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Articoli taggati con: Debito Pubblico

24
Luglio
2014

Quelli che il debito... Italia

Italian full-down debt crisis in November 2016?

Quelli che il debito... Italia

Come tutti sanno, l'Italia partecipa a un processo (lungo e articolato, la cui meta finale è ancora lontana e incerta) di federazione con altri stati europei, e lo fa con la consapevolezza storica che obiettivi di compattamento o di unificazione non sempre premiano tutti i partecipanti come questi vorrebbero. Quelle aree che partono svantaggiate corrono il rischio di non trovare concrete possibilità di emancipazione e possono restare durevolmente confinate ai margini dello sviluppo, con peggioramento delle condizioni di vita e la frustrazione per la disillusione rispetto alle aspettative.
In questo quadro d'insieme nel 2009 si è abbattuta la crisi economica generale, che è stata poi chiamata Grande Recessione.
Nel febbraio del 2010 (qualche mese prima del declassamento a junk bond del debito pubblico greco) affidavo a una piccola opera di narrativa (una raccolta di racconti) il compito di diffondere i miei timori per il futuro del Paese. (vedi qui).

Così scrivevo: "In quegli anni i sistemi politici dei vari paesi collassavano sotto il peso della corruzione e del populismo più sfrenati, con evidenti e pesanti ripercussioni nei relativi ordinamenti giuridici e contesti economici. Eppure allora nessuno sembrava presagire ciò che sarebbe successo poco più di dieci anni dopo, a cominciare da quella fredda mattina del 28 novembre 2016 in cui il default italiano sul debito pubblico avviò il crollo del sistema valutario di quella che allora veniva chiamata eurolandia. Quel giorno una folla inferocita invase e occupò gli uffici romani delle poste di viale Europa e nelle settimane che seguirono i disordini si moltiplicarono in tutto il paese. Da lì, come alpinisti in cordata, vennero giù una dopo l'altra le economie dei paesi collegati all'euro, a partire da quelle più fragili dell'est europeo, e non mancarono episodi di cannibalismo e protezionismo finanziario, tentativi estremi di ossigenare i tessuti economici ormai prossimi alla necrosi. Oggi noi, che sappiamo come sono andate le cose, che sentiamo ancora bruciare le ferite, possiamo dire, se non di aver capito, quantomeno di aver intuito quali dinamiche è bene preservare per garantire l'equilibrio dei sistemi politici ed economici. Questi sono sistemi complessi e possono funzionare solo se si assicura loro l'apporto dialettico di forze molteplici: il pluralismo è il loro carburante, tesi e antitesi sono i pistoni dei loro motori."
Perché questa pessimisica previsione? Non è forse meglio evitare di preoccuparsi troppo e non cadere in ansia?
Il fatto è che già nel 2010, a due anni dall'inizio della crisi, erano già ben chiare le dinamiche e prevedibili gli sviluppi. E lo sono ancora.

Il Sole 24Ore del 24/07/2014 porta un articolo sull'analisi congiunturale del Centro Studi Confindustria, in cui si dice che va male in Italia, dove la ripresa «non è nemmeno cominciata» e che il nostro Paese «era in crisi prima della crisi e continua a esserlo», come conferma la «dinamica piatta» del Pil nel 2014 stimata dal Csc.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Politica Economica, Debito, Macroeconomia

17
Giugno
2014

Quelli che il debito ... Argentina

I Tango Bonds e la faticosa ristrutturazione del debito argentino

Quelli che il debito ... Argentina

Non è certo la prima volta che le economie s'incartano sul problema del debito.
Già nella Mesopotamia del 2.400 a.C. il re Entemena di Lagash ricorreva all'emanazione di editti per la cancellazione del debito entro i confini del regno. Il suo successore Uruinimgina dichiarò un'amnistia generale durante le celebrazioni del capodanno del 2.350 a.C. che prevedeva la cancellazione dei debiti non ancora pagati e anche di tutte le forme di servitù per debiti, con l'unica eccezione dei prestiti commerciali. Simili dichiarazioni si ritrovano continuamente nei documenti sumeri e in quelli successivi degli assiri e dei babilonesi. Il tema era sempre lo stesso: la restaurazione di giustizia ed equità per assicurare, come disse Hammurabi abolendo i debiti a Babilonia nel 1.761 a.C., "che i forti non possano opprimere i deboli" (cfr David Graeber, Debito – i primi 5.000 anni, Il Saggiatore, 2012, pag. 212).
Fin dalla culla il cuore della civiltà batteva secondo il ritmo di sistole e diastole del debito (privato e pubblico). Dopo 4.000 anni le cose non sono cambiate di molto.
Rispetto alle piaghe della servitù da debito di epoca risalente, nelle economie contemporanee la sintomatologia del debito ha assunto la veste dell'infezione virale endemica, e come quest'ultima ha evidenziato meccanismi di replicazione, tempi lunghi di quiescenza, caratteristiche recidivanti in corrispondenza di eventi stressanti del sistema socio-economico.

Cosa succede oggi? Come esempio vediamo più da vicino il caso Argentina.

Written by: Danilo D'Amico Categories: Debito, Macroeconomia

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