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Macroeconomia

Ovviamente il debito è una grandezza o una variabile che implica riflessi, conseguenze e considerazioni macroeconomiche. Si pensi a voci che aggreghino un un'unica grandezza il debito privato del sistema economico o il debito pubblico.

12
Aprile
2018

La curva dei rendimenti USA

L'avvertimento della FED di San Francisco

La curva dei rendimenti USA

La comunicazione del 05/03/2018 della FED di San Francisco contiene un avvertimento sulla possibilità di una nuova recessione negli Stati Uniti. La FED analizza la differenza tra i rendimenti dei titoli di Stato a breve termine e quelli a lungo termine, che considera un predittore sorprendentemente accurato dell'attività economica futura. Ogni recessione negli Stati Uniti negli ultimi 60 anni (dice la FED) è stata preceduta da uno spread a negativo, cioè da un'inversione dei rendimenti (titoli a breve scadenza che rendono di più di titoli a media/lunga scadenza).

Categories: Politica Economica, Macroeconomia

03
Aprile
2018

È l’economia che ci ha tradito, non le crisi.

Martin Wolf - The Financial Times - 20/03/2018

È l’economia che ci ha tradito, non le crisi.

Pare che anche gli economisti mainstream stiano, poco a poco, comprendendo che la responsabilità della grave insoddisfazione per i fallimenti della politica economica va ricercata nell'accademia economica, prima che nell'origine delle crisi (più o meno) ricorrenti. il 20/03/2018 Martin Wolf ha pubblicato in un blog di The Financial Times un articolo dal titolo "Economics failed us before the global crisis" (più o meno traducibile come: "L'economia ci ha tradito prima della crisi"). Riportiamo qui la nostra traduzione dell'articolo, d'interessante lettura.

L'articolo conferma, qualora ce ne fosse ancora bisogno, gli innumerevoli gridi d'allarme lanciati quasi ovunque. Ricordiamo qui quello di Jean Claude Trichet (Presidente della Banca Centrale Europea dal 2003 al 2011): "Come responsabile delle politiche in tempo di crisi, ho visto che i modelli [economici e finanziari] a disposizione fornivano un aiuto limitato. Anzi, vado oltre: affrontando la crisi, ci siamo sentiti abbandonati dagli strumenti convenzionali". E per gli amanti del ritorno al passato, il 04/01/2010 Papa Ratzinger addirittura ammoniva: "Affidatevi a Dio e non a previsioni di maghi o economisti".

Written by: Danilo D'Amico Categories: Educazione Finanziaria, Macroeconomia, Notizie dalla Stampa

31
Gennaio
2018

La relazione della Commissione banche

Relazione del 30 gennaio 2018

La relazione della Commissione banche

La Commissione d'Inchiesta sul Sistema bancario e finanziario, istituita con Legge n. 107 del 12 luglio 2017, ha rilasciato ieri (30/01/2018) la sua relazione finale che qui riportiamo: Relazione Finale del 30/01/2018.
In effetti, il documento pubblicato ieri contiene la Relazione Finale approvata dalla Commissione (di cui al link precedente), ma anche (come allegati) le seguenti n. 3 relazioni di minoranza:
- Relaz. minoranza a firma on. Brunetta + altri - Parte 1;
- Relaz. minoranza a firma on. Brunetta + altri - Parte 2;
- Relaz. minoranza a firma on. Sibilia + altri;
- Relaz. minoranza a firma on. Zoggia + altri.
Consigliamo la lettura integrale del documento, quindi anche delle tre relazioni di minoranza, in quanto vi si trovano interessanti notizie e spunti di riflessione.
Abbiamo corredato di alcune segnalazioni (testo evidenzaiato in giallo) gli spunti ritenuti particolarmente significativi, senza con ciò voler suggerire stringate sintesi di un testo complesso,  che va letto integralmente per la comprensione delle tematiche trattate, che risultano di stringente attualità e di enorme importanza per l'assetto finanziario italiano.
La lettura è impegnativa, ma di sicuro interesse.
Ci riserviamo un approfondimento in un successivo post.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Politica Economica, Macroeconomia, Normativa

09
Febbraio
2015

Unione Europea e visione tedesca

Per una comprensione della politica economica della Germania

Unione Europea e visione tedesca

Le difficoltà della grave recessione economica in atto pongono continui ripensamenti delle politiche adottate, da un lato, dall'Unione Europea e, dall'altro, dai singoli paesi membri. Le critiche più aspre sono rivolte al primato che il pensiero economico tedesco ha assunto in ambito comunitario. Il presente lavoro vuole approfondire le ragioni di questo primato e valutarne l'essenza. Per questa ragione, non si può prescindere dalla genesi e dall'inquadramento storico del pensiero economico che contraddistingue l'establishment germanico. Dunque, senza pretese di esaustività, partiamo dalla crisi del liberalismo di fine XIX secolo, dalla scuola di Friburgo (nata negli anni trenta), e in particolare dal convegno Walter Lippman (Parigi 26-39 agosto 1938). In quel periodo, sotto i timori dell'ascesa di governi totalitaristi di diversa matrice, si consolidava la disillusione rispetto alle precedenti visioni naturalistiche del sistema economico (liberismo classico) e del laissez-faire. Nasceva così l'ordoliberalismo, concezione tedesca del neoliberalismo (l'ordolibéralisme allemand), che prendeva il nome dalla rivista Ordo sulla quale, nel 1936, tre dei rappresentanti della Scuola di Friburgo (Walter Euken, Eugen von Böhm-Bawerk, Alexander Rüstow) pubblicarono il loro Manifesto.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Politica Economica, Macroeconomia, Riflessioni

06
Febbraio
2015

Monete Virtuali

Monete Virtuali

Nella seconda metà del XX secolo Marshall Mcluhan ci aveva messo in guardia: se la cultura meccanica de-tribalizza, quella elettronica re-tribalizza.
E in effetti questo primo scorcio del XXI secolo evoca preoccupanti scenari e allucinate visioni da medioevo elettronico. Si passa dalla barbarie delle terribili cronache terroristiche (i nuovi fondamentalismi si alimentano anche con i social network), alla circolazione di nuove monete virtuali. Quest'ultimo fenomeno, di cui ci siamo già occupati, solleva più di un timore. Tanto che la Banca d'Italia si è preoccupata di uscire con una comunicazione e un'avvertenza, entrambe del 30/01/2015. In questo articolo de IlSole24Ore (leggi qui) vediamo come fioriscano un pò ovunque iniziative di battere monete locali, mentre questo focus di Linkiesta dà il polso della situazione americana per le monete locali.

