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Politica Economica

Lo scopo della Politica Economica è quello di elaborare interventi destinati a modificare l'andamento del sistema economico al fine di raggiungere determinati obiettivi prefissati.

12
Aprile
2018

La curva dei rendimenti USA

L'avvertimento della FED di San Francisco

La curva dei rendimenti USA

La comunicazione del 05/03/2018 della FED di San Francisco contiene un avvertimento sulla possibilità di una nuova recessione negli Stati Uniti. La FED analizza la differenza tra i rendimenti dei titoli di Stato a breve termine e quelli a lungo termine, che considera un predittore sorprendentemente accurato dell'attività economica futura. Ogni recessione negli Stati Uniti negli ultimi 60 anni (dice la FED) è stata preceduta da uno spread a negativo, cioè da un'inversione dei rendimenti (titoli a breve scadenza che rendono di più di titoli a media/lunga scadenza).

Categories: Politica Economica, Macroeconomia

10
Febbraio
2018

Conclusione e proposte della Commissione Banche

I contenuti della relazione finale del 30/01/2018

Conclusione e proposte della Commissione Banche

La Commissione d'Inchiesta sul Sistema bancario e finanziario, istituita con Legge n. 107 del 12 luglio 2017, il 30/01/2018 ha rilasciato la sua relazione finale, con allegate tre relazioni di minoranza.
All'avvio dei lavori la Commissione ha acquisito nella sua documentazione, e ha tenuto conto nei suoi lavori, di due Indagini Conoscitive della Commissione Finanze e Tesoro del Senato:
La prima Indagine si è svolta nel corso dell'intero anno 2015. A conclusione dei suoi lavori, nel dicembre del 2015, la Commissione aveva individuato tre principali questioni sulle quali aveva espresso alcune valutazioni:
1 - la separazione/divisione tra l'attività bancaria tradizionale e quella finanziaria;
2 - gli effetti della vigilanza europea sul sistema bancario e le prospettive di riassetto del sistema;
3 - le misure sui crediti deteriorati e le sofferenze bancarie.
La seconda Indagine ha preso avvio nel gennaio 2016 e si è conclusa nel febbraio 2017. Anche la relazione conclusiva della seconda "Indagine Conoscitiva sul Sistema bancario e finanziario italiano" evidenziava con riferimento al sistema bancario italiano una serie di problematiche che sono state ulteriormente approfondite dalla Commissione di Inchiesta:
1 - La scarsa redditività delle banche italiane;
2 - L'assetto della Vigilanza per finalità;
3 - Il nuovo e più complesso quadro regolamentare e di vigilanza europeo dell'Unione Bancaria.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Politica Economica, Come difendersi, Normativa

31
Gennaio
2018

La relazione della Commissione banche

Relazione del 30 gennaio 2018

La relazione della Commissione banche

La Commissione d'Inchiesta sul Sistema bancario e finanziario, istituita con Legge n. 107 del 12 luglio 2017, ha rilasciato ieri (30/01/2018) la sua relazione finale che qui riportiamo: Relazione Finale del 30/01/2018.
In effetti, il documento pubblicato ieri contiene la Relazione Finale approvata dalla Commissione (di cui al link precedente), ma anche (come allegati) le seguenti n. 3 relazioni di minoranza:
- Relaz. minoranza a firma on. Brunetta + altri - Parte 1;
- Relaz. minoranza a firma on. Brunetta + altri - Parte 2;
- Relaz. minoranza a firma on. Sibilia + altri;
- Relaz. minoranza a firma on. Zoggia + altri.
Consigliamo la lettura integrale del documento, quindi anche delle tre relazioni di minoranza, in quanto vi si trovano interessanti notizie e spunti di riflessione.
Abbiamo corredato di alcune segnalazioni (testo evidenzaiato in giallo) gli spunti ritenuti particolarmente significativi, senza con ciò voler suggerire stringate sintesi di un testo complesso,  che va letto integralmente per la comprensione delle tematiche trattate, che risultano di stringente attualità e di enorme importanza per l'assetto finanziario italiano.
La lettura è impegnativa, ma di sicuro interesse.
Ci riserviamo un approfondimento in un successivo post.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Politica Economica, Macroeconomia, Normativa

07
Gennaio
2018

Texas Ratio

Cos'è e a che serve?

