ricondurre sentimenti estremi di possesso e comportamenti di predazione nei confini di una pratica lecita, se non addirittura desiderabile. In questa sovraesposizione luminosa sono state esplorate sempre nuove possibilità mercatistiche e create organizzazioni economiche sempre più grandi e distribuite, in un'eccitazione al profitto e all'accumulo di capitale. Sono nati così i sistemi economici tipici del cosiddetto mondo occidentale, oggetto di una copiosa saggistica che li ha descritti a volte come miracolosi, altre come caotici, paragonando la loro incognita esistenziale a quella delle grandi città metropolitane.
Tutta una vulgata ha narrato l'economia con formule e grafici, dichiarandola avulsa dalle umane passioni e pulsioni, soggetta a leggi e meccanismi automatici, prossima più alle scienze nobili che a quelle sociali. I sentimenti e le passioni, le ideologie e le credenze, l'euforia e il panico, le scelte politiche e la responsabilità civile - tutti elementi disturbatori della quiete scientifica - sono stati sbattuti fuori dal pensiero economico.
Su questo terreno è fiorita l'econometria, che all'economia ha creduto di poter fornire gli occhi. I modelli econometrici guardano in tutte le direzioni e indagano molteplici fenomeni. Ma ricordano gli occhi di alcune specie di granchi. Questi granchi hanno occhi che possono ruotare di 360 gradi. È straordinario! Possono vedere tutt'intorno. Ma non possono guardare in alto e per questo sono facile preda degli uccelli. Così sono costretti a uscire di notte per procurarsi il cibo, nella speranza di cavarsela e arrivare al giorno dopo. A ben guardare, sembra che anche per la "scienza economica" avvenga qualcosa di simile.
Se desideri approfondire la critica alla razionalità neoliberista, vedi Christian Laval e Pierre Dardot (per i riferimenti clicca qui) in un loro recente saggio.
Io qui mi limito a evidenziare, con una battuta, che emozioni e sentimenti in economia sono come i bambini in auto: non li vorresti mai alla guida, ma non puoi nemmeno rinchiuderli nel bagagliaio.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Politica Economica, Debito, Macroeconomia

14
Ottobre
2014

Italy No Good

Un paese in difficoltà

Italy No Good

Segnalo qui tre contributi di un giovane italiano che ha scelto di guardare dall'estero il profilo del proprio paese. Si tratta di Roberto Orsi, PhD alla London School of Economics, docente e ricercatore all'Università di Tokyo, i cui lavori in questi ultimi mesi sono comparsi in molti siti e blog che si occupano di politica e di economia.
35 anni, originario di Saluzzo, in provincia di Cuneo, Roberto si è laureato in Giurisprudenza all'Università di Torino. Ha vissuto prima ad Amburgo (tra il 2005 e il 2006), poi a Londra (2006-07), nel 2008 è tornato in Germania, a Francoforte, e ora si trova all'Università di Tokyo.
I tre articoli in questione sono stati scritti in tempi diversi e restituiscono una visione dell'Italia che, purtroppo, non sembra poter essere facilmente smentita. Colpisce la lucidità delle ricostruzioni di Orsi, in particolare quella del suo articolo più recente. Vediamo di che si tratta.

Il primo ha per titolo "Il discreto collasso dell'economia italiana" del 23 aprile 2013 (clicca qui per leggerlo in italiano), nell'originale "The Quiet Collapse of the Italian Economy" (clicca qui per leggerlo in lingua inglese). Il testo evidenzia il problema del debito pubblico italiano e il long term refinancing operation (LTRO) attuato nel 2011 e nel 2012 dalla BCE, ponendo l'accento su come questo abbia permesso "il ritiro in buon ordine degli investitori internazionali dall'Italia, specialmente francesi e tedeschi, la cui quota detenuta di debito italiano è passata dal 51% al 35%, facendo sembrare che fossero le banche italiane a ricomprare il debito nazionale". Erano gli ultimi giorni del Governo Monti, rimasto in carica per 529 giorni dal 16/11/2011 al 28/04/2013.