Se agli inizi del '900 J.M. Keynes ci ricordava che "Il denaro ha importanza solo per quello che può procurare", noi oggi ci stiamo accorgendo che l'importanza del denaro è direttamente proporzionale ai debiti che riesce ad estinguere.
Ciò alla luce del fatto che i sistemi economici producono individui sempre più indebitati, come ci rappresenta Maurizio Lazzarato (vedi qui). La moneta dunque tende a rapportarsi alle nuove prospettive antropologiche che si vanno delineando.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Moneta, Macroeconomia

24
Gennaio
2015

Governance Vs Sovranità

U.E. e deriva neoliberista

Governance Vs Sovranità

L'evoluzione del pensiero neoliberista, come consolidatasi negli ultimi trent'anni, concepisce l'esercizio del potere governativo (tipico degli stati nazionali e anche delle loro federazioni) secondo la razionalità d'impresa. La scuola del Public Choice, nata nella Università della Virginia a Charlottesville, ha evidenziato le criticità della burocrazia e la sua incapacità di ben performare secondo il criterio delle tre E (efficacia, economia, efficienza).
Le critiche, basate sulla visione del funzionario pubblico come agente razionale che risponde solo ad egoistici bisogni materiali, mettono in evidenza i ritardi, i costi eccessivi, gli abusi, le frodi, che troppo spesso caratterizzano le amministrazioni pubbliche. Il patrocinio di queste tesi da parte del pensiero economico neoliberista ha portato nel tempo a una mutazione imprenditoriale nell'azione pubblica, tesa ad accrescerne l'efficienza e a ridurne i costi. A partire dagli anni Ottanta del XX secolo si è imposto nei paesi Ocse il paradigma che prescrive che l'azione delle pubbliche amministrazioni deve essere fondata sulle regole del mercato e della concorrenza.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Politica Economica, Macroeconomia

11
Dicembre
2014

Italia: Debito Sovrano vs Sistema Produttivo

Conseguenze macroeconomiche del debito sovrano

Italia: Debito Sovrano vs Sistema Produttivo

Per comprendere le dinamiche attuali del finanziamento del debito pubblico italiano giova partire da quella tendenza, registrata tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta, che consisteva nella sostituzione dei titoli pubblici ai depositi bancari nel portafoglio dei risparmiatori, all'epoca definita "disintermediazione bancaria".
In un solo decennio lo scenario cambiò significativamente. Nel 1978 solo il 9% del risparmio del sistema economico veniva investito in titoli di stato, mentre nel 1990 tale quota saliva al 42%.
Dopo altri due decenni la situazione si presenta invertita.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Debito, Macroeconomia

01
Dicembre
2014

Shale Oil

La bolla americana del petrolio

Shale Oil

Ce ne siamo accorti tutti andando a fare il pieno che il prezzo della benzina è, seppur di poco, sceso. Un calo ridotto per via delle accise che pur sempre gravano nella misura principale sul prezzo del carburante, ma che nasconde dietro di sè il crollo vertiginoso del prezzo del petrolio. Le quotazioni del greggio sono ormai prossime a scendere sotto i 70 dollari al barile, il livello più basso dal 2010. Se pensiamo che a giugno il prezzo era di 115 dollari, il calo è stato del 30%. Questo crollo del prezzo per barile presenta due radici profonde, a cui si aggiunge la recente decisione dell'Opec di non tagliare le quote di produzione che ha definitivamente messo in crisi il sistema.

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01
Dicembre
2014

TUTTI VOGLIO USCIRE DALLA CRISI?

Volcker Rule e Europe set to soften bank split reforms

TUTTI VOGLIO USCIRE DALLA CRISI?

<<La crisi economica potrà essere mascherata con interventi palliativi e cure sintomatiche, ma riemergerà "naturalmente" per "causa intrinseca" appena svaniti gli effetti di qualunque cura sintomatica via via posta in essere.>> (F. Merusi, Il sogno di Diocleziano, p.24)


Come noto, molti sistemi economici si trovano nel mezzo di una congiuntura globale (che alcuni hanno denominato Grande Recessione) che affonda le sue radici anche nel rapporto tra banca universale e una "nuova" finanza, caratterizzata da varie forme di "cartolarizzazione" dei rischi.
Queste nuove tecniche di cartolarizzazione dei rischi (ahimè non solo dei rischi di credito) sono state largamente adottate, anche con modalità imitativa, e hanno formato oggetto d'insegnamento universitario e di approfondimento dottrinale.
Come sempre accade nei casi in cui la prospettiva speculativa eccita il sangue degli uomini, l'ingegno finanziario ha partorito prodotti sempre più complessi, appetibili quanto a redditività sperata, seppur difficilmente comprensibili nella loro essenza e utilità sociale.

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21
Ottobre
2014

Manifesto Italiano (italian exit strategy)

Documento programmatico per fronteggiare la recessione in Italia

Manifesto Italiano (italian exit strategy)

Questo contributo vuol essere di taglio pratico-operativo e rinuncia, pertanto, a svolgere qui ogni analisi della grave recessione attualmente in corso. La considera un dato di fatto e si concentra sulle misure di politica economica che è ragionevole adottare per fronteggiarla efficacemente. Ad ogni modo, considerato che la valutazione di una prognosi non può prescidere dalla conoscenza della diagnosi sulla quale è fondata, si rinvia all'analisi di sintesi espressa nell'articolo "Il laissez-faire della mano invisibile e il savoir-faire della mano pubblica", pubblicato in questo stesso blog.
Qui ci si limita a richiamare il fermento di queste settimane per gli annunci delle (ulteriori) misure anticrisi in corso di adozione in alcuni paesi dell'area Euro. Si pensi all'Italia, in cui in questi giorni si dibatte la Legge di Stabilità 2015, e alla Francia, che vara il Projet de Loi de Finances 2015. I tratti comuni dei due provvedimenti sembrano essere, da un lato, tagli alla spesa pubblica, dall'altro, alcuni sgravi fiscali e qualche provvidenza alle fasce sociali più deboli.
Gli interventi adottati sinora in Italia, pur se in alcuni casi apprezzabili, non affrontano la problematica del debito, in particolare l'incidenza sul bilancio pubblico annuale dei costi per il suo servizio. Più di 300 miliardi in quattro anni, secondo l'Istat, è quanto l'Italia ha speso, dal 2010 al 2013, per pagare gli interessi sul proprio debito pubblico.
Non confrontandosi con le tematiche del debito e del riordino del settore finanziario, le manovre che hanno visto la luce in questi ultimi anni, quando non sterilizzate dal rinvio a provvedimenti attuativi mai partoriti, si rivelano tentativi d'intervento velleitari, tesi per lo più a rinvigorire la domanda aggregata del settore privato con alcuni sgravi e piccole elargizioni. La loro efficacia tende a dissolversi dopo breve durata dall'impatto iniziale.
La storia ci ha però insegnato che alla fine il settore pubblico non potrà sottrarsi al proprio impegno diretto sul fronte della domanda e dovrà giocoforza rafforzarla, inserendosi decisamente nelle dinamiche economiche. Per farlo dovrà scrollarsi di dosso il pesante onere del servizio del debito che ha finora ingessato ogni manovra.
Secondo chi scrive il sistema Italia raggiungerà lo stremo verso la fine del 2016. Per quell'epoca sarà necessario adottare misure come quelle tratteggiate qui di seguito. Si evidenzia che nessuno dei punti sotto riportati prevede l'uscita dell'Italia dal sistema dell'Euro o dall'Unione Europea, argomenti spesi così tanto nei pubblici dibattiti da diventare veri e propri mantra. In realtà è auspicabile che gli interventi di seguito proposti vengano attuati con la condivisione e anche con il sostegno attivo degli organismi comunitari, in particolare della BCE. In quest'ultimo caso sarà opportuno rimodulare e tarare le misure per sincronizzarle e armonizzarle con gli eventuali interventi di sostegno.
Il presente manifesto non pretende di avere caratteri di esaustività, ma intende porsi come esempio di quali interventi il sistema italiano non potrà fare a meno. La sua formulazione prescinde dall'adesione a questa o a quella formazione politica, e non si presta ad essere orientamentata ideologicamente. Si tratta di misure dal contenuto spiccatamente tecnico economico, senza colorazione politica e prive di velleità propagandiste. Questo documento è stato scritto per senso del dovere civico, risvegliato con forza da serie preoccupazioni sull'attuale stato di crisi economica e sociale dell'Italia e sulle sue ragionevoli aspettative di crescita nei prossimi anni.