Texas Ratio

Questo indicatore punta i riflettori sui crediti in sofferenza. Viene calcolato mettendo a rapporto i crediti deteriorati con i mezzi che la banca ha a sua disposizione per farvi fronte: il patrimonio e gli accantonamenti effettuati nel corso degli anni. Il risultato è semplice da interpretare. Un rapporto superiore a 1 o, in percentuale, al 100%, segnala uno stato di difficoltà: il capitale della banca + il “fieno in cascina” accantonato negli anni precedenti non bastano a fronteggiare le possibili perdite derivanti dal mancato recupero dei crediti problematici. Banca Monte Paschi con dati di bilancio 2015 aveva un Texas ratio pari al 262,60%.

Il Texas Ratio deve il suo nome proprio allo stato del Texas, dove il banchiere Gerard Cassidy, della canadese RBC Capital Markets, lo applicò per la prima volta negli anni '80.

L'indice venne creato per studiare il fallimento di circa 400 istituti più o meno piccoli, ritenuti solidi prima dello scoppio della bolla immobiliare di quegli anni. Cassidy e i suoi colleghi notarono che le banche fallite tendevano ad avere un Texas ratio superiore all'unità. Un simile risultato venne riscontrato successivamente anche per le banche del New England, durante il periodo di recessione dei primi anni '90.

Oggi il Texas Ratio è considerato indice fondamentale per capire quanto impattino i NPL sui bilanci.

                              Texas Ratio = Crediti deteriorati netti / Patrimonio netto tangibile

(per patrimonio netto tangibile si intende il capitale netto meno le immobilizzazioni immateriali).

Quando il rapporto supera 100% la banca scricchiola e deve assolutamente intervenire.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Politica Economica, Debito

07
Gennaio
2018

Le due banche venete

Com'è andata a finire

Le due banche venete

Banca Popolare di Vicenzae Veneto Bancahanno riportato rilevanti perdite nel 2015. È intervenuto il Fondo Atlante a sottoscrivere i titoli inoptati negli aumenti di capitale in entrambi, diventando così azionista unico o quasi. Il Fondo Atlante è un fondo alternativo d’investimento privato nato per sostenere le banche italiane nelle operazioni di aumenti di capitale e nella gestione delle sofferenze degli istituti. La società che lo gestisce è la Quaestio Capital Management SGR di Fondazione Cariplo, presieduta da Alessandro Penati che gestisce anche il Fondo Atlante 2. Quest’ultimo è si concentrerà sul mercato delle sofferenze bancarie tentando di ridurre il valore di mercato dei crediti problematici e il valore che le banche gli assegnano nel loro bilancio.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Politica Economica, Debito

07
Gennaio
2018

Monte dei Paschi

Com'è andata a finire

Monte dei Paschi

Banca Monte Paschi di Siena s.p.a., terzo gruppo bancario italiano per numero di filiali, il 23 giugno 2016, ha partecipato all’esercizio di stress test condotto dall’European Banking Authority (EBA) e in quell’occasione è stata catalogata come la peggiore banca d’Europa in un’eventuale situazione di crisi esterna. La BCE a questo punto ha chiesto all’istituto senese un piano preciso che miri alla riduzione dei crediti deteriorati in tre anni.

Mps ha proposto di eliminare 27 miliardi di crediti in sofferenza e di ricapitalizzarsi per 5 miliardi di euroin modo tale da raggiungere la solidità patrimoniale della banca coprendo le perdite derivanti dalla cessione dei non performing loans e da coprire l’aumento del livello di svalutazione delle inadempienze probabili.

La BCE ha approvato tale piano, ma ha imposto un limite temporale per l’attuazione: esso andava realizzato entro il 31 dicembre 2016.

