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Mission

Written by Super User on 27 Ottobre 2013

Mission

 

 

 

 

 Questo Blog ha due scopi ben definiti.

1) FAR COMPRENDERE L'IMPORTANZA DELLA FENOMENOLOGIA DEL DEBITO, le sue implicazioni in ambito macroeconomico e l'urgenza di una appropriata sistematizzazione nella filosofia del diritto.
Nell'affrontare questo aspetto osserviamo che, se ancora J. M. Keynes credeva che il denaro ha importanza per quello che può procurare, noi oggi dovremmo essere abbastanza maturi da aver compreso che esso è importante per i debiti che riesce ad estinguere. Nei sistemi economici contemporanei i beni e i servizi ce li procuriamo più per mezzo della contrazione di debiti che mediante pagamenti in denaro. I mercati dove si possono contrarre i debiti, però, sono lasciati sguarniti di regole di effettiva tutela delle masse dei debitori, con evidente vantaggio dei pochi che ivi operano come creditori; operatori questi spesso affetti da un preoccupante gigantismo. Per questo è ormai necessario e urgente riconoscere una tutela costituzionale ai diritti del cittadino-debitore.
2) TENERE GLI OCCHI APERTI sul mondo dell'economia e della finanza e dimostrare che il filone dominante (mainstream) dell'economia teorica (noto come modello walrasiano o neoclassico) è in parte fondato su premesse erronee e basi instabili, e che richiede, quindi, una ragionevole opera di revisione. A titolo esemplificativo, indichiamo come compendio della dottrina macroeconomica prevalente il testo di Olivier J. Blanchard, Macroeconomia, Ed. Il Mulino, 2011.
Il manuale di Blanchard rappresenta la versione avanzata della cosiddetta "sintesi neoclassica" che trae origine dal cosiddetto modello IS-LM con il quale John Hicks, nel 1937, avviò il noto e discusso tentativo di assorbimento del tipico problema keynesiano della carenza di domanda di merci all'interno di un impianto concettuale tradizionale di tipo neoclassico.

IL "CREDO" CONTESTATO: Secondo la corrente di pensiero illustrata in questo blog l'errore in cui è caduta la teoria macroeconomica è quello di dare per scontato che la domanda di moneta dipenda esclusivamente dal reddito individuale reale (disponibilità di beni e servizi) e dal tasso d'interesse monetario, relazione che sta alla base della costruzione della curva LM. Questo errore è risalente nel tempo. Si può rinvenire fin nelle prime speculazioni del pensiero economico, allora annoverato come una branca del pensiero filosofico. Alla base del mainstream economico vi è dunque la credenza che chi perviene a maggiori livelli di reddito abbia bisogno di (e quindi domandi, per esprimerci con la terminologia ortodossa) una maggiore quantità di moneta. Secondo tale assunto, se all'aumentare del reddito reale individuale l'offerta di moneta restasse costante i sistemi finanziari ritroverebbero l'equilibrio esprimendo un tasso d'interesse più elevato, tale da riconciliare la domanda con l'offerta di moneta: gli individui, allettati dal maggior tasso d'interesse, convoglierebbero verso i titoli finanziari (più redditizi perché è aumentato il tasso d'interesse) il loro surplus di domanda di moneta (derivante dal predetto aumento del loro reddito reale).  Con questa ipotesi, la politica economica si ritroverebbe per le mani uno strumento per intervenire nell'economia: la politica monetaria (espansiva: aumentando la quantità di moneta in circolazione ne potrebbe conseguire un aumento del reddito individuale reale, a condizione però che l'incremento di base monetaria non si sterilizzi sul tasso di interesse dei titoli - restrittiva: il contrario). Ma per chi scrive quanto appena illustrato non è un fatto certo, ma una credenza (un dogma), frutto di una speculazione di pensiero.