CONTINUA A LEGGERE (clicca sul titolo in alto o su Leggi Tutto qui sotto)

Written by: Danilo D'Amico Categories: Politica Economica, Debito, Macroeconomia

20
Ottobre
2014

Il laissez-faire della mano invisibile e il savoir-faire della mano pubblica

Il laissez-faire della mano invisibile e il savoir-faire della mano pubblica

"L'avversità restituisce agli uomini tutte le virtù che la prosperità toglie loro." Eugène Delacroix

L'orizzonte è il confine cui può arrivare il nostro sguardo senza incontrare interruzioni. Pur essendo tutti sotto lo stesso cielo, quelli di noi che vedono più chiaramente le cose possono tracciare un percorso più affidabile e sicuro. Ma non sempre tutto è visibile con chiarezza e spesso gli uomini sono portati a fare delle interpolazioni per riempire quei fastidiosi vuoti di pensiero che disturbano lo sguardo della loro mente. In una parola: semplificano. Tali semplificazioni però possono produrre conseguenze indesiderate, in certi casi spiacevolmente gravi. Così, fin dall'alba del pensiero economico, la luce abbagliante del liberismo ha offerto la possibilità di ricondurre sentimenti estremi di possesso e comportamenti di predazione nei confini di una pratica lecita, se non addirittura desiderabile. In questa sovraesposizione luminosa sono state esplorate sempre nuove possibilità mercatistiche e create organizzazioni economiche sempre più grandi e distribuite, in un'eccitazione al profitto e all'accumulo di capitale. Sono nati così i sistemi economici tipici del cosiddetto mondo occidentale, oggetto di una copiosa saggistica che li ha descritti a volte come miracolosi, altre come caotici, paragonando la loro incognita esistenziale a quella delle grandi città metropolitane.
Tutta una vulgata ha narrato l'economia con formule e grafici, dichiarandola avulsa dalle umane passioni e pulsioni, soggetta a leggi e meccanismi automatici, prossima più alle scienze nobili che a quelle sociali. I sentimenti e le passioni, le ideologie e le credenze, l'euforia e il panico, le scelte politiche e la responsabilità civile - tutti elementi disturbatori della quiete scientifica - sono stati sbattuti fuori dal pensiero economico.
Su questo terreno è fiorita l'econometria, che all'economia ha creduto di poter fornire gli occhi. I modelli econometrici guardano in tutte le direzioni e indagano molteplici fenomeni. Ma ricordano gli occhi di alcune specie di granchi. Questi granchi hanno occhi che possono ruotare di 360 gradi. È straordinario! Possono vedere tutt'intorno. Ma non possono guardare in alto e per questo sono facile preda degli uccelli. Così sono costretti a uscire di notte per procurarsi il cibo, nella speranza di cavarsela e arrivare al giorno dopo. A ben guardare, sembra che anche per la "scienza economica" avvenga qualcosa di simile.
Se desideri approfondire la critica alla razionalità neoliberista, vedi Christian Laval e Pierre Dardot (per i riferimenti clicca qui) in un loro recente saggio.
Io qui mi limito a evidenziare, con una battuta, che emozioni e sentimenti in economia sono come i bambini in auto: non li vorresti mai alla guida, ma non puoi nemmeno rinchiuderli nel bagagliaio.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Politica Economica, Debito, Macroeconomia

14
Ottobre
2014

Italy No Good

Un paese in difficoltà

Italy No Good

Segnalo qui tre contributi di un giovane italiano che ha scelto di guardare dall'estero il profilo del proprio paese. Si tratta di Roberto Orsi, PhD alla London School of Economics, docente e ricercatore all'Università di Tokyo, i cui lavori in questi ultimi mesi sono comparsi in molti siti e blog che si occupano di politica e di economia.
35 anni, originario di Saluzzo, in provincia di Cuneo, Roberto si è laureato in Giurisprudenza all'Università di Torino. Ha vissuto prima ad Amburgo (tra il 2005 e il 2006), poi a Londra (2006-07), nel 2008 è tornato in Germania, a Francoforte, e ora si trova all'Università di Tokyo.
I tre articoli in questione sono stati scritti in tempi diversi e restituiscono una visione dell'Italia che, purtroppo, non sembra poter essere facilmente smentita. Colpisce la lucidità delle ricostruzioni di Orsi, in particolare quella del suo articolo più recente. Vediamo di che si tratta.

Il primo ha per titolo "Il discreto collasso dell'economia italiana" del 23 aprile 2013 (clicca qui per leggerlo in italiano), nell'originale "The Quiet Collapse of the Italian Economy" (clicca qui per leggerlo in lingua inglese). Il testo evidenzia il problema del debito pubblico italiano e il long term refinancing operation (LTRO) attuato nel 2011 e nel 2012 dalla BCE, ponendo l'accento su come questo abbia permesso "il ritiro in buon ordine degli investitori internazionali dall'Italia, specialmente francesi e tedeschi, la cui quota detenuta di debito italiano è passata dal 51% al 35%, facendo sembrare che fossero le banche italiane a ricomprare il debito nazionale". Erano gli ultimi giorni del Governo Monti, rimasto in carica per 529 giorni dal 16/11/2011 al 28/04/2013.

Il secondo è "La rovina dell'italia e l'arrivo del caos" dell'8 ottobre 2013 (clicca qui per leggerlo in italiano), dal titolo originale "he Demise of Italy and the Rise of Chaos" (clicca qui per leggerlo in lingua inglese). L'articolo indica le ben note criticità del sistema Italia rilevate nell'autunno 2013, all'epoca del Governo Letta, rimasto in carica per 300 giorni dal 28/04/2013 al 22/02/2014.