Il secondo è "La rovina dell'italia e l'arrivo del caos" dell'8 ottobre 2013 (clicca qui per leggerlo in italiano), dal titolo originale "he Demise of Italy and the Rise of Chaos" (clicca qui per leggerlo in lingua inglese). L'articolo indica le ben note criticità del sistema Italia rilevate nell'autunno 2013, all'epoca del Governo Letta, rimasto in carica per 300 giorni dal 28/04/2013 al 22/02/2014.

Il terzo è "Perché l'Italia non ce la farà" del 1 ottobre 2014 (clicca qui per leggerlo in italiano), dal titolo originale "Why Italy Will Not Make It" (clicca qui per leggerlo in lingua inglese). Qui si rappresenta che l'Italia è molto vicina a quella situazione che gli economisti chiamano "trappola del debito", e che verosimilmente si dovrà procedere a una ristrutturazione del debito pubblico. Con riferimento all'enfasi riformista del Governo Renzi, attualmente in carica dal 22/02/2014, l'articolo evidenzia come "la natura e la portata delle riforme proposte (Senato, pubblica amministrazione, giustizia, scuola, legge elettorale ecc.) dimostrano infatti che l'Italia manca delle fondamenta, di tutto ciò di cui un normale paese occidentale dovrebbe essere dotato da almeno sessant'anni. Più che di ricostruzione, si dovrebbe parlare di edificazione tout court".

Written by: Danilo D'Amico Categories: Politica Economica, Debito, Macroeconomia

09
Settembre
2014

Debito Pubblico

Un nemico da sconfiggere?

Debito Pubblico

Il debito pubblico italiano ha toccato un nuovo record raggiungendo un nuovo massimo storico a 2.168,4 miliardi nel giugno 2014. Lo comunica Bankitalia, secondo la quale nei primi sei mesi il debito pubblico è aumentato di 99,1 miliardi, riflettendo il fabbisogno della P.a (36,2 mld) e l'aumento delle disponibilità liquide del Tesoro (67,6 mld). Per inciso, è interessante notare (per verificare clicca qui) che dei 2.168,4 miliardi di debito solo 733,1 miliardi (circa il 33,80%) sono riferibili a soggetti a non residenti.

Non sono bastati continui cambi di governo negli ultimi anni e manovre finanziarie di ogni genere per arginare questo fiume in piena. Il debito sovrano ci appare sempre più come un indistruttibile Golem contro il quale non c'è arma che abbia effetto.

Quali sono i rimedi che suggerisce il mainstream macroeconomico?

Categories: Debito, Macroeconomia

24
Luglio
2014

Quelli che il debito... Italia

Italian full-down debt crisis in November 2016?

Quelli che il debito... Italia

Come tutti sanno, l'Italia partecipa a un processo (lungo e articolato, la cui meta finale è ancora lontana e incerta) di federazione con altri stati europei, e lo fa con la consapevolezza storica che obiettivi di compattamento o di unificazione non sempre premiano tutti i partecipanti come questi vorrebbero. Quelle aree che partono svantaggiate corrono il rischio di non trovare concrete possibilità di emancipazione e possono restare durevolmente confinate ai margini dello sviluppo, con peggioramento delle condizioni di vita e la frustrazione per la disillusione rispetto alle aspettative.
In questo quadro d'insieme nel 2009 si è abbattuta la crisi economica generale, che è stata poi chiamata Grande Recessione.
Nel febbraio del 2010 (qualche mese prima del declassamento a junk bond del debito pubblico greco) affidavo a una piccola opera di narrativa (una raccolta di racconti) il compito di diffondere i miei timori per il futuro del Paese. (vedi qui).

