28
Gennaio
2018

David Graeber e la storia del debito

Traduzione di un'interessante intervista del 26/08/2011

David Graeber e la storia del debito

Intervista a David Graeber pubblicata il 26/08/2011 sul blog Naked Capitalism.
L'intervistatore è Philip Pilkington, giornalista e scrittore irlandese.

Philip Pilkington: Iniziamo. La maggior parte degli economisti sostiene che il denaro è stato inventato per sostituire il baratto. Ma lei ha trovato qualcosa di diverso. Ho ragione?
David Graeber: Non si può dire diversamente: secondo la teoria economica mainstream tutte le transazioni provengono dal baratto. "Sai che ti dico? Ti dò venti dei miei polli per quella mucca". Oppure tre punte di freccia per quella pelliccia di castoro o per qualcos'altro che hai da offrirmi. Il baratto creava inconvenienti e disagi, forse perché il tuo vicino non aveva bisogno di polli in quel momento. Per questo si è stati costretti ad inventare il denaro.
Questa storiella risale almeno ad Adam Smith e, in un certo qual modo, è il mito che sta alla base della scienza economica. Ora, io sono un antropologo e noi antropologi sappiamo da molto tempo che si tratta di un mito, per il semplice fatto che, se ci fossero stati luoghi in cui gli scambi quotidiani si svolgevano secondo la formula "Ti dò venti polli per quella mucca", avremmo scoperto almeno uno o due esempi di questa pratica. Dopo tutto, simili esempi sono stati cercati fin dal 1776, anno in cui fu pubblicata per la prima volta "La Ricchezza delle Nazioni" (il noto testo di A. Smith, n.d.t.). Ma se ci si pensa per un momento, non sorprende che non abbiamo trovato nulla.