Il terzo è "Perché l'Italia non ce la farà" del 1 ottobre 2014 (clicca qui per leggerlo in italiano), dal titolo originale "Why Italy Will Not Make It" (clicca qui per leggerlo in lingua inglese). Qui si rappresenta che l'Italia è molto vicina a quella situazione che gli economisti chiamano "trappola del debito", e che verosimilmente si dovrà procedere a una ristrutturazione del debito pubblico. Con riferimento all'enfasi riformista del Governo Renzi, attualmente in carica dal 22/02/2014, l'articolo evidenzia come "la natura e la portata delle riforme proposte (Senato, pubblica amministrazione, giustizia, scuola, legge elettorale ecc.) dimostrano infatti che l'Italia manca delle fondamenta, di tutto ciò di cui un normale paese occidentale dovrebbe essere dotato da almeno sessant'anni. Più che di ricostruzione, si dovrebbe parlare di edificazione tout court".

Written by: Danilo D'Amico Categories: Politica Economica, Debito, Macroeconomia

09
Settembre
2014

Debito Pubblico

Un nemico da sconfiggere?

Debito Pubblico

Il debito pubblico italiano ha toccato un nuovo record raggiungendo un nuovo massimo storico a 2.168,4 miliardi nel giugno 2014. Lo comunica Bankitalia, secondo la quale nei primi sei mesi il debito pubblico è aumentato di 99,1 miliardi, riflettendo il fabbisogno della P.a (36,2 mld) e l'aumento delle disponibilità liquide del Tesoro (67,6 mld). Per inciso, è interessante notare (per verificare clicca qui) che dei 2.168,4 miliardi di debito solo 733,1 miliardi (circa il 33,80%) sono riferibili a soggetti a non residenti.

Non sono bastati continui cambi di governo negli ultimi anni e manovre finanziarie di ogni genere per arginare questo fiume in piena. Il debito sovrano ci appare sempre più come un indistruttibile Golem contro il quale non c'è arma che abbia effetto.

Quali sono i rimedi che suggerisce il mainstream macroeconomico?

Categories: Debito, Macroeconomia

24
Luglio
2014

Quelli che il debito... Italia

Italian full-down debt crisis in November 2016?

Quelli che il debito... Italia

Come tutti sanno, l'Italia partecipa a un processo (lungo e articolato, la cui meta finale è ancora lontana e incerta) di federazione con altri stati europei, e lo fa con la consapevolezza storica che obiettivi di compattamento o di unificazione non sempre premiano tutti i partecipanti come questi vorrebbero. Quelle aree che partono svantaggiate corrono il rischio di non trovare concrete possibilità di emancipazione e possono restare durevolmente confinate ai margini dello sviluppo, con peggioramento delle condizioni di vita e la frustrazione per la disillusione rispetto alle aspettative.
In questo quadro d'insieme nel 2009 si è abbattuta la crisi economica generale, che è stata poi chiamata Grande Recessione.
Nel febbraio del 2010 (qualche mese prima del declassamento a junk bond del debito pubblico greco) affidavo a una piccola opera di narrativa (una raccolta di racconti) il compito di diffondere i miei timori per il futuro del Paese. (vedi qui).

Così scrivevo: "In quegli anni i sistemi politici dei vari paesi collassavano sotto il peso della corruzione e del populismo più sfrenati, con evidenti e pesanti ripercussioni nei relativi ordinamenti giuridici e contesti economici. Eppure allora nessuno sembrava presagire ciò che sarebbe successo poco più di dieci anni dopo, a cominciare da quella fredda mattina del 28 novembre 2016 in cui il default italiano sul debito pubblico avviò il crollo del sistema valutario di quella che allora veniva chiamata eurolandia. Quel giorno una folla inferocita invase e occupò gli uffici romani delle poste di viale Europa e nelle settimane che seguirono i disordini si moltiplicarono in tutto il paese. Da lì, come alpinisti in cordata, vennero giù una dopo l'altra le economie dei paesi collegati all'euro, a partire da quelle più fragili dell'est europeo, e non mancarono episodi di cannibalismo e protezionismo finanziario, tentativi estremi di ossigenare i tessuti economici ormai prossimi alla necrosi. Oggi noi, che sappiamo come sono andate le cose, che sentiamo ancora bruciare le ferite, possiamo dire, se non di aver capito, quantomeno di aver intuito quali dinamiche è bene preservare per garantire l'equilibrio dei sistemi politici ed economici. Questi sono sistemi complessi e possono funzionare solo se si assicura loro l'apporto dialettico di forze molteplici: il pluralismo è il loro carburante, tesi e antitesi sono i pistoni dei loro motori."
Perché questa pessimisica previsione? Non è forse meglio evitare di preoccuparsi troppo e non cadere in ansia?
Il fatto è che già nel 2010, a due anni dall'inizio della crisi, erano già ben chiare le dinamiche e prevedibili gli sviluppi. E lo sono ancora.

Il Sole 24Ore del 24/07/2014 porta un articolo sull'analisi congiunturale del Centro Studi Confindustria, in cui si dice che va male in Italia, dove la ripresa «non è nemmeno cominciata» e che il nostro Paese «era in crisi prima della crisi e continua a esserlo», come conferma la «dinamica piatta» del Pil nel 2014 stimata dal Csc.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Politica Economica, Debito, Macroeconomia

17
Giugno
2014

Quelli che il debito ... Argentina

I Tango Bonds e la faticosa ristrutturazione del debito argentino

Quelli che il debito ... Argentina

Non è certo la prima volta che le economie s'incartano sul problema del debito.
Già nella Mesopotamia del 2.400 a.C. il re Entemena di Lagash ricorreva all'emanazione di editti per la cancellazione del debito entro i confini del regno. Il suo successore Uruinimgina dichiarò un'amnistia generale durante le celebrazioni del capodanno del 2.350 a.C. che prevedeva la cancellazione dei debiti non ancora pagati e anche di tutte le forme di servitù per debiti, con l'unica eccezione dei prestiti commerciali. Simili dichiarazioni si ritrovano continuamente nei documenti sumeri e in quelli successivi degli assiri e dei babilonesi. Il tema era sempre lo stesso: la restaurazione di giustizia ed equità per assicurare, come disse Hammurabi abolendo i debiti a Babilonia nel 1.761 a.C., "che i forti non possano opprimere i deboli" (cfr David Graeber, Debito – i primi 5.000 anni, Il Saggiatore, 2012, pag. 212).
Fin dalla culla il cuore della civiltà batteva secondo il ritmo di sistole e diastole del debito (privato e pubblico). Dopo 4.000 anni le cose non sono cambiate di molto.
Rispetto alle piaghe della servitù da debito di epoca risalente, nelle economie contemporanee la sintomatologia del debito ha assunto la veste dell'infezione virale endemica, e come quest'ultima ha evidenziato meccanismi di replicazione, tempi lunghi di quiescenza, caratteristiche recidivanti in corrispondenza di eventi stressanti del sistema socio-economico.