Così scrivevo: "In quegli anni i sistemi politici dei vari paesi collassavano sotto il peso della corruzione e del populismo più sfrenati, con evidenti e pesanti ripercussioni nei relativi ordinamenti giuridici e contesti economici. Eppure allora nessuno sembrava presagire ciò che sarebbe successo poco più di dieci anni dopo, a cominciare da quella fredda mattina del 28 novembre 2016 in cui il default italiano sul debito pubblico avviò il crollo del sistema valutario di quella che allora veniva chiamata eurolandia. Quel giorno una folla inferocita invase e occupò gli uffici romani delle poste di viale Europa e nelle settimane che seguirono i disordini si moltiplicarono in tutto il paese. Da lì, come alpinisti in cordata, vennero giù una dopo l'altra le economie dei paesi collegati all'euro, a partire da quelle più fragili dell'est europeo, e non mancarono episodi di cannibalismo e protezionismo finanziario, tentativi estremi di ossigenare i tessuti economici ormai prossimi alla necrosi. Oggi noi, che sappiamo come sono andate le cose, che sentiamo ancora bruciare le ferite, possiamo dire, se non di aver capito, quantomeno di aver intuito quali dinamiche è bene preservare per garantire l'equilibrio dei sistemi politici ed economici. Questi sono sistemi complessi e possono funzionare solo se si assicura loro l'apporto dialettico di forze molteplici: il pluralismo è il loro carburante, tesi e antitesi sono i pistoni dei loro motori."
Perché questa pessimisica previsione? Non è forse meglio evitare di preoccuparsi troppo e non cadere in ansia?
Il fatto è che già nel 2010, a due anni dall'inizio della crisi, erano già ben chiare le dinamiche e prevedibili gli sviluppi. E lo sono ancora.

Il Sole 24Ore del 24/07/2014 porta un articolo sull'analisi congiunturale del Centro Studi Confindustria, in cui si dice che va male in Italia, dove la ripresa «non è nemmeno cominciata» e che il nostro Paese «era in crisi prima della crisi e continua a esserlo», come conferma la «dinamica piatta» del Pil nel 2014 stimata dal Csc.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Politica Economica, Debito, Macroeconomia

17
Giugno
2014

Quelli che il debito ... Argentina

I Tango Bonds e la faticosa ristrutturazione del debito argentino

Quelli che il debito ... Argentina

Non è certo la prima volta che le economie s'incartano sul problema del debito.
Già nella Mesopotamia del 2.400 a.C. il re Entemena di Lagash ricorreva all'emanazione di editti per la cancellazione del debito entro i confini del regno. Il suo successore Uruinimgina dichiarò un'amnistia generale durante le celebrazioni del capodanno del 2.350 a.C. che prevedeva la cancellazione dei debiti non ancora pagati e anche di tutte le forme di servitù per debiti, con l'unica eccezione dei prestiti commerciali. Simili dichiarazioni si ritrovano continuamente nei documenti sumeri e in quelli successivi degli assiri e dei babilonesi. Il tema era sempre lo stesso: la restaurazione di giustizia ed equità per assicurare, come disse Hammurabi abolendo i debiti a Babilonia nel 1.761 a.C., "che i forti non possano opprimere i deboli" (cfr David Graeber, Debito – i primi 5.000 anni, Il Saggiatore, 2012, pag. 212).
Fin dalla culla il cuore della civiltà batteva secondo il ritmo di sistole e diastole del debito (privato e pubblico). Dopo 4.000 anni le cose non sono cambiate di molto.
Rispetto alle piaghe della servitù da debito di epoca risalente, nelle economie contemporanee la sintomatologia del debito ha assunto la veste dell'infezione virale endemica, e come quest'ultima ha evidenziato meccanismi di replicazione, tempi lunghi di quiescenza, caratteristiche recidivanti in corrispondenza di eventi stressanti del sistema socio-economico.