Pensate a ciò che s'intende con quel concetto. Fondamentalmente, che un qualche gruppo di contadini neolitici in un villaggio da qualche parte, i nativi americani o qualche altra comunità del genere, effettuavano scambi soltanto attraverso un sistema di commercio spot (un'operazione merce contro merce, che noi oggi potremmo definire "a pronti", cui si contrappongono le operazioni "pronti contro termine", in cui un bene viene trasferito oggi nell'aspettativa di ricevere in cambio domani un bene di eguale o maggior valore; n.d.t.]. Perciò, se il tuo vicino non ha quello che ti serve in questo momento, niente grandi affari.
Ovviamente, quel che realmente accade se vuoi la mucca del tuo vicino - ed è esattamente ciò che gli antropologi osservano quando degli individui si attivano per uno scambio reciproco - è questo: tu dici "Wow, bella mucca!", e lui risponde "Ti piace? Prendila!". Così facendo tu la prendi e resti in debito con lui di una mucca. Spesso poi, le persone nemmeno s'impegnano in uno scambio; se si trattasse di veri irochesi o di nativi americani, ad esempio, tutti questi beni sarebbero probabilmente distribuiti dai Consigli delle donne.
Dunque, la vera domanda non è quando il baratto generò un qualche mezzo di scambio, che poi venne chiamato denaro, ma piuttosto come si trasformò quel generico "Ti devo una mucca" in un preciso sistema di misura, cioè: quando il denaro diventò un'unità di conto?
Il record storico sembra spettare all'antica Mesopotamia, dove già nel 3.200 avanti Cristo questa trasformazione era avvenuta. Già a quel tempo vi era un elaborato sistema di moneta di conto e un complesso sistema di credito (la moneta intesa come mezzo di scambio o come unità circolanti standardizzate di oro, argento, bronzo o altro, arriverà molto più tardi).
Questa è la verità, e non la classica storiella di prima (quella che dice che prima c'è stato il baratto, poi il denaro, e poi finalmente è arrivato il credito). E' esattamente tutto il contrario. Debito e credito sono nati per primi, la moneta è arrivata migliaia di anni dopo. Quando capita di trovare il sistema di baratto del tipo "Ti dò venti polli per quella mucca", è di solito in luoghi dove prima c'erano dei mercati basati sulla moneta e che per qualche motivo - come nel 1998 in Russia, ad esempio - sono collassati, o nei quali la moneta è scomparsa dalla circolazione.
Philip Pilkington: Lei sostiene che nell'epoca in cui vennero scritti i primi resoconti storici, in Mesopotamia intorno al 3.200 a.C., c'era già in atto una complessa architettura finanziaria. In quell'epoca quindi la società era già divisa in classi di debitori e creditori? Se la risposta è no, quando ciò è avvenuto? Lei crede inoltre che sia questa la principale divisione in classi della storia umana?
David Graeber: Dal punto di vista storico, sembra che ci siano state due alternative.
Una è quella scoperta nell'Antico Egitto: uno stato forte e centralizzato, con un'amministrazione che riscuote tasse da chiunque non ne fa parte. Nella maggior parte della storia egizia, non si è sviluppata l'usanza di prestare denaro ad interesse. Probabilmente non ne avevano bisogno.
L'altra è quella della Mesopotamia, dove le cose stavano diversamente perché lo stato emerse in modo disomogeneo e incompleto. Inizialmente c'erano i grandi templi gestiti con un regime burocratico, poi arrivarono i sistemi di palazzo, ma non si trattava di veri e propri "governi" e non riscuotevano tasse dirette, che erano invece riservate alle popolazioni conquistate. Si trattava piuttosto di enormi complessi industriali, con le loro terre, il loro bestiame e le loro fattorie. Fu qui che il denaro venne impiegato per la prima volta come unità di conto. Veniva utilizzato per redistribuire le risorse all'interno di questi complessi.
I prestiti a interesse, a loro volta, hanno probabilmente la loro origine negli accordi fra gli amministratori e i mercanti che trasportavano, ad esempio, i manufatti in lana prodotti nelle fabbriche dei templi (che nei primi tempi erano, almeno in parte, imprese caritatevoli, per esempio case per orfani, rifugiati o disabili) e li commercializzavano in terre lontane scambiandoli con metallo, legname o lapislazzuli. I primi mercati si formarono ai margini di questi complessi e pare funzionassero in gran parte a credito, utilizzando le unità di conto dei templi.
Ma questo diede ai mercanti, agli amministratori del tempio ed agli altri benestanti l'opportunità di fare prestiti al consumo agli agricoltori, e poi, se il raccolto andava male, questi cominciavano a cadere nella trappola del debito.
Questo era il grande male sociale già nell'antichità - le famiglie si trovavano costrette a dare in pegno il bestiame e le terre e, dopo un po', persino le mogli e i figli potevano essere richiesti come pegno per i debiti. Spesso le persone decidevano di abbandonare le città, per unirsi a bande semi-nomadi, minacciando di tornare armati e di rovesciare l'ordine esistente. In queste situazioni i governanti comprendevano che l'unico modo per evitare il completo collasso sociale consisteva nel dichiarare tabula rasa o "pulire le tavole", cancellando tutti i debiti dei consumatori per ricominciare da capo.