Cosa succede oggi? Come esempio vediamo più da vicino il caso Argentina.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Debito, Macroeconomia

22
Maggio
2014

Banche sotto esame: Asset Quality Review

La costruzione dell'Unione Bancaria Europea

Banche sotto esame: Asset Quality Review

Sul sito della BCE (vedi qui) si legge:
"L'istituzione del Meccanismo di vigilanza unico (MVU) nell'autunno 2014 rappresenterà una pietra miliare nella realizzazione dell'unione bancaria in Europa. L'unione bancaria è uno dei quattro elementi costitutivi di un'autentica Unione economica e monetaria. Obiettivo dell'unione bancaria è dare vita a un quadro finanziario integrato per salvaguardare la stabilità finanziaria e ridurre al minimo il costo dei fallimenti delle banche. Le sue componenti saranno il Meccanismo di vigilanza unico e i nuovi quadri integrati di garanzia dei depositi e di risoluzione delle crisi degli enti creditizi.
L'unione bancaria si baserà su un corpus unico di norme per i servizi finanziari, esaustivo e dettagliato. La competenza di sviluppare ulteriormente questo corpus e di tenere sotto osservazione la sua applicazione è affidata all'Autorità bancaria europea (ABE)."

Frattanto è partita la revisione della qualità degli attivi bancari (promossa in vista degli stress test), un controllo generale della Banca Centrale Europea (in coordinazione con le banche centrali nazionali) che punta a verificare la solidità delle maggiori istituzioni bancarie d'Europa. L'Asset Quality Review (AQR) – questo il suo nome anglosassone – ha preso il via nel novembre del 2013 ed è considerata una tappa fondamentale del percorso avviato in Europa in vista del prossimo novembre 2014, quando la BCE assumerà il ruolo di supervisore unico del sistema bancario Ue. Al vaglio i bilanci di 124 gruppi bancari europei che coprono circa l'85% del sistema bancario del Vecchio Continente.

Categories: Debito, Educazione Finanziaria, Macroeconomia

24
Aprile
2014

Eurobancor - €B

Che fare con l'Euro?

Eurobancor  -  €B

Il dibattito economico sulla sostenibilità della moneta unica nel medio-lungo periodo è costantemente acceso e sembra proporre due soluzioni: abbandonare il prima possibile o continuare in una direzione comune?
A favore della seconda, un gruppo di economisti si è recentemente schierato contro l'uscita dall'euro. Tra essi, Lorenzo Bini Smaghi, Marcello De Cecco, Jean-Paul Fitoussi hanno definito tale scelta una tentazione pericolosa, che porterebbe paesi come l'Italia a una situazione di crisi ancora più grave dell'attuale.

Intanto l'Euro si rivaluta (vedi qui), o forse le monete degli altri paesi extra UE si svalutano: ma è un bene?

Quali sono gli elementi che portano alla convinzione che l'introduzione dell'euro sia un bene assoluto e non abbia invece contribuito mediamente a peggiorare la situazione degli stati membri dell'UE o di alcuni di loro rispetto ad altri?

Categories: Politica Economica, Moneta, Macroeconomia

11
Febbraio
2014

Doing Business 2014

diagnosi dell'Italia

Doing Business 2014

Benvenuti in Italia, paese membro del prestigioso club "Ocse", del quale è il quart'ultimo stato per facilità di ottenere credito, penultimo per quantità e qualità delle tasse pagate, ultimo per capacità di far rispettare i contratti. Questo il biglietto da visita del nostro paese, con cui si presenta al resto del mondo e ai potenziali investitori internazionali. I dati provengono dal report della Banca Mondiale "Doing Business 2014", uno studio che mette a fuoco pregi e difetti del nostro sistema economico e che, attraverso l'analisi di indicatori di varia natura, attribuisce una posizione a ciascun paese in base alla facilità di fare impresa.

Categories: Macroeconomia, Riflessioni

31
Gennaio
2014

Rivalutazioni all'italiana

La vicenda delle quote della Banca d'Italia

Rivalutazioni all'italiana

Com'è noto la Camera dei deputati ha approvato il 29 gennaio la conversione in legge del decreto chiamato Imu-Bankitalia. Trattasi del D.L. 30 novembre 2013, n. 133 convertito, per l'appunto, nella Legge 29 gennaio 2014, n. 5. Il provvedimento prevede, tra l'altro che

- la Banca d’Italia è autorizzata ad aumentare il proprio capitale mediante quote di nuova emissione da 25mila euro, fino all’importo di 7,5 miliardi di euro.

- le quote potranno essere acquistate da banche, assicurazioni, fondi pensione, enti e istituti di previdenza con sede in Italia fino a un tetto del 3 per cento. In questa maniera, spiega il ministero dell’economia, si sostiene il sistema bancario italiano in vista dell’entrata in vigore del nuovo sistema di supervisione europeo.

Quest'ultima opinione non è condivisa da tutti e voci critiche si sollevano da più parti. Per tutti si vedano i due esplicativi interventi qui segnalati 

1) Tito Boeri su La voce il il 15 ottobre 2013;

2) Angelo Baglioni su La Voce 10 gennaio 2014.

Ora, però, ricordando che la Banca d'Italia è un istituto di diritto pubblico, diamo un'occhiata al suo ultimo bilancio al 31/12/2012.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Moneta, Debito, Macroeconomia

19
Gennaio
2014

Terapie senza diagnosi

Azioni governative e recessione economica: uno stato confusionale

Terapie senza diagnosi

Dimmi cosa preferisci: un Governo che ti tiene la mano mentre il tuo Paese muore o uno che ti ignora mentre il tuo Paese si riprende?

Forse pochi tra i lettori avranno riconosciuto nella frase in apertura la rivisitazione di una citazione di Gregory House, Dr. House – Medical Division (I, 3), fortunata serie televisiva statunitense, che recita: “Dimmi cosa preferisci: un dottore che ti tiene la mano mentre muori o uno che ti ignora mentre migliori?”

Questa frase spiega anche il riferimento all’immagine utilizzata in questo articolo: Sir Luke Fildes, The Doctor, 1891, Olio su tela, 166,4 x 241,9 cm, Tate Gallery, Londra.

Perché questo parallelo tra economia e medicina?

Nell’attuale contesto socio-economico, scosso da una dura e duratura recessione economica, le persone guardano ai governi nazionali con lo stesso sguardo che un paziente rivolge al proprio medico.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Macroeconomia, Letteratura / Cinema / Arte, Riflessioni

02
Gennaio
2014

Wynne Godley

Rileggiamo un saggio dell'economista inglese, scomparso nel 2010

Wynne Godley

In questo inizio 2014 voglio proporVi una rilettura dell'articolo "Maastricht and all that" scritto l' 08/10/1992 da Wynne Godley, economista inglese oggi scomparso.

A 22 anni di distanza l'attualità del contributo di Godley è stupefacente, e la sua critica ragionata all'istituzione della sola BCE in assenza di un governo federale europeo appare oggi come una previsione di sbalorditiva esattezza.

Per cercare di comprendere i malanni dell'Euro e della Comunità Europea leggere l'articolo di Godley è indispensabile. Ne ho trovato in rete una affidabile traduzione che Vi propongo: cliccate qui.