Cosa succede oggi? Come esempio vediamo più da vicino il caso Argentina.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Debito, Macroeconomia

22
Maggio
2014

Banche sotto esame: Asset Quality Review

La costruzione dell'Unione Bancaria Europea

Banche sotto esame: Asset Quality Review

Sul sito della BCE (vedi qui) si legge:
"L'istituzione del Meccanismo di vigilanza unico (MVU) nell'autunno 2014 rappresenterà una pietra miliare nella realizzazione dell'unione bancaria in Europa. L'unione bancaria è uno dei quattro elementi costitutivi di un'autentica Unione economica e monetaria. Obiettivo dell'unione bancaria è dare vita a un quadro finanziario integrato per salvaguardare la stabilità finanziaria e ridurre al minimo il costo dei fallimenti delle banche. Le sue componenti saranno il Meccanismo di vigilanza unico e i nuovi quadri integrati di garanzia dei depositi e di risoluzione delle crisi degli enti creditizi.
L'unione bancaria si baserà su un corpus unico di norme per i servizi finanziari, esaustivo e dettagliato. La competenza di sviluppare ulteriormente questo corpus e di tenere sotto osservazione la sua applicazione è affidata all'Autorità bancaria europea (ABE)."

Frattanto è partita la revisione della qualità degli attivi bancari (promossa in vista degli stress test), un controllo generale della Banca Centrale Europea (in coordinazione con le banche centrali nazionali) che punta a verificare la solidità delle maggiori istituzioni bancarie d'Europa. L'Asset Quality Review (AQR) – questo il suo nome anglosassone – ha preso il via nel novembre del 2013 ed è considerata una tappa fondamentale del percorso avviato in Europa in vista del prossimo novembre 2014, quando la BCE assumerà il ruolo di supervisore unico del sistema bancario Ue. Al vaglio i bilanci di 124 gruppi bancari europei che coprono circa l'85% del sistema bancario del Vecchio Continente.

Categories: Debito, Educazione Finanziaria, Macroeconomia

18
Marzo
2014

Sovraindebitamento!

Cos'è e come difendersi

Sovraindebitamento!

L'elevato, e in certi casi irresponsabile, livello dei prestiti erogati da banche e altre istituzioni finanziarie, sommato al calo dei redditi per la recessione in atto, ha portato molte persone a vivere l'esperienza del sovraindebitamento.
Rientrano nella categoria di sovraindebitati tutte quegli individui o famiglie, che si trovano in una situazione di deficit economico in quanto il loro bilancio fa registrare uscite superiori alle entrate.
Già prima della Grande Recessione avviatasi nel 2008 i segnali dell'indebitamento risultavano evidenti.
L'Adiconsum realizzava una ricerca (vedi qui) su esperienze del suo sportello di ascolto per il periodo 2003-2006, in cui perveniva alle seguenti conclusioni:
1) la mancanza di un reddito adeguato nelle nuove generazioni, delinea una condizione di rischio per la quale i figli permangono nella famiglia di origine anche in età adulta senza contribuire alle spese e pesando economicamente anche per lungo tempo;
2) l'incapacità delle famiglie di gestire adeguatamente le spese a fronte di un cambiamento strutturale (es. di reddito, di lavoro ecc.), è un fenomeno psicologico in base al quale le persone non modificano i loro comportamenti immediatamente al mutare delle condizioni socio-economiche;
3) la situazione di sovraindebitamento è prodotta soprattutto dall'illusione di poter utilizzare ad oltranza pagamenti rateizzati, che spesso hanno indotto ad effettuare spese superiori alle proprie possibilità economiche, senza strategie di rientro finanziario;
4) il sovraindebitamento sembra frutto della costruzione attiva di un percorso di indebitamento che può durare anni, caratterizzato da una incapacità di valutare i rischi connessi a certe tipologie di spesa, di monitorare adeguatamente le conseguenti uscite e la capacità di assolvere ai debiti contratti, nonché di fare previsioni per il futuro rispetto anche a possibili imprevisti;
5) svanisce l'idea delle fasi di vita "sicure" (qualificate da stabilità economica, ad es. l'età adulta, caratterizzate da quote di risparmio che garantiscono tranquillità) e delle fasi di vita a "rischio" (caratterizzate da una minore stabilità economica,ad es. l'età giovanile, distinte da incertezza); la vita appare come un percorso complicato caratterizzato da numerosi nodi critici.
Un'altra ricerca del 2005 (vedi qui) analizza l'uso responsabile del denaro e il senso di autoefficacia.
Anche il Governo italiano rifletteva nel 2007 (vedi qui) sull'indebitamento e il sovraindebitamento di individui e famiglie.
Oggi, dopo l'avvento della crisi economica generale, le considerazioni contenute negli allegati sopra segnalati suonano ovvie. Ma dopo anni, il loro suono è cupo e sordo, come quello di una "campana a morto".
Questo intervento, lungi dall'essere esaustivo, vuole aiutare con qualche consiglio, utile e facilmente comprensibile, per identificare quali comportamenti tenere in caso ci si venga a trovare con debiti che non si ha la possibilità di pagare.
Anche in questi casi non si è privi di diritti e sono proprio queste le situazioni in cui è necessario difendersi da eventuali comportamenti predatori dei creditori o di altri soggetti che possono intervenire nel rapporto di debito.