L'ERRORE:  Dunque, non è affatto certo, né risulta l'esistenza di prove al riguardo, che a maggiori livelli di reddito individuale reale debba necessariamente corrispondere un maggior fabbisogno di moneta. Nel sistema economico l'individuo può esprimere la propria domanda di beni e servizi, o anche di titoli finanziari, senza avere necessità di ricorrere alla moneta. Gli operatori economici, per compiere le loro gesta in campo economico e finanziario, non hanno necessariamente bisogno di ricorrere alla moneta, possono farlo (e lo fanno) a credito. In effetti, per quanto riguarda la moneta, il credo economico neo-classico può essere così sintetizzato:  1) c’era una volta il baratto; 2) il baratto era scomodo e dispendioso, così arrivò la moneta; 3) dopo arrivarono le banche e il credito.  Il baratto è un esempio di “transazione finita”: io do una cosa a te e tu una a me, e il rapporto tra noi finisce qui. Questo suo carattere di "finitezza" faceva in modo che in tempi lontani il baratto venisse di regola utilizzato per concludere operazioni commerciali tra stranieri o addirittura tra nemici (cioè tra soggetti che non potevano intraprendere relazioni economiche stabili). La "finitezza della transazione" resta la stessa anche nel caso dell'utilizzo della moneta, dove in fondo si "baratta" un bene contro moneta.  Già dai primi del ‘900 una parte della riflessione economica cominciò a ritenere che la storia monetaria fosse stata scritta al contrario: non è cominciato tutto col baratto, per poi scoprire la moneta e arrivare a sviluppare un sistema del credito. Il credito c’era già prima e solo dopo è arrivata la moneta, che non ha mai soppiantato il sistema del credito. Sembra addirittura che il baratto sia un sottoprodotto fortuito dell’uso della moneta: chi era abituato a utilizzare la moneta e si veniva a trovare per una ragione o per l’altra senza liquidità, ricorreva al baratto. Così è oggi, come in passato. Maggiori livelli di reddito reale possono essere compatibili con lo stesso livello di domanda di moneta presente nel sistema economico. Le transazioni economiche non sono necessariamente caratterizzate dal requisito della "finitezza" (tipico dello scambio monetario), ma s’instaurano nell'ambito di un rapporto stabile tra i soggetti coinvolti, che operano con rapporti di debito/credito, spesso non assistiti da garanzie attendibili. Lo sanno bene le banche e gli operatori finanziari che creano la cosiddetta “moneta bancaria”, sono soliti ricorrere a pratiche di compravendita "allo scoperto", ecc. Nella buona sostanza, se con il termine "moneta" intendiamo ciò che è in grado di farci acquisire la disponibilità di beni, servizi e titoli finanziari, dovremmo considerare moneta anche il credito che gli operatori si concedono reciprocamente nel porre in essere le loro transazioni, e non solo (come invece fa la teoria economica prevalente) la base monetaria presente nel sistema economico. Dunque, non solo non è possibile dimostrare l'esistenza di una relazione univoca e scontata tra domanda di moneta, reddito reale e tasso d'interesse, ma è anche inverosimile credervi.  Ciò sta a significare che non è possibile teorizzare un meccanismo che porti verso l'equilibrio i mercati monetari e finanziari, nemmeno ricorrendo a suggestivi grafici e articolate equazioni, come pretende di fare la macroeconomia neoclassica. La curva LM non ha senso, perché non hanno senso le premesse su cui si fonda la sua costruzione. Ad un’analisi accorta l’intero impianto del modello walrasiano sembra fondato su ingenue premesse e fragili supposizioni. Esso teorizza l’equilibrio generale del sistema economico, garantito dalla naturale efficienza dei mercati. Nel sistema neoclassico qualsiasi scostamento dall’equilibrio ha vita breve, talmente breve che non varrebbe la pena di impegnare risorse pubbliche per porvi rimedio. Non sempre è possibile distinguere tra incompetenza e inganno, ma la Grande Recessione di questi anni ha messo in evidenza come questo credo fondamentalista nell’economia di mercato abbia eroso qualsiasi senso di comunità, permesso lo sfruttamento di persone inconsapevoli e vulnerabili, creato sempre maggiori differenze sociali.  Eppure la dottrina economica è ferma sul dogma del mercato da ben oltre due secoli. Una fascinazione e un immobilismo così duraturi non devono stupire troppo.