 

Written by: Danilo D'Amico Categories: Macroeconomia

26
Dicembre
2013

RESILIENZA

Caratteristica o giustificazione?

RESILIENZA

Nel quinto anniversario della Grande Recessione (2008 - 2013) coloro a cui è andata meno peggio preferiscono pascersi con concetti generali e astratti, piuttosto che procedere con indagini serie e circostanziate sulle cause della crisi.

Sono state addirittura ipotizzate nuove caratteristiche o qualità attribuite a sistemi economici o a interi paesi. "Nell'uscire dalla grande crisi abbiamo dimostrato la nostra resilienza" ha detto Barack Obama nel discorso della sua seconda inaugurazione il 21/01/2013. E con lui schiere di economisti e sociologi sono ricorsi a questo nuovo termine.

Perché questo neologismo?

Written by: Danilo D'Amico Categories: Debito, Educazione Finanziaria, Macroeconomia

19
Dicembre
2013

Il ruolo del debito privato nell'Eurozona

segnalazione articolo

Segnaliamo un interessante articolo sulla crisi dell'Eurozona in cui viene evidenziata l'importanza e il ruolo del debito privato.

Per leggerlo vai all'articolo correlato.

Categories: Debito, Macroeconomia

06
Novembre
2013

Chi si fida delle banche?

La degenerazione di un sistema autoreferenziale

Chi si fida delle banche?

Su Il Sole 24 Ore di ieri troviamo un articolo sullo Scandalo Libor-Euribor e sulle sanzioni che le autorità europee antitrust si appresterebbero a comminare ad alcune importanti banche internazionali.

Si tratta di un ennesimo scandalo promamante dal sistema finanziario, sistema verso il quale le collettività contemporanee avevano fatto un voto di fiducia, rinunciando ad una seria regolamentazione.

Come potrete approfondire su Borsa Italiana - Lo scandalo Libor-Euribor, nel corso dell'estate 2012 tutto parte dalla transazione da 453 milioni di dollari tra Barclays e le autorità americane e britanniche. Il prestigioso istituto ha pagato la somma alla U.S. Commodity Futures Trading Commission, al U.S. Department of Justice e alla Financial Services Authority britannica per chiudere un procedimento su base civile basato sull'accusa di aver manipolato dal 2005 al 2009 il tasso Libor (London interbank offered rate) a suo vantaggio.

Ma come è possibile manipolare il Libor e l'Euribor?

Written by: Danilo D'Amico Categories: Debito, Macroeconomia, Notizie dalla Stampa

04
Novembre
2013

La Ricaduta ...

del debito privato sul debito pubblico.

La Ricaduta ...

Considero corretto utilizzare il 90% delle proprie energie per comprendere il problema e il solo il 10% per risolverlo. Nella comprensione risiede la soluzione, e non il contrario.

Comprendere le problematiche macroeconomiche del debito è il primo passo che l'umanità può compiere per avviarsi verso la soluzione dei problemi macroeconomici che la affliggono.

Continuare a improvvisare è ridicolo, anche se a volte può sembrare che ci alleggerisca il cuore e ci prospetti un futuro migliore.

Vi è stata, negli ultimi decenni, una relazione tra debito privato e debito pubblico? Provate a leggere l'articolo di Vito Lops del 02/07/2013 su Il Sole 24Ore.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Debito, Macroeconomia

27
Ottobre
2013

L'importante questione del debito privato

come i privati possono sconvolgere i bilanci pubblici

L'importante questione del debito privato

Forse la guerra delle idee tra capitalismo e comunismo è oggi terminata, ma l'economia di mercato si presenta in numerose varianti, e il confronto tra esse è più acceso che mai.

Alcuni sostengono che un sistema economico di mercato puó tollerare un elevato livello di disuguaglianza sociale perché questa sarebbe in grado di motivare la gente. Secondo tale ipotesi, premiando le persone in proporzione al contributo che esse danno alla società si creerebbe una società più efficiente e, forse, più desiderabile.

Se a questo assunto si aggiunge il collaterale assioma della naturale tendenza dell'economia di mercato a raggiungere l'equilibrio, ecco che prende forma un credo tanto ingenuo quanto utile al portafogli delle élite economiche e finanziarie.

Vi sono gruppi di persone, infatti, che hanno tutto da guadagnare dalle politiche di laissez faire che sono la ovvia conseguenza delle credenze sopra illustrate.

In effetti, il filone dominante della teoria economica si presenta come una ostinata speculazione di pensiero, ispirata dalla fascinazione indotta dalla Favola delle Api di Bernard de Mandeville e dal mito della Mano Invisibile attribuito ad Adam Smith, e poi approdata al cosiddetto modello walrasiano (Léon Walras, 1874), che descrive l'economia come un equilibrio, simile a quello newtoniano nella fisica.

Se in certi momenti il modello dà l'impressione di rappresentare la realtà, in molti altri si dimostra affetto da risibili contraddizioni.

La sua assurdità emerge con chiarezza ogni qual volta nei sistemi economici, e in particolare in quelli più orientati alle deregolamentazioni tipiche del vecchio capitalismo, si assiste alla formazione delle cosiddette "bolle" di mercato.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Debito, Macroeconomia

16
Ottobre
2013

Lo strano caso del Nobel per l'Economia 2013

Lo strano caso del Nobel per l'Economia 2013

Un involontario attestato del grado d’insoddisfazione verso la teoria economica e della confusione che regna anche tra gli addetti ai lavori è rinvenibile nell'assegnazione del premio Nobel per l'economia del 2013.

Per un approfondimento vedi Focus.it - Nobel per l'Economia 2013: chi ha vinto e perchè.

Il premio è stato attribuito congiuntamente a

- Eugene Fama, annoverato tra i più intransigentienti sostenitori della libertà dei mercati finanziari e della loro completa deregolamentazione, nell'ottica della teoria neoclassica dei mercati perfetti;

- Robert Shiller e Lars Peter Hansen, i cui studi dimosterebbero, invece, che i mercati, in particolare quelli finanziari, risultano dominati da fattori psicologici imponderabili, in grado di generare ondate di euforia e di panico.

Viene da chiedersi quale sia il senso e la misura di un premio a studiosi che pervengono a conclusioni e, di conseguenza, a suggerimenti operativi presocchè opposti, se non lo smarrimento di coloro che, chiamati ad attribuire il riconoscimento in una disciplina così confusa e contraddittoria, non sanno bene che fare.

In presenza di una teoria economica che non fornisce risposte restano sul campo numerose domande.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Macroeconomia

18
Giugno
2013

Un economista italiano: Federico Caffè

Critica alla sovrastruttura finanziario-borsistica

Un economista italiano: Federico Caffè

Credo sia stato il 1982 quando, allora studente dell'Università La Sapienza di Roma, Facoltà di Economia e Commercio, mi recai a colloquio con il mio professore di Politica Economica, Federico Caffè.