Categories: Debito, Antropologia, Come difendersi

12
Febbraio
2014

C'era una volta l'America

diagnosi dell'Italia

C'era una volta l'America

Oggi, 12 febbraio 2014 la Camera dei Rappresentanti e del Congresso americano ha votato a favore dell'innalzamento del tetto del debito, in modo da scongiurare un rischio default e poter far fronte agli impegni finanziari fino al 15 marzo del 2015. Ma cos'è il tetto del debito? V'è da dire che in Italia per decenni nessuno sembra mai aver posto la necessità di dare un tetto al debito pubblico, quantomeno fino a quando non è intervenuto il limite comunitario del contenimento del deficit del bilancio pubblico (il famoso 3% del PIL).

Ad ogni modo, negli USA il tetto del debito, o "debt ceiling" è il limite massimo che può raggiungere l'indebitamento pubblico. Se superato, l'Amministrazione si vedrebbe annullata la possibilità di ricorrere a finanziamenti tramite l'emissione di titoli del debito pubblico, rischiando cosi di entrare nel pericoloso vortice del default.

Categories: Debito

07
Febbraio
2014

Ci scommetto! Derivati & C.

strumenti finanziari pericolosi creati nel settore privato dell'economia

Ci scommetto!    Derivati & C.

C'è una novità per i cosiddetti "derivati", rappresentata dalla sentenza della Corte d'Appello di Milano n. 3459 del 18 settembre 2013.

Già da tempo chi scrive, occupandosi dell'emissione di Certificates da parte di banche e società finanziarie, ha rilevato che in tali casi l'emittente persegue finalità diverse da quelle della compravendita, della prestazione di servizi, del prestito/mutuo, o dell'aumento di capitale, e costruisce uno strumento finanziario che obbliga le parti in un rapporto astrattamente annoverabile tra i cosiddetti "giochi a somma zero", in cui il guadagno di una parte coincide esattamente con la perdita dell'altra.

Gli strumenti finanziari derivati, proprio per la loro caratteristica di "gioco a somma zero", integrano la fattispecie di cui all'art. 1933 Cod. Civ. che fa riferimento al giuoco o alla scommessa. Per tali attività l'ordinamento giuridizo non prevede tutele (mancanza di azione) tanto che per legittimare i "derivati" si è dovuta creare l'eccezione alla regola di cui all'art. 23, c. 5, del D.Lgs. 58/1998 (il comma dice che l'art. 1933 cod. civ. non vale per gli strumenti finanziari derivati). Il legislatore si è così piegato a dichiarare la meritevolezza di questi strumenti e contratti finanziari con finalità esclusivamente speculative.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Debito, Educazione Finanziaria, Come difendersi

31
Gennaio
2014

Rivalutazioni all'italiana

La vicenda delle quote della Banca d'Italia

Rivalutazioni all'italiana

Com'è noto la Camera dei deputati ha approvato il 29 gennaio la conversione in legge del decreto chiamato Imu-Bankitalia. Trattasi del D.L. 30 novembre 2013, n. 133 convertito, per l'appunto, nella Legge 29 gennaio 2014, n. 5. Il provvedimento prevede, tra l'altro che

- la Banca d’Italia è autorizzata ad aumentare il proprio capitale mediante quote di nuova emissione da 25mila euro, fino all’importo di 7,5 miliardi di euro.