Non a caso la prima parola utilizzata per esprimere il concetto di "libertà" è il termine sumerico amargi, che indicava la "libertà dai debiti" e che in senso letterale significava "ritorno alla madre": perché quando veniva dichiarata la tabula rasa, tutti i pegni offerti come garanzia del debito (che spesso erano delle persone, in genere familiari del debitore, n.d.t.) potevano "tornare a casa".
Philip Pilkington: Lei ha evidenziato nel suo libro che il debito è stato per molto tempo un concetto morale, prima di diventare un concetto economico. Ha inoltre sottolineato che si tratta di un concetto morale piuttosto ambivalente, che può essere inteso sia in senso positivo che negativo. Potrebbe dirci qualcosa di più? Qual è l'aspetto più rilevante?
David Graeber: Bene. Il concetto tende ad un movimento ricorsivo, in avanti a all'indietro. Potrei raccontarvi la storia in questo modo: ad un certo punto l'approccio egiziano (tasse) e quello mesopotamico (usura) si fusero insieme, e la gente si trovò a contrarre prestiti per pagare le tasse. Il debito fu così istituzionalizzato.
Anche le tasse furono la chiave per la creazione dei primi mercati basati sul denaro contante, dal momento che la moneta sembra essere stata inventata, o quanto meno si sia diffusa su ampia scala, per pagare i soldati. Ciò avvenne più o meno simultaneamente in Cina, in India e nel Mediterraneo, dove i governi scoprirono che il modo più semplice per rifornire le truppe consisteva nel rilasciare loro piccoli pezzi standard di oro o di argento (monete, n.d.t.), e poi chiedere al resto della popolazione di restituire quelle monete come mezzo di pagamento delle tasse. Fu così che il linguaggio del debito e quello della morale cominciarono a fondersi.
In sanscrito, ebraico e aramaico, "debito", "colpa" e "peccato" sono in realtà la stessa parola. La gran parte del linguaggio dei grandi movimenti religiosi - calcolo, redenzione, contabilità karmica e simili - è tratto dalla lingua della finanza antica. Ma quel linguaggio si trovò ad essere carente, inadeguato e contorto se applicato a qualcosa di completamente diverso. È come se i grandi profeti e i maestri religiosi non avessero avuto altra scelta che cominciare con quel tipo di linguaggio, perché era la lingua che esisteva all'epoca, ma adottandolo lo trasformarono nel suo opposto: un modo per dire che i debiti non sono sacri, ma che il perdono dei debiti, o la capacità di cancellarli, o di rendersi conto che i debiti non sono reali - questi sono atti veramente sacri.
Come è avvenuto tutto questo? Bene, ricordatevi che ho detto che la grande questione delle origini del denaro risiede in un sentimento di obbligo (un "Io ti devo"), che si trasforma in qualcosa che può essere quantificato con precisione. Ebbene, la risposta alla domanda sembra essere: grazie ad un potenziale di violenza. Se proponi a qualcuno un maiale e lui ti prospetta solo un paio di polli in cambio, puoi pensare che costui è uno spilorcio che vuol comprare a buon mercato e prenderti gioco di lui, ma è improbabile che tu elabori una formula matematica per misurare esattamente quanto a buon mercato sarebbe quello scambio. Invece, se in un combattimento qualcuno ti colpisce in un occhio, o uccide tuo fratello, allora si comincia a dire: "Le nostre usanze prevedono che la compensazione per questa offesa corrisponde esattamente a ventisette giovenche della migliore qualità, e se non verranno consegnate e se non saranno della migliore qualità, allora questo significa guerra!".
Il denaro, nel senso di un esatto equivalente, sembra arrivare da situazioni come questa, ma anche dalla guerra e dal saccheggio, dalla distribuzione del bottino, dalla schiavitù. Nell'Irlanda del primo medievo, ad esempio, la valuta più pregiata era rappresentata dalle donne schiave. In una qualsiasi casa, si sarebbe potuto stabilire il valore esatto di ogni cosa, anche se pochi degli oggetti erano destinati alla vendita. La valutazione veniva fatta solo per indicare l'ammontare del risarcimento nel caso qualcuno avesse danneggiati quegli oggetti.
Ma una volta capito che tasse e denaro cominciarono a diffondersi con la guerra, diventa più facile ricostruire cosa accadde realmente. Del resto, ogni mafioso lo capisce. Se si vuole instaurare un rapporto violento finalizzato all'estorsione, grazie a un potere assoluto, e poi trasformarlo in qualcosa di "morale", facendo addirittura sembrare che sono le vittime da biasimare, lo si trasforma in un rapporto di debito: "Mi devi parecchio, ma ti concedo ancora un po' di tempo ...".