Il tentativo di aumento di capitale in così breve tempo è fallito in quanto la raccolta si è fermata sotto la soglia dei 2 miliardi e mezzo di euro, lasciando alla banca un’ultima soluzione possibile, cioè quella di chiedere il supporto pubblico tramite la ricapitalizzazione precauzionale (precautionary recapitalisation)

Written by: Danilo D'Amico Categories: Politica Economica, Debito

06
Gennaio
2018

Le 4 Banche locali (Marche, Etruria, Ferrara e Chieti)

Com'è andata a finire

Le Quattro Banche

In Italia, nel novembre 2015, si è vista un’anticipazione del meccanismo BRRD con il c.d. “salvataggio” delle quattro banche commissariate: Banca Etruria, Carichieti, Carife e Banca Marche. Con la differenza che, in questo caso, il governo tramite il Fondo interbancario ha messo a disposizione un paracadute da 100 milioni di euro per i risparmiatori (diventati poi 230), e le 4 banche - diventate good bank - si sono rimesse in piedi grazie ai soldi anticipati dal Fondo di risoluzione e dal prestito concesso dalle banche più grandi. In tutto, una manovra stimata in 3,6 miliardi di euro (poi consuntivati in 5.3).

Le perdite accumulate nel tempo da queste banche, valutate con criteri estremamente prudenti, sono state assorbite in prima battuta dagli strumenti di investimento più rischiosi: le azioni e le “obbligazioni  subordinate”, queste ultime per loro natura anch’esse esposte al rischio d'impresa.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Politica Economica, Debito, Educazione Finanziaria

09
Febbraio
2015

Unione Europea e visione tedesca

Per una comprensione della politica economica della Germania

Unione Europea e visione tedesca

Le difficoltà della grave recessione economica in atto pongono continui ripensamenti delle politiche adottate, da un lato, dall'Unione Europea e, dall'altro, dai singoli paesi membri. Le critiche più aspre sono rivolte al primato che il pensiero economico tedesco ha assunto in ambito comunitario. Il presente lavoro vuole approfondire le ragioni di questo primato e valutarne l'essenza. Per questa ragione, non si può prescindere dalla genesi e dall'inquadramento storico del pensiero economico che contraddistingue l'establishment germanico. Dunque, senza pretese di esaustività, partiamo dalla crisi del liberalismo di fine XIX secolo, dalla scuola di Friburgo (nata negli anni trenta), e in particolare dal convegno Walter Lippman (Parigi 26-39 agosto 1938). In quel periodo, sotto i timori dell'ascesa di governi totalitaristi di diversa matrice, si consolidava la disillusione rispetto alle precedenti visioni naturalistiche del sistema economico (liberismo classico) e del laissez-faire. Nasceva così l'ordoliberalismo, concezione tedesca del neoliberalismo (l'ordolibéralisme allemand), che prendeva il nome dalla rivista Ordo sulla quale, nel 1936, tre dei rappresentanti della Scuola di Friburgo (Walter Euken, Eugen von Böhm-Bawerk, Alexander Rüstow) pubblicarono il loro Manifesto.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Politica Economica, Macroeconomia, Riflessioni

24
Gennaio
2015

Governance Vs Sovranità

U.E. e deriva neoliberista

Governance Vs Sovranità

L'evoluzione del pensiero neoliberista, come consolidatasi negli ultimi trent'anni, concepisce l'esercizio del potere governativo (tipico degli stati nazionali e anche delle loro federazioni) secondo la razionalità d'impresa. La scuola del Public Choice, nata nella Università della Virginia a Charlottesville, ha evidenziato le criticità della burocrazia e la sua incapacità di ben performare secondo il criterio delle tre E (efficacia, economia, efficienza).
Le critiche, basate sulla visione del funzionario pubblico come agente razionale che risponde solo ad egoistici bisogni materiali, mettono in evidenza i ritardi, i costi eccessivi, gli abusi, le frodi, che troppo spesso caratterizzano le amministrazioni pubbliche. Il patrocinio di queste tesi da parte del pensiero economico neoliberista ha portato nel tempo a una mutazione imprenditoriale nell'azione pubblica, tesa ad accrescerne l'efficienza e a ridurne i costi. A partire dagli anni Ottanta del XX secolo si è imposto nei paesi Ocse il paradigma che prescrive che l'azione delle pubbliche amministrazioni deve essere fondata sulle regole del mercato e della concorrenza.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Politica Economica, Macroeconomia