- le quote potranno essere acquistate da banche, assicurazioni, fondi pensione, enti e istituti di previdenza con sede in Italia fino a un tetto del 3 per cento. In questa maniera, spiega il ministero dell’economia, si sostiene il sistema bancario italiano in vista dell’entrata in vigore del nuovo sistema di supervisione europeo.

Quest'ultima opinione non è condivisa da tutti e voci critiche si sollevano da più parti. Per tutti si vedano i due esplicativi interventi qui segnalati 

1) Tito Boeri su La voce il il 15 ottobre 2013;

2) Angelo Baglioni su La Voce 10 gennaio 2014.

Ora, però, ricordando che la Banca d'Italia è un istituto di diritto pubblico, diamo un'occhiata al suo ultimo bilancio al 31/12/2012.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Moneta, Debito, Macroeconomia

26
Dicembre
2013

RESILIENZA

Caratteristica o giustificazione?

RESILIENZA

Nel quinto anniversario della Grande Recessione (2008 - 2013) coloro a cui è andata meno peggio preferiscono pascersi con concetti generali e astratti, piuttosto che procedere con indagini serie e circostanziate sulle cause della crisi.

Sono state addirittura ipotizzate nuove caratteristiche o qualità attribuite a sistemi economici o a interi paesi. "Nell'uscire dalla grande crisi abbiamo dimostrato la nostra resilienza" ha detto Barack Obama nel discorso della sua seconda inaugurazione il 21/01/2013. E con lui schiere di economisti e sociologi sono ricorsi a questo nuovo termine.

Perché questo neologismo?

Written by: Danilo D'Amico Categories: Debito, Educazione Finanziaria, Macroeconomia

19
Dicembre
2013

Il ruolo del debito privato nell'Eurozona

segnalazione articolo

Segnaliamo un interessante articolo sulla crisi dell'Eurozona in cui viene evidenziata l'importanza e il ruolo del debito privato.

Per leggerlo vai all'articolo correlato.

Categories: Debito, Macroeconomia

06
Novembre
2013

Chi si fida delle banche?

La degenerazione di un sistema autoreferenziale

Chi si fida delle banche?

Su Il Sole 24 Ore di ieri troviamo un articolo sullo Scandalo Libor-Euribor e sulle sanzioni che le autorità europee antitrust si appresterebbero a comminare ad alcune importanti banche internazionali.

Si tratta di un ennesimo scandalo promamante dal sistema finanziario, sistema verso il quale le collettività contemporanee avevano fatto un voto di fiducia, rinunciando ad una seria regolamentazione.

Come potrete approfondire su Borsa Italiana - Lo scandalo Libor-Euribor, nel corso dell'estate 2012 tutto parte dalla transazione da 453 milioni di dollari tra Barclays e le autorità americane e britanniche. Il prestigioso istituto ha pagato la somma alla U.S. Commodity Futures Trading Commission, al U.S. Department of Justice e alla Financial Services Authority britannica per chiudere un procedimento su base civile basato sull'accusa di aver manipolato dal 2005 al 2009 il tasso Libor (London interbank offered rate) a suo vantaggio.

Ma come è possibile manipolare il Libor e l'Euribor?

Written by: Danilo D'Amico Categories: Debito, Macroeconomia, Notizie dalla Stampa

04
Novembre
2013

La Ricaduta ...

del debito privato sul debito pubblico.

La Ricaduta ...

Considero corretto utilizzare il 90% delle proprie energie per comprendere il problema e il solo il 10% per risolverlo. Nella comprensione risiede la soluzione, e non il contrario.

Comprendere le problematiche macroeconomiche del debito è il primo passo che l'umanità può compiere per avviarsi verso la soluzione dei problemi macroeconomici che la affliggono.

Continuare a improvvisare è ridicolo, anche se a volte può sembrare che ci alleggerisca il cuore e ci prospetti un futuro migliore.