Molti esseri umani nella storia devono aver detto queste parole ai loro debitori. Il punto cruciale è: che altra risposta potrebbe dare il debitore se non "Aspetta un attimo ... chi deve cosa a chi?" Naturalmente, per migliaia di anni, è precisamente questo che hanno detto le vittime del debito. Ma nel momento in cui lo dicevano, usavano il linguaggio dei loro governanti, e quindi ammettevano che debito e moralità erano davvero la stessa cosa. Questa è la situazione in cui si trovarono i pensatori religiosi, che iniziarono utilizzando il linguaggio del debito, per poi tentare di trasformarlo in qualcos'altro.
Philip Pilkington: Questo modo di pensare somiglia molto a quello di Nietzsche. Nella sua "Genealogia della morale", il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche sostiene che tutta la moralità si fonda sulla riscossione dei debiti sotto la minaccia della violenza. Il senso di obbligazione instillato nel debitore era, per Nietzsche, l'origine stessa della civiltà. Lei ha studiato nei minimi dettagli come moralità e debito si intrecciano fra loro. Come le sembra l'argomentazione di Nietzsche a distanza di più di 100 anni? Com'è cominciato tutto: prima la morale o prima il debito?
David Graeber: In tutta onestà, non sono mai stato tanto sicuro che Nietzsche parlasse seriamente in quel passaggio, o se l'intera argomentazione non fosse piuttosto un modo per scandalizzare il suo pubblico borghese; un modo insomma per sostenere che, se si parte dalle assunzioni del pensiero borghese riguardo alla natura umana, si finisce logicamente ad una conclusione che metterà a disagio la maggior parte di quel pubblico.
In effetti, nel suo ragionamento Nietzsche parte esattamente dalle stesse premesse di Adam Smith: gli esseri umani sono razionali.
Razionalità qui significa calcolo, scambio e quindi, autotrasporto e baratto; comprare e vendere è quindi la prima espressione del pensiero umano e precede ogni tipo di relazione sociale.
Ma questo rivela con precisione perché Adam Smith ha dovuto fingere che gli abitanti di un villaggio del Neolitico avrebbero fatto transazioni attraverso il commercio spot (vedi sopra, n.d.t.). Perché se non abbiamo delle preesistenti relazioni morali tra di noi, e se la morale emerge solo dallo scambio, allora le relazioni sociali che potranno svilupparsi tra due persone si formeranno solo se lo scambio è incompleto, cioè se qualcuno non ha pagato.
In questo caso, una delle due parti agisce in un modo "criminale", e la giustizia verrà istituita per consentirne la punizione tramite vendetta. Ne consegue che le leggi, quando ricorrono a formule del tipo "venti giovenche per un occhio strappato", in origine implicavano precisamente il contrario. Se devi a qualcuno venti giovenche e non sei in grado pagare questo tuo debito, costui è autorizzato a strapparti un occhio. La morale inizia con la "libbra di carne" di Shylock.
Inutile dire che non c'è alcuna prova di questo. Nitezsche inventò il ragionamento da cima a fondo. La domanda semmai è se lui ci credeva. Forse sarò un ottimista, ma preferisco pensare che non ci credeva.
In ogni caso, il ragionamento ha senso se si prendono per buone quelle premesse; ossia che tutte le interazioni umane sono basate sullo scambio e, quindi, che tutte le relazioni che si sviluppano sono fondate sul debito. Questo è però in contrasto con tutto ciò che effettivamente conosciamo o sperimentiamo della vita umana. Ma una volta che si comincia a pensare che il mercato è il modello per tutti i comportamenti umani, si arriva a queste conclusioni.
Se però si abbandona del tutto il mito del baratto e si considera una comunità dove le persone hanno già delle relazioni morali preesistenti (alle loro relazioni economiche, n.d.t.), per poi chiedersi com'è che quelle relazioni morali vengono successivamente inquadrate come "debiti" - cioè come qualcosa di esattamente quantificabile, impersonale e quindi trasferibile - beh, in questo caso la domanda è completamente diversa. In questo caso sì, bisogna partire dal ruolo della violenza.
Philip Pilkington: Interessante. Forse è questo il momento giusto per chiederle come rapportare il suo lavoro sul debito al classico saggio sul dono del grande antropologo francese Marcel Mauss sullo scambio di regali.
David Graeber: Oh, a mio modo, penso di lavorare secondo la tradizione maussiana. Marcel Mauss fu uno dei primi antropologi a chiedersi: bene, ma se non cominciò con il baratto allora com'è andata? Cosa fanno le persone che non usano il denaro quando i beni cambiano di mano? Gli antropologi hanno documentato un'infinita varietà di sistemi economici del genere, ma non hanno individuato dei principi comuni. Mauss notò che in quasi tutti questi sistemi, tutti si comportavano come se stessero semplicemente regalando qualcosa ad altri, negando in modo deciso di aspettarsi qualcosa in cambio. Ma in realtà tutti sapevano che c'erano delle regole implicite e coloro che ricevevano il dono si sentivano obbligati a dare qualcosa in cambio.