01
Dicembre
2014

Shale Oil

La bolla americana del petrolio

Shale Oil

Ce ne siamo accorti tutti andando a fare il pieno che il prezzo della benzina è, seppur di poco, sceso. Un calo ridotto per via delle accise che pur sempre gravano nella misura principale sul prezzo del carburante, ma che nasconde dietro di sè il crollo vertiginoso del prezzo del petrolio. Le quotazioni del greggio sono ormai prossime a scendere sotto i 70 dollari al barile, il livello più basso dal 2010. Se pensiamo che a giugno il prezzo era di 115 dollari, il calo è stato del 30%. Questo crollo del prezzo per barile presenta due radici profonde, a cui si aggiunge la recente decisione dell'Opec di non tagliare le quote di produzione che ha definitivamente messo in crisi il sistema.

Categories: Politica Economica, Debito, Macroeconomia

01
Dicembre
2014

TUTTI VOGLIO USCIRE DALLA CRISI?

Volcker Rule e Europe set to soften bank split reforms

TUTTI VOGLIO USCIRE DALLA CRISI?

<<La crisi economica potrà essere mascherata con interventi palliativi e cure sintomatiche, ma riemergerà "naturalmente" per "causa intrinseca" appena svaniti gli effetti di qualunque cura sintomatica via via posta in essere.>> (F. Merusi, Il sogno di Diocleziano, p.24)


Come noto, molti sistemi economici si trovano nel mezzo di una congiuntura globale (che alcuni hanno denominato Grande Recessione) che affonda le sue radici anche nel rapporto tra banca universale e una "nuova" finanza, caratterizzata da varie forme di "cartolarizzazione" dei rischi.
Queste nuove tecniche di cartolarizzazione dei rischi (ahimè non solo dei rischi di credito) sono state largamente adottate, anche con modalità imitativa, e hanno formato oggetto d'insegnamento universitario e di approfondimento dottrinale.
Come sempre accade nei casi in cui la prospettiva speculativa eccita il sangue degli uomini, l'ingegno finanziario ha partorito prodotti sempre più complessi, appetibili quanto a redditività sperata, seppur difficilmente comprensibili nella loro essenza e utilità sociale.

Categories: Politica Economica, Educazione Finanziaria, Macroeconomia

21
Ottobre
2014

Manifesto Italiano (italian exit strategy)

Documento programmatico per fronteggiare la recessione in Italia

Manifesto Italiano (italian exit strategy)

Questo contributo vuol essere di taglio pratico-operativo e rinuncia, pertanto, a svolgere qui ogni analisi della grave recessione attualmente in corso. La considera un dato di fatto e si concentra sulle misure di politica economica che è ragionevole adottare per fronteggiarla efficacemente. Ad ogni modo, considerato che la valutazione di una prognosi non può prescidere dalla conoscenza della diagnosi sulla quale è fondata, si rinvia all'analisi di sintesi espressa nell'articolo "Il laissez-faire della mano invisibile e il savoir-faire della mano pubblica", pubblicato in questo stesso blog.
Qui ci si limita a richiamare il fermento di queste settimane per gli annunci delle (ulteriori) misure anticrisi in corso di adozione in alcuni paesi dell'area Euro. Si pensi all'Italia, in cui in questi giorni si dibatte la Legge di Stabilità 2015, e alla Francia, che vara il Projet de Loi de Finances 2015. I tratti comuni dei due provvedimenti sembrano essere, da un lato, tagli alla spesa pubblica, dall'altro, alcuni sgravi fiscali e qualche provvidenza alle fasce sociali più deboli.
Gli interventi adottati sinora in Italia, pur se in alcuni casi apprezzabili, non affrontano la problematica del debito, in particolare l'incidenza sul bilancio pubblico annuale dei costi per il suo servizio. Più di 300 miliardi in quattro anni, secondo l'Istat, è quanto l'Italia ha speso, dal 2010 al 2013, per pagare gli interessi sul proprio debito pubblico.
Non confrontandosi con le tematiche del debito e del riordino del settore finanziario, le manovre che hanno visto la luce in questi ultimi anni, quando non sterilizzate dal rinvio a provvedimenti attuativi mai partoriti, si rivelano tentativi d'intervento velleitari, tesi per lo più a rinvigorire la domanda aggregata del settore privato con alcuni sgravi e piccole elargizioni. La loro efficacia tende a dissolversi dopo breve durata dall'impatto iniziale.
La storia ci ha però insegnato che alla fine il settore pubblico non potrà sottrarsi al proprio impegno diretto sul fronte della domanda e dovrà giocoforza rafforzarla, inserendosi decisamente nelle dinamiche economiche. Per farlo dovrà scrollarsi di dosso il pesante onere del servizio del debito che ha finora ingessato ogni manovra.
Secondo chi scrive il sistema Italia raggiungerà lo stremo verso la fine del 2016. Per quell'epoca sarà necessario adottare misure come quelle tratteggiate qui di seguito. Si evidenzia che nessuno dei punti sotto riportati prevede l'uscita dell'Italia dal sistema dell'Euro o dall'Unione Europea, argomenti spesi così tanto nei pubblici dibattiti da diventare veri e propri mantra. In realtà è auspicabile che gli interventi di seguito proposti vengano attuati con la condivisione e anche con il sostegno attivo degli organismi comunitari, in particolare della BCE. In quest'ultimo caso sarà opportuno rimodulare e tarare le misure per sincronizzarle e armonizzarle con gli eventuali interventi di sostegno.
Il presente manifesto non pretende di avere caratteri di esaustività, ma intende porsi come esempio di quali interventi il sistema italiano non potrà fare a meno. La sua formulazione prescinde dall'adesione a questa o a quella formazione politica, e non si presta ad essere orientamentata ideologicamente. Si tratta di misure dal contenuto spiccatamente tecnico economico, senza colorazione politica e prive di velleità propagandiste. Questo documento è stato scritto per senso del dovere civico, risvegliato con forza da serie preoccupazioni sull'attuale stato di crisi economica e sociale dell'Italia e sulle sue ragionevoli aspettative di crescita nei prossimi anni.

