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10
Novembre
2013

Perchè tante persone sono così credulone in ambito finanziario?

Extraordinary Popular Delusions and the Madness of Crowds

Perchè tante persone sono così credulone in ambito finanziario?

Dopo aver compreso le dinamiche dei contesti finanziari, le grandi responsabilità che questi hanno verso il pubblico, e i disastri che possono provocare, è lecito domandarsi: come è possibile che così tante persone, in diverse epoche storiche, siano così ingenue e disarmate intellettualmente da mettere pericolosamente in gioco le loro ricchezze?

Con ogni probabilità questa domanda se la pose, nel 1841, un giornalista scozzese di nome Charles Mackay, che pubblicò un interessantissimo libro dal titolo "Extraordinary Popular Delusions and the Madness of Crowds".

Sfortunatamente nessun editore lo ha mai proposto nel mercato editoriale italiano, eccezion fatta per Il Sole 24 ore che nel 2000 ha pubblicato "La pazzia delle folle, ovvero le grandi illusioni collettive", dal sottotitolo "Un classico riscoperto sulla storia delle crisi finanziarie", con traduzione di Fabio Galimberti. Detto libro è oggi introvabile e del saggio di Mackay riporta solo i capitoli inerenti l'ambito finanziario. 

Il libro di Charles Mackay era diviso in tre parti e riguardava delusioni collettive in ambito finanziario, National Delusions; follie collettive in ambito magico-esoterico, Peculiar Follies; miraggi collettivi in ambito religioso come le crociate e mitologico in senso ampio, come l'ammirazione popolare per i grandi ladri, Philosofical Delusions.

Potete leggere l'opera originale in inglese cliccando qui.

La traduzione parziale de Il Sole 24Ore riporta: la prefazione di Mackay; La denaromania, il progetto Mississipi (Money Mania, The Mississippi Scheme); La bolla della Compagnia dei Mari del Sud (The South Sea Bubble); La tulipomania (The Tulipomania); Ammirazione popolare per i grandi ladri (Popular Admiration of Great Thieves).

Quale commento del libro de Il Sole 24Ore si riporta qui di seguito l'estratto di un post di Antonella Beccari del 18/02/2010 reperibile qui.

* * * * *

Estratto dal post di Antonella Beccari del 18/02/2010

In LA DENAROMANIA, Mackay ci racconta le vicende di John Law (il cognome è un programma), di cui ancora oggi si discute se sia stato vittima o peccatore. Nativo di Edimburgo, giocatore e viaggiatore di forza dal momento che le sue gesta avevano prodotto situazioni discutibili nel paese natale, sbarcò in Francia e, dopo la morte di Luigi XIV si trovò un amico a corte, lo stesso duca d'Orlèans che aveva preso la reggenza in luogo dell'erede al trono, un bambino di sette anni. Qui trovò il naturale terreno e l'amicizia per creare quel grande progetto finanziario che sfociò nella creazione della banca Law & Company e che portò, successivamente, a quell'altro grande progetto conosciuto dai più come il progetto Mississippi e che consisteva nella creazione di una Compagnia "che avrebbe avuto il privilegio esclusivo del commercio col grande fiume Mississippi e con la provincia della Louisiana". Questo implicava anche che la Compagnia sarebbe stata l'unica a poter raccogliere le tasse e battere moneta. Incominciò una frenesia speculativa in tutta la nazione. Tutti, ricchi e poveri, avevano davanti agli occhi visioni di ricchezze sconfinate. Operatori di Borsa si installavano dovunque tanto che il governo dovette far fronte con restrizioni. Ma, in mezzo a questa follia collettiva, pressioni mal direzionate fecero emettere un'eccessiva creazione di cartamoneta, alcuni cominciarono a voler ritirare in metallo prezioso e portarselo all'estero, finchè la cartamoneta finì col non valere più nulla. John Law - vittima o peccatore? - ricominciò la sua vita di girovago, riuscì a ritornare in Inghilterra ma morì a Venezia in condizioni di indigenza. Sul suo epitaffio fu scritto: "Qui giace quel celebre scozzese / Quel calcolatore senza eguale / Che con le regole dell'algebra / Ha mandato la Francia in ospedale" ["Ci gît cet ecossais célèbre, Ce calculateur sans égal, Qui, par les règles de l'algèbre, A mis la France à l'hôpital"]

La BOLLA DELLA COMPAGNIA DEI MARI DEL SUD riguardò, invece, l'Inghilterra del Settecento che, edotta dalla sorella francese, ebbe ripercussioni un po' meno disastrose ma, ugualmente, portò la gente a punte di pazzie febbrili e il governo in ginocchio. La Compagnia era nata ad opera di Harley, conte di Oxford, per ridare credito alle finanze pubbliche e rimborsare obbligazioni dell'esercito e della marina e di parte del debito pubblico; in cambio le si garantiva il monopolio del commercio con i Mari del Sud. Camminare per Exchange Alley e Cornhill diventò impossibile perché, da dovunque, arrivava gente a comprare azioni, spesso impegnando tutto quel poco che aveva. E dovunque nascevano nuove compagnie per azioni. I progetti arrivarono quasi al centinaio e servivano solamente a far salire le azioni sul mercato. "Uno questi fu un progetto relativo a una ruota in moto perpetuo" con capitale di un milione (di sterline, si intende). Addirittura, tra i più fantasiosi e ridicoli, ci fu il progetto "una compagnia che si propone di portare avanti un'impresa altamente conveniente, ma che nessuno sa cosa sia". Sarebbe tutto molto divertente, se non fosse che, quando la bolla si sgonfiò, intere famiglie restarono senza un tetto.