Ciò che affascinò Mauss era che questo sembrava essere universalmente vero. Ed è così anche oggi. Se invito a cena un economista fervente sostenitore del libero mercato, lui si sentirà in dovere di rendermi il favore e di invitarmi a cena in un'altra occasione. Potrebbe persino pensare di essere uno stupido se non lo fa, e questo anche se la sua teoria gli suggerisce che ha solo ottenuto qualcosa in cambio di niente e dovrebbe esserne contento. Perché funziona così? Qual è la forza che mi spinge a ricambiare un regalo?
Si tratta di un argomento molto importante, e dimostra che esiste sempre una certa moralità alla base di quella che chiamiamo "vita economica". Mi colpisce il fatto che se ci si concentra troppo su un solo aspetto della tesi di Mauss. Si finisce di nuovo così per ridurre tutto allo scambio, con la sola variante del fatto che alcuni fingono di non volere nulla in cambio. In realtà Mauss non concepiva tutto in termini di scambio. Questo diventa chiaro se si leggono gli altri suoi saggi oltre a quello sul dono. Mauss insisteva sul fatto che, oltre alla reciprocità, ci sono molti differenti principi in gioco in ogni società, inclusa la nostra.
Consideriamo la gerarchia, per esempio. I regali agli inferiori o ai superiori non devono essere ricambiati. Se il nostro economista viene invitato a cena da un suo collega, di sicuro egli penserà che dovrebbe ricambiare la cortesia; ma se lo invita un suo studente, penserà probabilmente che il solo fatto di accettare l'invito sia già di per sé una cortesia sufficiente. E se è George Soros ad offrirgli la cena, in quel caso non si sentirà affatto obbligato a ricambiarla. Nelle relazioni chiaramente asimmetriche, se dai qualcosa a qualcuno, è probabile che costui, lungi dal ricambiare, si aspetti che tu lo faccia di nuovo.
Un altro esempio sono le relazioni di tipo comunista - definisco questo tipo di relazioni, in accordo con Mauss, come quelle in cui gli individui interagiscono sulla base del principio "da ciascuno secondo le proprie capacità, a ciascuno secondo i propri bisogni".
In relazioni del genere gli individui non si affidano alla reciprocità dello scambio; ciò accade ad esempio quando cercano di risolvere un problema, anche all'interno di un'impresa capitalistica (come dico sempre, se un dipendente della Exxon dice, "Passami il cacciavite", l'altro non gli risponde "Si, ma tu cosa mi dai in cambio?"). In un certo senso, il comunismo è alla base di tutte le relazioni sociali - in quanto, se il bisogno è sufficientemente grande (io sto affogando) o il costo da sostenere abbastanza ridotto (posso avere della luce?), ci si aspetta che ognuno agisca in questo modo.
In ogni caso, ecco cosa ho ripreso da Mauss. Ci saranno sempre moltissimi principi di diverso tipo in gioco contemporaneamente in qualsiasi sistema sociale o economico. Questo è il motivo per cui non riusciremo mai a sistematizzare queste cose in una vera e propria scienza. L'economia ci prova, ma lo fa ignorando tutto tranne lo scambio.
Philip Pilkington: Passiamo ora alla teoria economica. L'economia ha alcune teorie abbastanza specifiche sulla moneta. C'è l'approccio mainstream che abbiamo discusso brevemente sopra; c'è la teoria del bene-moneta (Commodity Theory of Money), secondo la quale alcune merci sono servite come mezzo di scambio per sostituire le rudimentali economie sul baratto. Ma ci sono anche delle teorie alternative che stanno diventando sempre più popolari. Una è la teoria circuitista del denaro (Monetary Circuit Theory), secondo la quale tutto il denaro è un debito contratto da alcuni agenti economici. L'altra - che integra l'approccio circuitista - è la teoria cartalista (Chartalism), nella quale tutta la moneta è vista come un mezzo di scambio emesso da un ente sovrano ed è sorretta dalla sua capacità impositiva di riscuotere tributi. Cosa ci può dire di queste teorie?
David Graeber: Una delle mie fonti d'ispirazione per il mio libro "Debito: i primi 5.000 anni" è stata il saggio di Keith Hart intitolato "Two Sides of the Coin" ("Le due facce della moneta"). In quel saggio Hart sottolinea che non solo le diverse scuole economiche hanno differenti teorie sulla natura della moneta, ma che c'è anche motivo di credere che entrambe hanno ragione. Per la maggior parte della sua storia, la moneta è stata una strana entità ibrida che presenta le caratteristiche sia di un bene (moneta come oggetto), sia di una relazione sociale (moneta come credito).
Quello che credo di essere riuscito ad aggiungere a questa tesi è la consapevolezza storica che, pur essendo entrambe le cose, la moneta oscilla avanti e indietro: ci sono stati periodi in cui il credito veniva per primo, per cui si può adottare più o meno la teoria cartalista della moneta; mentre ci sono stati altri periodi in cui predominava la moneta corrente, per cui risultano più utili le teorie del bene-moneta. Tendiamo a dimenticare che nel medioevo, ad esempio, dalla Francia alla Cina, il cartalismo coincideva con il senso comune: il denaro era una pura convenzione; in pratica, era qualsiasi cosa il re fosse disposto ad accettare come pagamento delle tasse.