CONTINUA A LEGGERE (clicca sul titolo in alto o su Leggi Tutto qui sotto)

Written by: Danilo D'Amico Categories: Politica Economica, Debito, Macroeconomia

20
Ottobre
2014

Il laissez-faire della mano invisibile e il savoir-faire della mano pubblica

Il laissez-faire della mano invisibile e il savoir-faire della mano pubblica

"L'avversità restituisce agli uomini tutte le virtù che la prosperità toglie loro." Eugène Delacroix

L'orizzonte è il confine cui può arrivare il nostro sguardo senza incontrare interruzioni. Pur essendo tutti sotto lo stesso cielo, quelli di noi che vedono più chiaramente le cose possono tracciare un percorso più affidabile e sicuro. Ma non sempre tutto è visibile con chiarezza e spesso gli uomini sono portati a fare delle interpolazioni per riempire quei fastidiosi vuoti di pensiero che disturbano lo sguardo della loro mente. In una parola: semplificano. Tali semplificazioni però possono produrre conseguenze indesiderate, in certi casi spiacevolmente gravi. Così, fin dall'alba del pensiero economico, la luce abbagliante del liberismo ha offerto la possibilità di ricondurre sentimenti estremi di possesso e comportamenti di predazione nei confini di una pratica lecita, se non addirittura desiderabile. In questa sovraesposizione luminosa sono state esplorate sempre nuove possibilità mercatistiche e create organizzazioni economiche sempre più grandi e distribuite, in un'eccitazione al profitto e all'accumulo di capitale. Sono nati così i sistemi economici tipici del cosiddetto mondo occidentale, oggetto di una copiosa saggistica che li ha descritti a volte come miracolosi, altre come caotici, paragonando la loro incognita esistenziale a quella delle grandi città metropolitane.
Tutta una vulgata ha narrato l'economia con formule e grafici, dichiarandola avulsa dalle umane passioni e pulsioni, soggetta a leggi e meccanismi automatici, prossima più alle scienze nobili che a quelle sociali. I sentimenti e le passioni, le ideologie e le credenze, l'euforia e il panico, le scelte politiche e la responsabilità civile - tutti elementi disturbatori della quiete scientifica - sono stati sbattuti fuori dal pensiero economico.
Su questo terreno è fiorita l'econometria, che all'economia ha creduto di poter fornire gli occhi. I modelli econometrici guardano in tutte le direzioni e indagano molteplici fenomeni. Ma ricordano gli occhi di alcune specie di granchi. Questi granchi hanno occhi che possono ruotare di 360 gradi. È straordinario! Possono vedere tutt'intorno. Ma non possono guardare in alto e per questo sono facile preda degli uccelli. Così sono costretti a uscire di notte per procurarsi il cibo, nella speranza di cavarsela e arrivare al giorno dopo. A ben guardare, sembra che anche per la "scienza economica" avvenga qualcosa di simile.
Se desideri approfondire la critica alla razionalità neoliberista, vedi Christian Laval e Pierre Dardot (per i riferimenti clicca qui) in un loro recente saggio.
Io qui mi limito a evidenziare, con una battuta, che emozioni e sentimenti in economia sono come i bambini in auto: non li vorresti mai alla guida, ma non puoi nemmeno rinchiuderli nel bagagliaio.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Politica Economica, Debito, Macroeconomia