La TULIPOMANIA fu, invece, una stregoneria finanziaria che attecchì un po' in tutta Europa ma, soprattutto, in Olanda dove, ancora oggi, è nota la passione dell'olandese per questo fiore. I tulipani erano una delle rarità di allora e si pagavano patrimoni per un solo bulbo: per esempio, un bulbo per l'equivalente di una intera magione. La follia sfociò quando l'acquisto del bulbo di tulipano non servì più al collezionista, ma diventò l'acquisto per la rivendita con un guadagno del cento per cento. Alla fine qualcuno avrebbe perso tutto, evidentemente.

Ne l'AMMIRAZIONE POPOLARE PER I GRANDI LADRI Mackay dice: "... i popoli di tutti i paesi guardano con ammirazione ai ladri grandi e famosi". Robin Hood non è mai caduto di moda e anche tra i moderni cartoni animati per bambini non manca una versione moderna del ladro gentiluomo Arsenio Lupin, il Lupin III di Monkey Punch - alias Kazuhiko Katō - verosimilmente nipote dell'originario Lupin. Qualcuno si è dimenticato di quel francese che un paio d'anni fa si è volatilizzato con una cifra così astronomica che non riesco nemmeno ad immaginarmela, furtata al sistema bancario attraverso sistemi informatici? E' uscita la notizia per un paio di giorni, poi nulla più si è saputo. Poca pubblicità al fatto e per ovvi motivi... I ladri di Mackay sono i più disparati, ci sono perfino i banditi italiani, ma tutti hanno un fondo comune: il favore popolare. Dice Mackay al riguardo, citando alcuni poeti "se, con le loro dolci rime, potranno convincere il mondo che questi eroi altro non sono che filosofi fraintesi, nati con qualche epoca di ritardo, con un amore sia pratico che teorico per la buona vecchia e semplice regola, prendere a chi ha il potere e tenere quel che si può, il mondo forse diventerà più saggio, e acconsentirà a una distribuzione migliore delle sue cose belle, riconciliando i ladri con la loro epoca, e l'epoca con loro. Sembra più probabile, però, che sia destinato a restare l'incantesimo degli incantatori."

Nella bella prefazione di Fabrizio Galimberti si vede dove sta la modernità di un saggio economico scritto più di centocinquanta anni fa. E' moderno perché, una volta - a differenza di oggi - l'analisi di un episodio o di un fatto economico non doveva rientrare in schemi interpretativi precostituiti. Il saggista - che era un eclettico - non considerava solamente interpretazioni matematiche o di profitto, ma anche gli aspetti psicologici sociologici storici e le motivazioni, nel "desiderio di capire", di darsi una risposta. E' poi moderno perché le vicende sì, sono antiche, ma allo stesso tempo attuali perché - pur essendoci un abisso fra l'economia del Sei o Settecento e quella attuale - "si potrebbero descrivere con le stesse parole la crisi dei tulipani del 1637 e il crollo di Wall Street del 1987". Galimberti riporta un vecchio detto anglosassone - " si possono ingannare tutti per un certo tempo, o si possono ingannare alcuni per tutto il tempo, ma non si possono ingannare tutti per tutto il tempo" - ma, nel caso del Mississippi e dei Mari del Sud si ingannarono tutti per un certo tempo.

Resta il fatto, dico io, che esiste un fattore zero, in cui non c'è profitto né perdita. Il più uno da una parte è sicuramente meno uno dall'altra. Il boomerang gira gira e torna a chi lo tira ma, in questo mondo di profitti, il boomerang torna agli ultimi, i quali non sanno di essere gli ultimi e, come tali, perdono. Ma, se non fossero stati gli ultimi, non avrebbero perso. Quindi, quanta pietà per gli ultimi che, come tutti, avevano deciso di giocare? La ricchezza non si fa con i soldi e quella collettiva, men che meno.

E, mentre una parte gioca e vince (perché non sono ancora gli ultimi di questa folle catena di sant'Antonio), gli altri che non giocano si sentono tanto onesti ma anche tanto stupidi; fino a quando la bolla non si sgonfia.

E allora i non-giocanti ridono.

Come risero i lettori dei quotidiani che pubblicarono la notizia del francese - quella notizia che avevo raccontato poco fa in merito all'argomento dell'ammirazione popolare per i ladri - a sentire che un intero sistema bancario era stato defraudato, poverino, di una cifra folle, con l'uso dei suoi stessi terminali. Tra i vari commenti, avevo sentito qualcuno dire che le gesta del francese erano meglio di una manifestazione no-global, perché chi ragiona solo coi profitti, bisogna toccarli sui profitti, altrimenti non capiscono.

Antonella Beccari

Categories: Educazione Finanziaria, Come difendersi, Letteratura / Cinema / Arte

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