Philip Pilkington: Lei afferma che la storia oscilla fra periodi di moneta-merce e periodi di moneta virtuale. Non pensa che siamo arrivati a un punto della storia in cui, a causa dell'evoluzione tecnologica e culturale, potremmo assistere alla scomparsa definitiva della moneta-merce?
David Graeber: I cicli stanno diventando via via più brevi con il passare del tempo. Credo però che dovremo aspettare almeno 400 anni per scoprire se le cose stanno davvero così. È possibile che questa era stia volgendo al termine, ma quello che adesso mi sta più a cuore è il periodo di transizione.
Le ultime volte che abbiamo visto dei passaggi dalla moneta-merce alla moneta-credito non è stato un bello spettacolo. Per citarne alcuni abbiamo avuto la caduta dell'Impero Romano, l'Era di Kali in India e il crollo della dinastia Han... ci furono morte, catastrofi e massacri. Il risultato finale fu per molti versi profondamente liberatorio per la gran parte di coloro che vi sopravvissero - le forme di schiavitù che equiparavano gli schiavi agli oggetti (chattel slavery), per esempio, sono state in gran parte eliminate dalle grandi civiltà. Si è trattato di un risultato storico di grande rilievo. Per la maggior parte delle persone il declino delle città significò lavorare molto meno. Ad ogni modo, ci auguriamo che questa volta la transizione non sia così epica nelle sue dimensioni. Soprattutto se si considera che oggi i mezzi di distruzione sono di gran lunga più potenti.
Philip Pilkington: Cosa ritiene giochi il ruolo più importante nella storia dell'umanità: il denaro o il debito?
David Graeber: Dipende dalle definizioni. Se si definisce il denaro nel senso più ampio del termine, come un'unità di conto mediante la quale si può dire che 10 di questi valgono 7 di quelli, allora non ci può essere debito senza denaro. Il debito è soltanto una promessa che può essere quantificata con la moneta (così che diventa impersonale e, quindi, trasferibile). Ma se mi chiedete qual è stata la forma più importante che ha assunto il denaro, il credito o la moneta coniata, probabilmente dovrei rispondere: il credito.
Philip Pilkington: Passiamo ad alcuni dei problemi del mondo reale che oggi il mondo deve affrontare. Sappiamo che in molti paesii occidentali, negli ultimi anni, le famiglie hanno accumulato un'enorme mole di debito, dai debiti con carta di credito ai mutui ipotecari (questi ultimi rappresentano una delle cause principali della recente crisi finanziaria). Alcuni economisti affermano che la crescita economica, a partire dall'epoca di Clinton, si è basata essenzialmente su un aumento insostenibile dei debiti delle famiglie. Da un punto di vista storico, come considera questo fenomeno?
David Graeber: Da una prospettiva storica, la cosa è piuttosto inquietante. In realtà ci potremmo spingere più un là dell'era Clinton. Si può dire che quella che stiamo vedendo oggi è la stessa crisi che ci trovavamo ad affrontare negli anni '70; solo che siamo riusciti a schivarla per 30 o 35 anni grazie a tutti quegli elaborati strumenti di credito (e, naturalmente, con l'iper-sfruttamento del Sud globale attraverso la "Crisi del debito del Terzo Mondo").
Come ho detto, la storia eurasiatica, presa nei suoi contorni più ampi, oscilla avanti e indietro fra periodi dominati dalla moneta-credito, virtuale, e periodi dominati invece dalla moneta coniata e dai lingotti. Il sistema di credito dell'antico Vicino Oriente cedettero il passo ai grandi imperi schiavisti dell'era classica in Europa, India e Cina, che utilizzavano la moneta coniata per pagare le loro truppe. Con il medioevo, gli imperi vennero meno e lo stesso accadde alla moneta coniata: l'oro e l'argento venivano per la gran parte custoditi in templi e monasteri, e così il mondo tornò così al credito. Dopo il 1492, ricompaiono i grandi imperi mondiali, e, con essi, le monete coniate in oro e in argento, insieme con la schiavitù.
Quello che è accaduto da quando Nixon abolì il gold exchange standard nel 1971 ha rappresentato un altro giro di ruota, anche se ovviamente transizioni del genere non accadono mai due volte allo stesso modo. In un certo senso, penso che abbiamo fatto dei passi indietro. Nel passato, i periodi caratterizzati dalla moneta-credito virtuale furono anche periodi in cui esistevano forme di protezione sociale per i debitori. Se si riconosce che il denaro è soltanto una convenzione sociale, un credito, un "pagherò", allora cosa può frenare le persone dal creare denaro all'infinito? E come evitare che i poveri cadano nelle trappole del debito e diventino effettivamente schiavi dei ricchi? È per risolvere problemi del genere che abbiamo avuto la "pulitura delle tavole" in Mesopotamia, i Giubilei biblici, le leggi medievali contro il prestito ad usura, sia nel mondo cristiano che in quello islamico, e così via.