14
Ottobre
2014

Italy No Good

Un paese in difficoltà

Italy No Good

Segnalo qui tre contributi di un giovane italiano che ha scelto di guardare dall'estero il profilo del proprio paese. Si tratta di Roberto Orsi, PhD alla London School of Economics, docente e ricercatore all'Università di Tokyo, i cui lavori in questi ultimi mesi sono comparsi in molti siti e blog che si occupano di politica e di economia.
35 anni, originario di Saluzzo, in provincia di Cuneo, Roberto si è laureato in Giurisprudenza all'Università di Torino. Ha vissuto prima ad Amburgo (tra il 2005 e il 2006), poi a Londra (2006-07), nel 2008 è tornato in Germania, a Francoforte, e ora si trova all'Università di Tokyo.
I tre articoli in questione sono stati scritti in tempi diversi e restituiscono una visione dell'Italia che, purtroppo, non sembra poter essere facilmente smentita. Colpisce la lucidità delle ricostruzioni di Orsi, in particolare quella del suo articolo più recente. Vediamo di che si tratta.

Il primo ha per titolo "Il discreto collasso dell'economia italiana" del 23 aprile 2013 (clicca qui per leggerlo in italiano), nell'originale "The Quiet Collapse of the Italian Economy" (clicca qui per leggerlo in lingua inglese). Il testo evidenzia il problema del debito pubblico italiano e il long term refinancing operation (LTRO) attuato nel 2011 e nel 2012 dalla BCE, ponendo l'accento su come questo abbia permesso "il ritiro in buon ordine degli investitori internazionali dall'Italia, specialmente francesi e tedeschi, la cui quota detenuta di debito italiano è passata dal 51% al 35%, facendo sembrare che fossero le banche italiane a ricomprare il debito nazionale". Erano gli ultimi giorni del Governo Monti, rimasto in carica per 529 giorni dal 16/11/2011 al 28/04/2013.

Il secondo è "La rovina dell'italia e l'arrivo del caos" dell'8 ottobre 2013 (clicca qui per leggerlo in italiano), dal titolo originale "he Demise of Italy and the Rise of Chaos" (clicca qui per leggerlo in lingua inglese). L'articolo indica le ben note criticità del sistema Italia rilevate nell'autunno 2013, all'epoca del Governo Letta, rimasto in carica per 300 giorni dal 28/04/2013 al 22/02/2014.

Il terzo è "Perché l'Italia non ce la farà" del 1 ottobre 2014 (clicca qui per leggerlo in italiano), dal titolo originale "Why Italy Will Not Make It" (clicca qui per leggerlo in lingua inglese). Qui si rappresenta che l'Italia è molto vicina a quella situazione che gli economisti chiamano "trappola del debito", e che verosimilmente si dovrà procedere a una ristrutturazione del debito pubblico. Con riferimento all'enfasi riformista del Governo Renzi, attualmente in carica dal 22/02/2014, l'articolo evidenzia come "la natura e la portata delle riforme proposte (Senato, pubblica amministrazione, giustizia, scuola, legge elettorale ecc.) dimostrano infatti che l'Italia manca delle fondamenta, di tutto ciò di cui un normale paese occidentale dovrebbe essere dotato da almeno sessant'anni. Più che di ricostruzione, si dovrebbe parlare di edificazione tout court".