Vi è stata, negli ultimi decenni, una relazione tra debito privato e debito pubblico? Provate a leggere l'articolo di Vito Lops del 02/07/2013 su Il Sole 24Ore.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Debito, Macroeconomia

28
Ottobre
2013

La défaillance delle piccole banche italiane

Il viagra delle banche lo pagano i contribuenti?

La défaillance delle piccole banche italiane

Che tipo libertà è quella che si rifiuta di imporre ai creditori, in particolare a quelli istituzionali che usano il risparmio pubblico, regole tanto semplici quanto rigorose, così da impedire loro di prestare soldi e creare debiti in assenza di criteri socialmente condivisibili?

Perché la raccolta di pubblico risparmio è sottoposta ad autorizzazione e vigilanza e non lo è ancor di più l'utilizzo di quello stesso risparmio pubblico raccolto?

Alla fine, chi paga?

Written by: Danilo D'Amico Categories: Debito

27
Ottobre
2013

L'importante questione del debito privato

come i privati possono sconvolgere i bilanci pubblici

L'importante questione del debito privato

Forse la guerra delle idee tra capitalismo e comunismo è oggi terminata, ma l'economia di mercato si presenta in numerose varianti, e il confronto tra esse è più acceso che mai.

Alcuni sostengono che un sistema economico di mercato puó tollerare un elevato livello di disuguaglianza sociale perché questa sarebbe in grado di motivare la gente. Secondo tale ipotesi, premiando le persone in proporzione al contributo che esse danno alla società si creerebbe una società più efficiente e, forse, più desiderabile.

Se a questo assunto si aggiunge il collaterale assioma della naturale tendenza dell'economia di mercato a raggiungere l'equilibrio, ecco che prende forma un credo tanto ingenuo quanto utile al portafogli delle élite economiche e finanziarie.

Vi sono gruppi di persone, infatti, che hanno tutto da guadagnare dalle politiche di laissez faire che sono la ovvia conseguenza delle credenze sopra illustrate.

In effetti, il filone dominante della teoria economica si presenta come una ostinata speculazione di pensiero, ispirata dalla fascinazione indotta dalla Favola delle Api di Bernard de Mandeville e dal mito della Mano Invisibile attribuito ad Adam Smith, e poi approdata al cosiddetto modello walrasiano (Léon Walras, 1874), che descrive l'economia come un equilibrio, simile a quello newtoniano nella fisica.

Se in certi momenti il modello dà l'impressione di rappresentare la realtà, in molti altri si dimostra affetto da risibili contraddizioni.

La sua assurdità emerge con chiarezza ogni qual volta nei sistemi economici, e in particolare in quelli più orientati alle deregolamentazioni tipiche del vecchio capitalismo, si assiste alla formazione delle cosiddette "bolle" di mercato.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Debito, Macroeconomia

06
Giugno
2013

Bipedi infangati

Vivere all'ombra della catasfrofe

Bipedi infangati

"Raccontano i naturalisti che l'ermellino ha una pelle bianchissima, e che quando i cacciatori lo vogliono pigliare, usano di cacciarlo verso certi luoghi da loro appositamente infangati; dove il mondo animale arrivando si ferma e si lascia pigliare piuttostoché insozzare la sua bianchezza, la quale da lui è pregiata più che la libertà stessa e la vita." Miguel de Cervantes - El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha - 1605

Dove sono finiti gli ermellini oggi? Se il mondo animale  si ferma, piuttosto che infangarsi, il mondo umano è disposto a insozzarsi fino a morirne. Così i sistemi finanziari e economici viaggiano verso l'autodistruzione.

L'articolo di ieri di Morya Longo su Il Sole 24Ore (clicca qui) ci ricorda il lento, ma inesorabile destino che la scellerata politica di deregolamentazione del debito ha disegnato.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Debito, Educazione Finanziaria, Macroeconomia, Notizie dalla Stampa, Riflessioni

01
Maggio
2013

DEBITO: le origini

Debito e Dono: il sinallagma

DEBITO: le origini

La ricerca delle origini del concetto/sentimento del Debito ci conduce a quello di Dono.