Volevo comprendere bene le conseguenze economiche internazionali della decisione degli USA (formalizzata il 15/08/1971 dall'allora presidente Richard Nixon a Camp David) di rompere gli accordi di Bretton Woods e quindi sospendere la conversione del dollaro in oro. La vicenda sembra stranamente attuale, se si pensa che alcuni stati europei si fanno tanti scrupoli nel forzare alcuni loro accordi sovranazionali e, ad esempio, dichiarare un provvedimento di ristrutturazione del proprio debito pubblico.

Ne parlammo insieme per più di un'ora e da allora ricordo con affetto quella cordiale, ma attenta, conversazione con il prof. Caffè.

Ad ogni modo la lucidità delle intuizioni di Federico Caffè mi sorprende ancora oggi.

"Da tempo sono convinto che la sovrastruttura finanziario-borsistica, con le caratteristiche che presenta nei paesi capitalisticamente avanzati, favorisca non già il vigore competitivo, ma un gioco spregiudicato di tipo predatorio che opera sistematicamente a danno di categorie innumerevoli e sprovvedute di risparmiatori, in un quadro istituzionale che, di fatto, consente e legittima la ricorrente decurtazione o il pratico spossessamento dei loro peculi" - Federico Caffè, Un'economia in ritardo, Ed. P. Boringhieri, 1976.

Alla lunga, le vicende di fine '900 e la Grande Recessione di inizio millennio hanno confermato in pieno la visione pessimistica del prof. Caffè.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Macroeconomia

06
Giugno
2013

Bipedi infangati

Vivere all'ombra della catasfrofe

Bipedi infangati

"Raccontano i naturalisti che l'ermellino ha una pelle bianchissima, e che quando i cacciatori lo vogliono pigliare, usano di cacciarlo verso certi luoghi da loro appositamente infangati; dove il mondo animale arrivando si ferma e si lascia pigliare piuttostoché insozzare la sua bianchezza, la quale da lui è pregiata più che la libertà stessa e la vita." Miguel de Cervantes - El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha - 1605

Dove sono finiti gli ermellini oggi? Se il mondo animale  si ferma, piuttosto che infangarsi, il mondo umano è disposto a insozzarsi fino a morirne. Così i sistemi finanziari e economici viaggiano verso l'autodistruzione.

L'articolo di ieri di Morya Longo su Il Sole 24Ore (clicca qui) ci ricorda il lento, ma inesorabile destino che la scellerata politica di deregolamentazione del debito ha disegnato.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Debito, Educazione Finanziaria, Macroeconomia, Notizie dalla Stampa, Riflessioni

30
Maggio
2013

Letteratura vs Economia

Politica Economica: Economia in ribasso, Letteratura in ascesa ?

Letteratura vs Economia

Non deve stupire che il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, e quello della Banca centrale europea, Mario Draghi, abbiano citato Johann Wolfgang von Goethe (per un approfondimento leggi l'articolo Goethe, economista a sorpresa di Alessandro Merli su Il Sole 24Ore del 09/12/2012).

A quanto pare la cosiddetta "scienza economica" ha quotazioni così in ribasso di questi tempi che nelle alte sfere finanziarie si mostra la propria autorevolezza ricorrendo alle opere dei maestri della letteratura (il Faust nel caso di specie).

Del resto, chi tra i cosiddetti economisti se la sente, oggi, di citare dei colleghi, come ad esempio Kenneth Rogoff, divenuto l'emblema dei bluff dell'econometria?

Forse non tutti sanno che un giovane studente universitario di 28 anni, Thoman Herndon (vedi approfondimento) ha recentemente dimostrato che la pubblicazione "scentifica" dal titolo Growth in a Time of Debt di Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff (quest'ultimo ex capo economista dell'FMI) sia nulla di più di una bufala.

E così allora, le alte sfere del monfo finanziario ed economico sembrano trovare più conveniente citare Mefistofele, puittosto che i recenti sviluppi del mainstream dell'economico pensiero.

Ancora una volta, non mi resta che invitarvi a difendervi dalle "stronzate"

Written by: Danilo D'Amico Categories: Macroeconomia, Letteratura / Cinema / Arte

01
Maggio
2013

DEBITO: le origini

Debito e Dono: il sinallagma

DEBITO: le origini

La ricerca delle origini del concetto/sentimento del Debito ci conduce a quello di Dono.

Prima di avventurarci nella nostra analisi è necessario però sgombrare il campo da un equivoco di significato, perché spesso noi uomini restiamo impigliati nella rete dei simboli da noi stessi creata. Il dono, come spesso percepito in un'accezione contemporanea, è il prodotto di una secolare idealizzazione religiosa, per la quale si parla di dono solo quando questo è gratuito, unilaterale e privo di aspettativa di ricambio. In realtà, come innumerevole e pacifica letteratura antropologica ha dimostrato, nulla è meno gratuito del dono. Attenzione, dunque, a non confondere il dono con la carità o suoi sinonimi.

Quello che manca nel dono è la garanzia della restituzione (cioè la certezza del controdono), tanto da indurre Remo Guidieri a parlare di “prestito”. Assenza di garanzia in quanto nel controdono vi è una  elevata dose di libertà. Nel dono, infatti, è implicito l'obbligo di restituzione, ma i modi e i tempi di questa non sono rigidi e prefissati, esplicandosi in un obbligo morale non sanzionabile per legge.

Ricordiamo tale caratteristica con le parole di Marcel Mauss nel suo celebre Saggio sul dono, ed. Einaudi: “ … intendiamo considerare qui solo uno dei tratti, profondo ma isolato: il carattere volontario, per così dire, apparentemente libero e gratuito, e tuttavia obbligato e interessato, di queste prestazioni. Esse hanno rivestito quasi sempre la forma del dono, del regalo offerto generosamente, anche quando nel gesto che accompagna la transazione, non c’è che finzione, formalismo e menzogna sociale e, al fondo, obbligo e interesse economico.”

Le origini del dono sono dunque antichissime, tanto da indurre alcuni antropologi a pensare che sia proprio il dono l'elemento attraverso il quale gli uomini creano la loro società. Il dono è un promotore di relazioni tra individui e si afferma come strumento della volontà degli uomini per creare rapporti sociali. Sono convinto che il sinallagma tra dono e debito sia uno dei presupposti principali per l’innesco dei legami individuali.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Debito, Antropologia, Macroeconomia

25
Aprile
2013

Educazione Finanziaria?

... o Elaborazione Critica?

Educazione Finanziaria?

Avrebbe mai pensato il burattino di collodiana memoria, trasformatosi in un bambino vero, poi cresciuto e diventato adulto, di affidare l'Educazione Finanziaria dei propri figli al Gatto e alla Volpe?

L'interrogativo non deve sembrare così improbabile. Consideriamo la crisi finanziaria del settembre 2008 e le (disparate e sfaccettate) responsabilità del settore bancario e finanziario internazionale emerse negli anni immediatamente successivi.

[clicca sui termini evidenziati per accedere al contenuto]

Come, le abbiamo già dimenticate? Un paio di link per ricordare, allora: La crisi finanziaria e la retorica della "responsabilità sociale" - Cause e conseguenze degli errori delle banche e delle illusioni degli Stati.