Written by: Danilo D'Amico Categories: Politica Economica, Debito, Macroeconomia

24
Luglio
2014

Quelli che il debito... Italia

Italian full-down debt crisis in November 2016?

Quelli che il debito... Italia

Come tutti sanno, l'Italia partecipa a un processo (lungo e articolato, la cui meta finale è ancora lontana e incerta) di federazione con altri stati europei, e lo fa con la consapevolezza storica che obiettivi di compattamento o di unificazione non sempre premiano tutti i partecipanti come questi vorrebbero. Quelle aree che partono svantaggiate corrono il rischio di non trovare concrete possibilità di emancipazione e possono restare durevolmente confinate ai margini dello sviluppo, con peggioramento delle condizioni di vita e la frustrazione per la disillusione rispetto alle aspettative.
In questo quadro d'insieme nel 2009 si è abbattuta la crisi economica generale, che è stata poi chiamata Grande Recessione.
Nel febbraio del 2010 (qualche mese prima del declassamento a junk bond del debito pubblico greco) affidavo a una piccola opera di narrativa (una raccolta di racconti) il compito di diffondere i miei timori per il futuro del Paese. (vedi qui).

Così scrivevo: "In quegli anni i sistemi politici dei vari paesi collassavano sotto il peso della corruzione e del populismo più sfrenati, con evidenti e pesanti ripercussioni nei relativi ordinamenti giuridici e contesti economici. Eppure allora nessuno sembrava presagire ciò che sarebbe successo poco più di dieci anni dopo, a cominciare da quella fredda mattina del 28 novembre 2016 in cui il default italiano sul debito pubblico avviò il crollo del sistema valutario di quella che allora veniva chiamata eurolandia. Quel giorno una folla inferocita invase e occupò gli uffici romani delle poste di viale Europa e nelle settimane che seguirono i disordini si moltiplicarono in tutto il paese. Da lì, come alpinisti in cordata, vennero giù una dopo l'altra le economie dei paesi collegati all'euro, a partire da quelle più fragili dell'est europeo, e non mancarono episodi di cannibalismo e protezionismo finanziario, tentativi estremi di ossigenare i tessuti economici ormai prossimi alla necrosi. Oggi noi, che sappiamo come sono andate le cose, che sentiamo ancora bruciare le ferite, possiamo dire, se non di aver capito, quantomeno di aver intuito quali dinamiche è bene preservare per garantire l'equilibrio dei sistemi politici ed economici. Questi sono sistemi complessi e possono funzionare solo se si assicura loro l'apporto dialettico di forze molteplici: il pluralismo è il loro carburante, tesi e antitesi sono i pistoni dei loro motori."
Perché questa pessimisica previsione? Non è forse meglio evitare di preoccuparsi troppo e non cadere in ansia?
Il fatto è che già nel 2010, a due anni dall'inizio della crisi, erano già ben chiare le dinamiche e prevedibili gli sviluppi. E lo sono ancora.

Il Sole 24Ore del 24/07/2014 porta un articolo sull'analisi congiunturale del Centro Studi Confindustria, in cui si dice che va male in Italia, dove la ripresa «non è nemmeno cominciata» e che il nostro Paese «era in crisi prima della crisi e continua a esserlo», come conferma la «dinamica piatta» del Pil nel 2014 stimata dal Csc.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Politica Economica, Debito, Macroeconomia

04
Maggio
2014

Utilizzo risorse informative - I sondaggi mentono?

Le presentazioni pubbliche dei sondaggi sono mezze verità?

Utilizzo risorse informative - I sondaggi mentono?

"La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta" - Theodor Adorno

Tutti sembrano concordi nell'affermare che l'informazione è una delle più importanti risorse della nostra epoca, oltre che consapevoli che quella che ci arriva attraverso giornali, radio, televisioni e Internet, è anche una risorsa fondamentale della vita democratica, nonché una fonte di potere. Dunque, in un Blog che si occupa di Debito e di Economia non stona una digressione su come le risorse informative vengono rese disponibili e utilizzate.