UN PRECEDENTE NELLA STORIA DELLA MEDICINA: IL PARADOSSO DI GALENO DI PERGAMO:  Ricordiamo qui, a mero titolo di esempio, un importante precedente nella storia della medicina. "I medici del Medioevo e del Rinascimento erano educati ad affermare un dogma tanto nemico del progresso scientifico a causa del retaggio intellettuale di un uomo, Galeno di Pergamo, medico greco del secondo secolo"  Sherwin B. Nuland, Storia della Medicina, Mondadori, 1992, pag. 37. La biologia-teologia di Galeno fu caratterizzata da una serie di contraddizioni. Egli fu, al tempo stesso, il pioniere del metodo sperimentale nell'indagine medica e l'ostacolo che, per oltre millecinquecento anni dopo la sua morte, ne impedì ogni ulteriore sviluppo. Galeno, come anche i suoi predecessori, sentiva la necessità di costrure uno schema concettuale della meccanica dell'organismo. Identificò i tre organi fondamentali (cuore, cervello e fegato) e gli elementi essenziali (pneuma, calore intrinseco e i quattro umori essenziali: bile nera, bile gialla, flemma e sangue). Nella sua formulazione lo pneuma, presente nell'aria inspirata, penetrava nel ventricolo sinistro del cuore, dove si trasformava in "pneuma vitale". Il sangue proveniente da ventricolo destro del cuore si mescolava allo pneuma vitale presente nel ventricolo sinistro e veniva scaldato dal cuore, sede del calore intrinseco. A questo punto, una parte dello pneuma vitale va verso il cervello e diventa "pneuma psichico", che servirà ad alimentare i nervi, mentre un'altra parte si dirige verso il fegato, dove viene mescolato al sangue ivi prodotto e diventa "pneuma vegetativo", che servirà ad alimentare l'organismo. Il ruolo del fegato, nella formulazione galenica, era quello di assorbire il cibo già digerito per trasformarlo in sangue. Lo schema dunque è che nelle vene passa il sangue che porta l'alimentazione, nelle arterie passa lo pneuma che dà la vita e nei nervi passa lo pneuma psichico che porta movimento e sensibilità ai tessuti; la periferie è collegata al centro della vita e del calore intrinseco mediante la rete mirabile. Nel secondo secolo e anche (ahimè) nel diciassettesimo sembrava che in questo disegno ci fosse una rassicurante coerenza. Ma quando Andrea Vesalio nel 1543 dimostrò l'inesistenza nell'uomo della rete mirabile e William Harvey nel 1628 scoprì la circolazione sanguigna il modello concettuale di Galeno crollò.  Ne conseguì il progressivo abbandono della pratica terapeutica del salasso, perorata vigorosamente da Galeno in quanto coerente con il suo sistema teorico (sangue prodotto dal fegato e teoria umorale), ma poi rivelatasi priva di fondamento e in molti casi dannosa per il paziente.