Prima di avventurarci nella nostra analisi è necessario però sgombrare il campo da un equivoco di significato, perché spesso noi uomini restiamo impigliati nella rete dei simboli da noi stessi creata. Il dono, come spesso percepito in un'accezione contemporanea, è il prodotto di una secolare idealizzazione religiosa, per la quale si parla di dono solo quando questo è gratuito, unilaterale e privo di aspettativa di ricambio. In realtà, come innumerevole e pacifica letteratura antropologica ha dimostrato, nulla è meno gratuito del dono. Attenzione, dunque, a non confondere il dono con la carità o suoi sinonimi.

Quello che manca nel dono è la garanzia della restituzione (cioè la certezza del controdono), tanto da indurre Remo Guidieri a parlare di “prestito”. Assenza di garanzia in quanto nel controdono vi è una  elevata dose di libertà. Nel dono, infatti, è implicito l'obbligo di restituzione, ma i modi e i tempi di questa non sono rigidi e prefissati, esplicandosi in un obbligo morale non sanzionabile per legge.

Ricordiamo tale caratteristica con le parole di Marcel Mauss nel suo celebre Saggio sul dono, ed. Einaudi: “ … intendiamo considerare qui solo uno dei tratti, profondo ma isolato: il carattere volontario, per così dire, apparentemente libero e gratuito, e tuttavia obbligato e interessato, di queste prestazioni. Esse hanno rivestito quasi sempre la forma del dono, del regalo offerto generosamente, anche quando nel gesto che accompagna la transazione, non c’è che finzione, formalismo e menzogna sociale e, al fondo, obbligo e interesse economico.”

Le origini del dono sono dunque antichissime, tanto da indurre alcuni antropologi a pensare che sia proprio il dono l'elemento attraverso il quale gli uomini creano la loro società. Il dono è un promotore di relazioni tra individui e si afferma come strumento della volontà degli uomini per creare rapporti sociali. Sono convinto che il sinallagma tra dono e debito sia uno dei presupposti principali per l’innesco dei legami individuali.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Debito, Antropologia, Macroeconomia

31
Marzo
2013

Peccati e Virtú del debito

Il commento di Gianni Toniolo (IlSole24Ore) al saggio di D.Graeber

Questo è un invito alla lettura dell'interessante saggio di David Graeber dal titolo "Debito. I primi 5.000 anni", Il Saggiatore, Milano, pagg. 522, € 23, 00.

Dedicato al libro l'articolo di G. Toniolo "Virtù del debito".

Written by: Danilo D'Amico Categories: Debito, Antropologia, Macroeconomia

09
Marzo
2013

Antropologia del Debito

È nata prima la Moneta o il Debito?

La ricostruzione convenzionale che l’economia fa delle origini della moneta vede questa come un fenomeno ereditato dal baratto.  È pur vero che gli economisti individuano le tre funzioni tipiche della moneta: mezzo di scambio, unità di conto e riserva di valore. Ma la loro tendenza è di dare importanza alla prima funzione.

In effetti, quando un insegnante di economia deve spiegare cos’è la moneta, difficilmente sfugge alla tentazione di dire: “Provate a immaginare come sarebbe la vita senza denaro. L’alternativa a un’economia monetaria è il baratto, dove le persone si scambiano beni e servizi direttamente contro altri beni e servizi.” Inevitabilmente poi si dilungherà a evidenziare quanto è scomodo e dispendioso il baratto rispetto alla praticità dello scambio monetario.

L’effetto sugli allievi è suggestivo.

Da quando un professore di filosofia morale all’Università di Glasgow, Adam Smith, sdoganò la cosiddetta disciplina economica, la funzione della moneta è stata mitizzata ricorrendo a equazioni matematiche per dimostrare non solo che tra tutte le merci una assurge naturalmente al ruolo di moneta, ma anche che si determinerebbe per automatismo un sistema uniforme di prezzi.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Debito, Antropologia, Macroeconomia

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