Se è vero che la libertà di scelta ha da sempre affascinato l'umanità, è altrettanto vero l'interesse umano per la predizione di eventi e, quindi, anche di scelte che altri uomini e donne andranno a compiere. Nelle società contemporanee gli oracoli di antica memoria sono stati sostituiti da strumenti predittivi a valenza statistica. In questo contesto, il Blog Etica Sempre (www.eticasempre.it) pone un'interessante quesito. Prendendo spunto dall'incolpevole istituto TECNE' (sondaggio del 13 marzo 2014) che si comporta come tutti gli altri analoghi istituti, Etica Sempre ci rappresenta come dovrebbero essere presentati i sondaggi, e cioè

ASTENUTI & C 49,60%
PD 14,80%
FORZA ITALIA 12,70%
M5S 10,60%
NUOVO CD 1,80%
LEGA NORD 1,19%
F.LLI D'ITALIA 1,66%
SEL 1,40%
UDC 1,10%
ALTRI 5,10%
TOTALE 100,0%

Ecco come invece il predetto sondaggio è stato presentato:
PD 29,50%
FORZA ITALIA 25,20%
M5S 21,10%
NUOVO CD 3,60%
LEGA NORD 3,80%
F.LLI D'ITALIA 3,30%
SEL 2,80%
UDC 2,20%
ALTRI 8,50%
TOTALE 100,00%

La rappresentazione pubblicata pone come base cento il totale degli intervistati che esprimono una preferenza.
Ad onor del vero, l'istituto TECNE' segnala almeno a parte che i non schierati rappresentano il 49,60% degli intervistati, ma vi sono altri casi in cui il dato è celato o comunque non evidenziato.
Questo modo di fare è corretto? Queste edulcorazioni informative sono innocue? Cosa si nasconde dietro di esse?

Written by: Danilo D'Amico Categories: Politica Economica, Antropologia, Riflessioni

24
Aprile
2014

Eurobancor - €B

Che fare con l'Euro?

Eurobancor  -  €B

Il dibattito economico sulla sostenibilità della moneta unica nel medio-lungo periodo è costantemente acceso e sembra proporre due soluzioni: abbandonare il prima possibile o continuare in una direzione comune?
A favore della seconda, un gruppo di economisti si è recentemente schierato contro l'uscita dall'euro. Tra essi, Lorenzo Bini Smaghi, Marcello De Cecco, Jean-Paul Fitoussi hanno definito tale scelta una tentazione pericolosa, che porterebbe paesi come l'Italia a una situazione di crisi ancora più grave dell'attuale.

Intanto l'Euro si rivaluta (vedi qui), o forse le monete degli altri paesi extra UE si svalutano: ma è un bene?

Quali sono gli elementi che portano alla convinzione che l'introduzione dell'euro sia un bene assoluto e non abbia invece contribuito mediamente a peggiorare la situazione degli stati membri dell'UE o di alcuni di loro rispetto ad altri?

Categories: Politica Economica, Moneta, Macroeconomia

21
Febbraio
2014

Soft Law? No grazie!

Benvenuti qui ... dove finisce il libero mercato

Soft Law?   No grazie!

La sig.ra Thesing è una giornalista e lavora per la Bloomberg, la quale svolge le sue attività a Londra (Regno Unito), con il nome di Bloomberg News. Il 20 agosto 2010, la sig.ra Thesing ha chiesto alla BCE di accedere a due documenti relativi all'utilizzo di operazioni in strumenti derivati nel finanziamento del deficit e nella gestione del debito pubblico in Grecia e nell'area dell'euro. Questi documenti richiestii:
- SEC/GovC/X/10/88a - doc.intitolato "L'impatto sul deficit pubblico e il debito da off-market swaps. Il caso greco"
- SEC/GovC/X/10/88b - doc.intitolato "Il Titlos transazione e l'eventuale esistenza di operazioni analoghe che influiscono sul debito delle amministrazioni pubbliche dell'area dell'euro o livelli di disavanzo"

La B.C.E. rifiutava l'accesso e fondava tale decisone sulla tutela dell'interesse pubblico per quanto concerne la politica economica dell'Unione europea e della Repubblica ellenica, nonché sulla tutela delle deliberazioni e delle consultazioni interne della BCE.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Politica Economica

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