GLI STRUMENTI DELLA POLITICA MONETARIA: Una volta appurato che non esiste una relazione certa ed univoca tra domanda di moneta, reddito reale e tasso d'interesse dei titoli finanziari, c'è da chiedersi se le politiche monetarie possano effettivamente avere gli effetti che la teoria economica loro ascrive.  Bisogna chiedersi se il sistema economico sia effettivamente teso a ricondursi verso un equilibrio o se, invece, possa rimanere prigioniero, anche indefinitamente, di situazioni di sotto utilizzo delle risorse.  Nulla di nuovo fin qui, sono gli stessi interrogativi che poneva ‪John Maynard Keynes negli anni trenta. Quel che deve far riflettere è il fatto che ci si ostini a tenere sotto controllo la cosiddetta base monetaria, ma contemporaneamente si lasci la massima libertà alla creazione del debito, pubblico e privato. Quest'ultimo in particolare viene creato e gestito nei mercati finanziari,  appannaggio di banche e altre istituzioni finanziarie, che hanno operato per eliminare ogni regola, in particolare quelle fissate all’indomani della Grande Depressione degli anni trenta (deregulation). Sono arrivati così a creare strumenti finanziari che presentano risvolti economici e morali che dovrebbero farci arrossire, generando una mole enorme di debito privato che non avrebbe mai potuto essere onorato. Dopo l’avvio della Grande Recessione nel 2008 questi ingenti debiti privati sono, di fatto, finiti nei bilanci degli Stati nazionali, che si sono responsabilizzati per salvare gli operatori finanziari travolti dal debito che loro stessi avevano creato. Oggi, dunque, sono i bilanci degli Stati a soffrire per l’eccesso di debito pubblico e i conseguenti oneri per interessi che appesantiscono la gestione corrente. Quale senso ha governare solo la base monetaria?  Bisogna porre regole ai mercati finanziari dove si origina debito privato? E' utile prevedere un tetto per il debito pubblico?

UN SISTEMA "LIBERALE", NON UNA DERIVA "LIBERISTA":  Bertrand Russel, nell'introduzione alla sua "Storia della filosofia occidentale", ci ricorda che "Ogni comunità è esposta a due opposti pericoli: da una parte la mummificazione, attraverso l'eccessiva disciplina e l'eccessivo rispetto per la tradizione; dall'altra parte la dissoluzione e l'assoggettamento alla conquista straniera, attraverso l'accrescersi di un individualismo e di una indipendenza personale che rendono impossibile la collaborazione. In generale le civiltà importanti cominciano con un sistema rigido e superstizioso, che gradualmente si rilassa e che a un certo punto conduce a un periodo di brillanti geni, mentre il buono della vecchia tradizione permane ed il male inerente al suo dissolversi non si è ancora sviluppato. Ma allorché il male si manifesta, esso porta all'anarchia e poi inevitabilmente a una nuova tirannide, che produce una nuova sintesi rafforzata da un nuovo sistema dogmatico. La dottrina del liberalismo è un tentativo di sfuggire a questo ricorso senza fine. L'essenza del liberalismo è un tentativo di assicurare un ordine sociale non basato su dogmi irrazionali, tale da instaurare la stabilità senza per altro implicare maggiori limitazioni di quante non ne siano necessarie per la conservazione della comunità stessa. Se questo tentativo è in grado di riuscire, solo il futuro è in grado di dirlo."

Questo blog è ispirato dal liberalismo descritto da Bertrand Russel e vede nei dogmi "liberisti" professati dall'ortodossia macroeconomica un grave limite per lo sviluppo delle comunità.

Ritiene che il mondo accademico debba interrogarsi sull'esistenza di dogmi nelle dottrine economiche e, se rilevati, immediatamente responsabilizzarsi per la loro analisi storica e per una loro rapida rimozione.

I professori universitari e gli economisti hanno il dovere morale di dire apertamente se le premesse e gli assunti su cui si fondano le elaborazioni concettuali della macroeconomia presentano, a loro giudizio, elementi non dimostrati o non verificabili e, quindi, attribuibili a mere speculazioni di pensiero.

Diversamente, non potranno che essere considerati alla stregua dei medici medievali e rinascimentali, i quali si trovarono a dissertare di teorie mediche e applicare pratiche terapeutiche che, essendo entrate a far parte della tradizione accademica, derivavano il loro rispetto unicamente da tale circostanza.

Gli accademici dell'economia politica e i praticanti della politica economica non devono stupirsi se sempre più spesso l'opinione pubblica manifesterà disappunto e irritazione per le manovre e misure da loro concepite.

In assenza di un impianto teorico affidabile e credibile le misure di politica economica non potranno sembrare altro che il frutto d’interessi corporativi e d'intese per la spartizione di ricchezza.

 

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