Bene. Sono ormai passati alcuni anni da quell'autonno del 2008 e da più parti si evidenzia oggi come l’inappropriata gestione individuale del debito possa portare gravi conseguenze non solo per i singoli cittadini, ma anche per l’economia pubblica. Urge, dunque, l'Educazione Finanziaria dei cittadini: un percorso che inizi quando sono bambini, li accompagni nei periodi della loro formazione, si ricentri e consolidi nell'età adulta.

"La recente crisi finanziaria ha drammaticamente mostrato che i consumatori necessitano di maggiori conoscenze in materia di prodotti bancari, finanziari, assicurativi, previdenziali; la complessità dei mercati finanziari, delle scelte che i cittadini devono fronteggiare e del rischio ad esse connesso è aumentata rapidamente, molto più rapidamente di quanto siano aumentate le conoscenze e competenze dei cittadini stessi. Tali competenze sono oggi sempre più indispensabili, al fine di compiere scelte consapevoli, con un'appropriata conoscenza dei rischi insiti in ogni decisone. ... omissis ... Molti paesi stanno sviluppando strategie nazionali e programmi per incrementare il livello di conoscenza in materia dei propri cittadini e tutte le principali istituzioni sovranazionali si stanno occupando del tema, indicando linee guida e modelli di sviluppo. La Commissione Europea ha rivisto recentemente le sue iniziative di intervento in questo ambito e ha realizzato il documento Review of the initiatives of the European Commission in the area of financial education. La politica dell’Unione Europea nell’area dell’educazione finanziaria è stata stabilita con la Communication on Financial Education del dicembre 2007. Sia il Consiglio dell’UE che il Parlamento hanno prestato attenzione all’educazione finanziaria spingendo gli Stati Membri ad aumentare gli sforzi nell’implementare quanto presente nella Comunicazione del 2007. ... omissis ... Nonostante questo forte impulso, i progressi a partire dal 2007 ad oggi non sono stati così evidenti e molti Stati Membri non hanno ancora risposto in modo adeguato alla necessità dei consumatori di raggiungere un livello di educazione finanziaria sufficiente per comprendere i servizi e i prodotti finanziari e per fare scelte informate." - Tratto da "Le esperienze di educazione finanziaria" a cura di Stefania Farsagli e Francesca Traclò - Indagine Fondazione Rosselli e Consorzio PattiChiari, anno 2011.

Dunque, occorre avviare l'Educazione Finanziaria in Italia.

Domanda: a chi lo facciamo fare?

Risposta: ma alle banche, naturalmente!

Written by: Danilo D'Amico Categories: Educazione Finanziaria, Macroeconomia

10
Aprile
2013

Debito & Parole

Comprendere l'evoluzione delle parole per comprendere le crisi economiche

Debito & Parole

Nel pieno dei ruggenti anni '20 del secolo scorso comparve nei dizionari di inglese americano la locuzione down payment (traducibile in italiano come acconto), definito come “an initial amount paid at the time of purchase, in installment buying, time sales, etc.” (un importo iniziale pagato al momento dell'acquisto, in caso di vendita rateale).

Fu questo un chiaro segno lasciato nel mondo delle parole dall'avvento del cosiddetto consumo di massa. Se nei dizionari si sedimentano i cambiamenti dei costumi dei popoli, il fatto rilevante è che per la diffusione tra le persone di beni materiali e servizi nulla hanno potuto le politiche di distribuzione della ricchezza.

Più predicate che praticate, nel mondo occidentale le politiche distributive sono riuscite a imporsi unicamente come strumento di propaganda elettorale.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Macroeconomia

31
Marzo
2013

Peccati e Virtú del debito

Il commento di Gianni Toniolo (IlSole24Ore) al saggio di D.Graeber

Questo è un invito alla lettura dell'interessante saggio di David Graeber dal titolo "Debito. I primi 5.000 anni", Il Saggiatore, Milano, pagg. 522, € 23, 00.

Dedicato al libro l'articolo di G. Toniolo "Virtù del debito".

Written by: Danilo D'Amico Categories: Debito, Antropologia, Macroeconomia

19
Marzo
2013

Libertà crede ancora nel Libero Mercato?

Intervento del Governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, all'Accademia dei Lincei, titolo "Economia e finanza dopo la crisi", Roma 08/03/2013

Libertà crede ancora nel Libero Mercato?

Dai tempi della Favola delle Api di Bernard de Mandeville e dalla Mano Invisibile di Adam Smith, con alterne vicende di pensiero e di credo, resiste il mito del Libero Mercato. In tale locuzione è contenuta la visione del raggiungimento spontaneo di un ordine desiderabile in quelle economie che adottino le politiche liberiste. Quest'ordine consisterebbe in una allocazione delle risorse della società più efficiente di quanto potrebbe mai ottenere ogni eventuale pianificazione. Cio avverrebbe sia nel sistema economico generale, sia nei sotto sistemi che lo compongono (ad esempio i tradizionali mercati: finanziario, del lavoro, dei beni di consumo, ecc.). Per potersi nuovamente imporre, tale visione ha dovuto attendere che il mondo dimenticasse le tragedie economiche degli anni '30 del secolo scorso. E così dagli anni '70 ecco il neoliberismo, proposto dalla Scuola di Chicago, che per decenni ha affascinato intere generazioni. Ma oggi, dopo la crisi economica del 2008, cosa succede? La Libertà crede ancora nel Mercato? Fose no, o comunque non più come prima. Lo possiamo chiaramente evincere dall'intervento del Governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, all'Accademia dei Lincei, dal titolo "Economia e finanza dopo la crisi", a Roma in data 08/03/2013.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Macroeconomia

09
Marzo
2013

Antropologia del Debito

È nata prima la Moneta o il Debito?

La ricostruzione convenzionale che l’economia fa delle origini della moneta vede questa come un fenomeno ereditato dal baratto.  È pur vero che gli economisti individuano le tre funzioni tipiche della moneta: mezzo di scambio, unità di conto e riserva di valore. Ma la loro tendenza è di dare importanza alla prima funzione.

In effetti, quando un insegnante di economia deve spiegare cos’è la moneta, difficilmente sfugge alla tentazione di dire: “Provate a immaginare come sarebbe la vita senza denaro. L’alternativa a un’economia monetaria è il baratto, dove le persone si scambiano beni e servizi direttamente contro altri beni e servizi.” Inevitabilmente poi si dilungherà a evidenziare quanto è scomodo e dispendioso il baratto rispetto alla praticità dello scambio monetario.

L’effetto sugli allievi è suggestivo.

Da quando un professore di filosofia morale all’Università di Glasgow, Adam Smith, sdoganò la cosiddetta disciplina economica, la funzione della moneta è stata mitizzata ricorrendo a equazioni matematiche per dimostrare non solo che tra tutte le merci una assurge naturalmente al ruolo di moneta, ma anche che si determinerebbe per automatismo un sistema uniforme di prezzi.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Debito, Antropologia, Macroeconomia

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