Fin dall'antichità si pensava che lo scenario peggiore in grado di portare a un totale collasso sociale fosse proprio una grave crisi del debito; la gente comune sarebbe diventata così indebitata nei confronti dell'uno o due percento della popolazione che avrebbe cominciato a vendere come schiavi i membri della propria famiglia, o alla fine, anche se stessi.
Cosa accade invece oggi? Invece di creare un qualche genere di istituzione sovranazionale per proteggere i debitori, si creano queste grandiose istituzioni planetarie come FMI (il Fondo Monetario Internazionale) e S&P (Standard & Poor's) per proteggere i creditori. Queste istituzioni dichiarano, in spregio ad ogni logica economica, che nessun debitore dovrebbe mai essere autorizzato all'inadempimento. Inutile dire che il risultato è catastrofico. Stiamo sperimentando qualcosa che - almeno per me - assomiglia esattamente a ciò di cui gli antichi avevano più paura: una popolazione di debitori che cammina sul limite della catastrofe.
E mi permetto di aggiungere che, se Aristotele fosse tra di noi oggi, dubito seriamente che penserebbe che la distinzione fra affittare o vendere sé stessi o i membri della propria famiglia per lavorare, sia qualcosa di più che una sfumatura legale. Concluderebbe probabilmente che la maggior parte degli americani sono, da tutti i punti di vista, degli schiavi.
Philip Pilkington: Ha detto che il FMI e S&P sono istituzioni orientate principalmente a riscuotere debiti in nome dei creditori. Sembra che ciò sia avvenuto anche nell'Unione Monetaria Europea. Cosa pensa dell'attuale situazione in Europa?
David Graeber: Penso sia un chiaro esempio del perché gli accordi esistenti sono chiaramente insostenibili. Ovviamente "l'intero debito" non può essere pagato. Ma anche quando alcune banche francesi hanno offerto volontariamente garanzie per la Grecia, le altre hanno comunque insistito nel trattarla come se fosse fallita. Il Regno Unito ha preso una posizione persino più assurda, secondo cui questo vale anche per i debiti che i governi devono alle banche che sono state nazionalizzate - il che vorrebbe dire, tecnicamente parlando, anche per i debiti che i greci devono a sé stessi! Se questo poi significa che i pensionati disabili non saranno più in grado di usufruire del trasporto pubblico, o che i centri giovanili dovranno essere chiusi, questo esprime semplicemente "la realtà della situazione", come la chiamano loro.
Queste "realtà" si stanno rivelando sempre più spesso come realtà di potere. In tutta chiarezza, qualsiasi pretesa che i mercati siano autosufficienti e che i debiti debbano sempre essere onorati, è stata spazzata via nel 2008. Questo è uno dei motivi per cui penso che assisteremo ad una reazione molto simile a quella che abbiamo visto al culmine della crisi del debito del Terzo Mondo - quello che fu chiamato, in modo piuttosto assurdo, "Movimento no-global". Questo movimento chiedeva una vera democrazia, e cercava di mettere in pratica forme di democrazia diretta e orizzontale. Dall'altra parte c'era la temibile alleanza tra le élite finanziarie e i burocrati globali (sia che si tratti dell'FMI, della Banca Mondiale, del WTO, ora dell'Unione Europea o di quello che avete voi).
Quando migliaia di persone cominciano a radunarsi nelle piazze in Grecia e Spagna invocando una vera democrazia, quello che stanno realmente dicendo è: "Attenti, nel 2008 avete fatto scappare i buoi dalla stalla. Ma se il denaro è soltanto una convenzione sociale, una promessa, una serie di pagherò, e se persino miliardi di debiti possono essere cancellati se qualcuno che ha sufficiente potere lo chiede, se democrazia significa davvero qualcosa, allora ognuno deve poter dire la sua sul processo di realizzazione e rinegoziazione di queste promesse". Trovo tutto ciò straordinariamente incoraggiante.
Philip Pilkington: In generale, come pensa si svilupperà l'attuale crisi finanziaria e debitoria? Senza chiederle di sbirciare nella proverbiale sfera di cristallo, perché è una cosa sciocca da chiedere a chiunque, cosa pensa ci attenderà nel futuro? In che direzione dovremmo orientarci?
David Graeber: Circa il futuro a lungo termine, sono abbastanza ottimista. Avremmo potuto cominciare a fare qualcosa 40 anni fa, ma se pensiamo in termini di cicli di 500 anni, 40 anni non sono nulla. Alla fine si dovrà riconoscere che, in una fase caratterizzata dalla moneta virtuale, devono essere attuate alcune misure di sicurezza, e non solo per proteggere i creditori. Quante catastrofi ci vorranno per riuscirci? Non saprei dirlo.
Ma nel frattempo dobbiamo porci un'altra domanda: una volta che avremo fatto queste riforme, quello che ne risulterà potrà ancora essere chiamato "capitalismo"?

Debito5000

Link al altro articolo: DoppioZero

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Author; Danilo D'Amico Categories: Debito, Educazione Finanziaria, Antropologia

About the Author

Danilo D'Amico

Danilo D'Amico

Dottore Commercialista e Revisore Contabile

Si interessa di problematiche macro-economiche e finanziarie, con particolare riferimento all' economia monetaria e creditizia e alla finanza comportamentale.

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I Dati sono trattati per il tempo necessario allo svolgimento del servizio richiesto dall'Utente, o richiesto dalle finalità descritte in questo documento, e l'Utente può sempre chiedere l'interruzione del Trattamento o la cancellazione dei Dati.
Finalità del Trattamento dei Dati raccolti
I Dati dell'Utente sono raccolti per consentire al Titolare di fornire i propri servizi, così come per le seguenti finalità: Visualizzazione di contenuti da piattaforme esterne, Statistica e Interazione con social network e piattaforme esterne.
Le tipologie di Dati Personali utilizzati per ciascuna finalità sono indicati nelle sezioni specifiche di questo documento.
Dettagli sul trattamento dei Dati Personali
I Dati Personali sono raccolti per le seguenti finalità ed utilizzando i seguenti servizi:
Interazione con piattaforme esterne e social network (Facebook), contatto via email
Statistica
Visualizzazione di contenuti da piattaforme esterne
Ulteriori informazioni sul trattamento
Difesa in giudizio
I Dati Personali dell'Utente possono essere utilizzati per la difesa da parte del Titolare in giudizio o nelle fasi propedeutiche alla sua eventuale instaurazione, da abusi nell'utilizzo della stessa o dei servizi connessi da parte dell'Utente.
L'Utente dichiara di essere consapevole che il Titolare potrebbe essere richiesto di rivelare i Dati su richiesta delle pubbliche autorità.
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Log di sistema e manutenzione
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Maggiori informazioni in relazione al trattamento dei Dati Personali potranno essere richieste in qualsiasi momento al Titolare del Trattamento utilizzando le informazioni di contatto.
Esercizio dei diritti da parte degli Utenti
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